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Oggi tocca a Roberto D’Alimonte attaccare Rodotà e Zagrebelsky per difendere la legge elettorale: i due costituzionalisti secondo il “politologo” della Luiss, sarebbero esponenti di un “conservatorismo provinciale” che si oppone alle riforme, mentre il cosiddetto Italicum sarebbe tutto sommato una legge valida ed equilibrata. L’attacco di D’Alimonte si inserisce alla perfezione nella trafila dei “professoroni” inaugurata da Renzi – termine dispregiativo il cui contrario, si suppone, è l’uomo della strada, che non ha titoli o conoscenze per discettare di Costituzione, ma secondo il Presidente del Consiglio meglio ascoltare lui che qualcuno che ne capisce – e proseguita a reti e partiti unificati.

Poi uno legge meglio e si accorge che D’Alimonte è uno degli autori materiali del testo della legge. E cosa dovrebbe dire, che la legge che ha scritto fa schifo?

Ora, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky sono due luminari nel loro ambito di studio, che nello specifico è il diritto, con particolare riferimento a quello costituzionale. Come tali, si inseriscono nel dibattito pubblico quando il diritto viene coinvolto, e, dall’alto della loro competenza, sono da parte della popolazione e delle forze politiche considerati dei punti di riferimento, o degli opinion leader. Come si chiama una roba del genere? Ah, sì, intellettuali: un termine in Italia desueto e, per la gente che si sta scannando su quanto è stato stronzo Mauro Icardi a fregare la donna a Maxi Lopez e ad osare fargli una doppietta a casa sua, squalificante.

In qualità di intellettuali, Rodotà e Zagrebelsky non sono schierati a priori con un partito, ed il fatto che vengano spesso associati al Movimento 5 Stelle è una conseguenza della prostituzione intellettuale dei media italici, i quali cercano in questo modo di delegittimarli, avendo abbondantemente cercato di far passare i pentastellati nel loro insieme come degli eversori violenti e sostanzialmente inutili. Casomai è vero il contrario: è l’M5S (assieme a SEL) che spesso si schiera pubblicamente con loro. Il che rende l’M5S e SEL due partiti che in ambito di diritto fanno riferimento a figure molto più elevate di quelle a cui si affidano il PD, l’NCD e Forza Italia.

Ma il punto non è nemmeno questo, in fondo. Rodotà e Zagrebelsky criticano la legge elettorale e la riforma del Senato in quanto liberi cittadini con specifiche competenze giuridiche per farlo da una posizione autorevole. In replica, di solito vengono insultati più o meno velatamente da chi questi provvedimenti li difende: il problema è che si tratta sempre di persone coinvolte in prima persona nella loro stesura o nel progetto politico che le porta avanti. Ecco, io attendo con impazienza un intellettuale, un luminare che difenda l’Italicum ed il Senato delle autonomie in modo disinteressato.

Aspetterò a lungo, vero?

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