Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

Qualche sera fa la Rai ha trasmesso in prima serata “Brazil”, capolavoro di Terry Gilliam del 1985, il suo primo film da regista dopo lo scioglimento dei Monty Python. E mi chiedo come ci sia riuscita.

“Brazil” racconta di una realtà distopica di una grande città, in cui la burocrazia, l’incompetenza e la cialtroneria dominano incontrastate. Ci sono scene ambientate in un ufficio pubblico dove tutti i dipendenti smettono istantaneamente di lavorare nel momento in cui il superiore (Ian Holm) si chiude nel suo ufficio; superiore il quale a sua volta non combina niente, e per di più è di un’incompetenza enciclopedica, al punto che ogni volta che c’è un problema non ha idea di cosa debba fare, va nel panico e si rivolge all’unico sottoposto che capisce i meccanismi di funzionamento della pubblica amministrazione.

Dipendente (Jonathan Pryce) che ha una madre benestante e ben ammanicata con l’ossessione dell’invecchiamento, che tenta disperatamente di spingerlo a fare carriera, a coltivare la sua ambizione, cercando di piazzarlo nei posti più ambiti, mentre lui tutto sommato vuole solo vivere una vita tranquilla. Dipendente che ha un atteggiamento un po’ sognatore, che vede nel delirio che lo circonda qualcosa di assurdo e che non esita a simpatizzare per un bizzarro personaggio (un irriconoscibile Robert De Niro) che vive al di fuori degli schemi ed è pertanto ricercato dalla polizia.

Viene mostrato un sistema autoreferenziale, immobile ed elefantiaco che ha come unico obiettivo il mantenimento dello status quo: l’unico crimine che viene seriamente perseguito sono il libero pensiero e il vivere al di fuori delle regole stabilite dall’alto, e di fronte alla difesa del sistema persino le raccomandazioni saltano. Il tutto con estremizzazioni grottesche, come i tecnici dell’aria condizionata che trovano una riparazione amatoriale (vietatissima!) e smontano un intero appartamento per rappresaglia, peraltro perfettamente autorizzata. Viene mostrato un sistema apparentemente in difficoltà, in cui avvengono continui attentati organizzati da una non meglio specificata organizzazione terroristica, che rendono socialmente accettabili le retate e le torture nei confronti dei sospettati di eversione, al punto che nessuno si stupisce quando un poveraccio ci lascia le penne, dopo esser stato per giunta arrestato per sbaglio, perché la giustizia, gestita da cialtroni, è molto attiva e parimenti incompetente.

E soprattutto viene posta, da una giovane donna (Kim Greist) dedita ad una forma moderata di libero pensiero che tuttavia tende ad innervosirsi quando entra davvero in contatto con la macchina statale, l’inquietante domanda: ma tu, un vero terrorista lo hai mai visto?

Il film non è precisamente uno standard di quello che si vede di solito in prima serata (e nemmeno in seconda), quindi inevitabilmente può piacere e non piacere: lo schema narrativo non è usuale e può risultare difficile, l’uso diffuso di iperboli surreali può lasciare interdetti, alcune scelte di sceneggiatura possono non convincere. Già tutto questo, visto il livello di imbalsamatura delle prime serate televisive in Italia, sorprende. Ma non è questo il punto.

Alcuni hanno visto in “Brazil” una trasposizione cinematografica di “1984” in chiave grottesca. Io non sono d’accordo: per me Terry Gilliam ha trascorso qualche mese in Italia, magari venendo a contatto con le amministrazioni locali e centrali per qualche motivo personale, ed ha raccontato tutto – stragi di stato, capri espiatori, burocrazia, sistemi clientelari, inefficienze, sprechi, orrori, ecomostri e via dicendo – a modo suo. Il problema è che sono passati 30 anni e nel frattmpo le cose qui sono anche peggiorate. È per questo che non capisco come la Rai sia riuscita a mandarlo in onda alle nove di sera. Però un’idea ce l’ho: quando Ian Holm lo ha avallato Jonathan Pryce era a casa in malattia. Nessun problema, comunque: per una Kim Preist e un Robert De Niro (che probabilmente già lo conoscevano), quanti dei pochi che lo hanno visto fanno parte dei lobotomizzati?

Annunci