Tag

, , , , , , , , , , , ,

Julia Holter - EkstasisA Roma, uno dei negozi musicali più interessanti, sorprendentemente, è il minuscolo reparto all’interno della libreria IBS, ex Mel Bookstore, a via Nazionale, gestito da due veri sacerdoti della musica. Una delle abitudini più singolari che hanno è quella di piazzare, di solito accanto allo scaffale dei dischi in vinile, due scatolette che contengono al massimo una cinquantina di CD in tutto e riportano la dicitura “novità indie”. Ci si possono trovare alcuni tra i titoli più interessanti che girano nei siti internet specializzati, con lacune ed approfondimenti secondo me legati al gusto personale dei gestori almeno quanto alla differente reperibilità del materiale.

Io vado regolarmente a sfogliarlo. Segno i dischi che per un motivo o per l’altro attirano la mia attenzione, poi vado a casa ed ascolto. Julia Holter l’ho conosciuta così un annetto fa. “Ekstasis” campeggiava nella sua copertina cartonata, con quella strana e quasi incomprensibile foto apparentemente vintage, quella cornice arancione e quel retro su cui campeggiano alcuni crediti ma non la lista dei brani, all’insolito prezzo di 10 euro.

È un disco di cui è difficile parlare. Cominciamo col dire che può facilmente risultare noioso, se non lo si ascolta nel modo giusto, se non lo si lascia sedimentare, se non si svuota la mente, letteralmente, prescindendo sia dalle proprie sensazioni del momento che da quello che ci si aspetta. Bisogna farsi sedurre a poco a poco da quella che è un’opera complessa, affascinante, sottile, che non è in grado di sopravvivere alla distrazione o alla deconcentrazione. Ed anche in questo caso, può benissimo non piacere.

“Ekstasis” è musica. In qualunque senso questa parola sia intesa, forse anche in qualche modo nuovo, diverso.

Julia Holter non è una cantante e quello che scrive non sono canzoni. Somiglia molto di più ad una compositrice, mentre le sue creazioni sembrano una serie di dipinti eterei ed astratti che, messi assieme nel giusto ordine, nella giusta luce e di fronte a chi sia disposto ad immergervisi lentamente e totalmente, vanno a formare un’opera più grande, il cui significato specifico è qualcosa che è sempre dietro l’angolo ma non si lascia afferrare, e che ogni volta lascia impressioni nuove, affascinanti e durature. “Ekstasis” è un disco che non si finisce mai di scoprire, ogni ascolto aggiunge un nuovo mattone che ne cambia in qualche modo la forma.

Potrei parlare per giorni dei singoli brani senza nemmeno arrivare a sfiorarne un’essenza che sovente non risponde a nessun canone e non segue nessuno schema, mentre la facilità compositiva e la brillantezza nell’orchestrazione li rendono sempre coerenti e, anche se spesso come minimo spiazzanti, gradevoli. C’è di tutto, sincopi, suoni stridenti, ritmi diseguali, cambi repentini di tempo e di registro. Ci sono orchestrazioni minimali con tappeti di tastiera e momenti con numerose sonorità che si contendono la scena pur senza produrre un suono pieno e nitido. C’è una concezione della metrica quantomeno irrituale, c’è una voce che serve a narrare ed a costruire la musica come uno strano strumento adoperato in modo bizzarro e creativo, non certo a cantare dei versi e sicuramente non in modo cadenzato.

C’è tanta pace, ma non c’è solo quella. Ci sono atmosfere sognanti, oniriche, in cui sembra di venire languidamente trascinati tra le nebbie delle Highlands scozzesi per poi trovarsi improvvisamente fermi, immobili, circondati dalla nebbia e da un terreno ostico e poco ospitale – vogliamo citare le Ebridi? Ci sono momenti in cui ci si sente come veleggiare sopra le nuvole, per poi scendere lentamente in una dimensione terrena, triste, dolce e struggente, in cui si è quasi accompagnati a perdere delicatamente i sensi e a trasformarsi in puro spirito per continuare a seguire una musica incorporea e meravigliosa.

È una dura ricerca, quella dell’estasi, e tante delle cose che permettono di avvicinarla richiedono attenzione suprema e comportano emozioni forti, lotte, delusioni, urgenza, a volte disperazione. Dopotutto, è l’estasi a portare la pace – una pace in cui perdersi e sciogliersi dolcemente, irrimediabilmente – non viceversa.

Un disco unico, pazzesco e magnifico. Che musica meravigliosa! Che artista meravigliosa!

Annunci