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Schizofrenico paranoide e ciononostante condannato col rito abbreviato per triplice omicidio a vent’anni di reclusione, che Kabobo sconterà in parte rilevante in prigione. Il tutto a meno di un anno dal fatto. Praticamente un funzionamento esemplare della giustizia, ai limiti del possibile nel sistema italiano, eppure c’è chi ha il coraggio di polemizzare. Non ce l’ho con i parenti delle vittime, il cui dolore non posso nemmeno arrivare a pensare di comprendere ed ai quali non basterebbe nemmeno lo squartamento in pubblica piazza: parlo della gente, di chi commenta la notizia.

C’è chi ce l’ha con la brevità della pena, dimenticando che stiamo parlando di un raptus, che non ci sono prove di premeditazione e che il rito abbreviato prevede uno sconto di pena a prescindere. C’è chi ce l’ha col concetto di infermità mentale, dimenticando che Kabobo è stato condannato nonostante la diagnosi di una condizione patologica invalidante perché considerato comunque capace di intendere e di volere, e non assolto sfruttando la genericità della legge a causa di una perizia psichiatrica compiacente. C’è chi ce l’ha con l’oggettivamente esiguo risarcimento stabilito dai giudici, dimenticando che l’omicida è nullatenente e che dunque non sarà in grado di pagare niente in nessun caso. C’è chi sostiene che all’estero, in un paese civile, sarebbe successo ben altro, dimenticando che nei paesi civili uno col foglio di via viene accompagnato alle frontiere da forze dell’ordine che hanno uomini, mezzi e strutture per farlo, e che la seminfermità mentale non è una prerogativa dell’Italia.

Ma soprattutto c’è chi ha il coraggio di straparlare di condannare prima gente come Kabobo e poi occuparsi dei corrotti e degli evasori fiscali, come se chi non paga le tasse o si intasca i soldi destinati magari alla sanità, coi quali si sarebbe dovuto costruire un ospedale o comprare una macchina per la TAC, non sia responsabile di morti ed altri gravi fatti di cronaca e malasanità, oramai descritta come “ordinaria” solamente perché la capacità degli uomini di abituarsi al peggio è sconfortante. Tutto questo nel paese che detiene il record dell’evasione fiscale (180 miliardi all’anno) nell’intera Unione Europea e che ha la percentuale di detenuti per evasione fiscale più bassa dell’Unione Europea, o giù di lì.

Kabobo vada in carcere e poi, possibilmente, venga espulso dall’Italia – ma sul serio, non col solito foglio di via “poi decidi tu se andartene o no, tanto noi non siamo in grado né di cacciarti via né di controllare”. Ma non è certo lui il problema dello stato italiano.

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