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Questa non è male: nell’ottobre 2010, ad una cena a cui doveva partecipare anche l’ex moglie e madre dei suoi due figli, Charlie Sheen ha invitato – cioè l’ha pagata per partecipare – tale Christina Walsh, nota al mondo in virtù delle proprie prodezze da attrice porno come Capri Anderson. La serata è andata a finire piuttosto male, intendendo con questo lei mezza nuda chiusa nel bagno della stanza d’albergo di lui che chiama un’amica, la polizia che arriva avvertita non si sa bene da chi e trova la stanza danneggiata, lui in stato alterato e lei poco collaborativa che taglia la corda

E questa è la parte normale della faccenda – normale fino ad un certo punto, ma stiamo pur sempre parlando di Charlie Sheen. Dopo qualche settimana Capri Anderson si è presentata in televisione ad annunciare una querela contro l’attore per violenza e tentato stupro, perché, diceva, lui era sbronzo e strafatto, lei dietro richiesta di un amico lo aveva portato in stanza per assicurarsi che ci arrivasse sano e salvo (e a quel punto chi non sarebbe entrato nella camera?), lui aveva cercato di farsela, lei all’inizio ci era stata, successivamente aveva cambiato idea (malditesta?), si era chiusa in bagno mentre lui la minacciava e, in stato di shock, aveva chiamato un’amica invece della polizia per concludere l’avventura, imbarazzata per la faccenda (dice, tra l’altro, “ero mezza nuda”, ora, non è dato sapere la percentuale di poliziotti che se l’avessero trovata a letto con Sheen l’avrebbero riconosciuta senza bisogno di guardarla in faccia, ma presumo sia alta), scappando il più velocemente possibile.

Charlie Sheen a quel punto ha controquerelato la Anderson sostenendo che tutta la faccenda altro non era che una ritorsione dovuta al fatto che lui non aveva pagato il milione che lei aveva chiesto in cambio del silenzio su una semplice storia di droga, danneggiamenti e ridicolaggini varie, e che la pornostar non solo aveva montato il caso sul nulla (cioè, per una persona comune non era proprio il nulla, per Sheen sì), ma si era al tempo anche dileguata con in tasca il suo orologio da 165 mila dollari, mai registrato dalla polizia tra gli oggetti rinvenuti nella camera – ma quello avrebbe potuto fregarselo anche un poliziotto capace di mantenere il sangue al posto suo mentre tutti gli altri erano impegnati a guardare dal vivo un paio di tette già minuziosamente studiate sugli schermi dei rispettivi computer. Sempre ammesso che un poliziotto del genere esista.

Ad oggi, e da qualche mese, Charlie Sheen e Capri Anderson convivono a Los Angeles. Credo che questo suggelli una vicenda meravigliosa. C’è da dire una cosa, comunque: Charlie Sheen non è l’ex capo del governo degli Stati Uniti e non è nemmeno il capo di uno dei principali partiti politici americani che strilla contro l’accanimento giudiziario delle toghe (a luci) rosse. Però sarebbe interessante vedere il giornalista USA Julian Ferrar andare in piazza mezzo nudo al grido di “siamo tutti attrici porno”, soprattutto perché le attrici porno, al contrario delle prostitute, non esercitano privatamente, anzi, sono pagate per scopare in pubblico e con professionisti piuttosto ben dotati.

Sottolineo anche che, al contrario di un noto politico italiano che paga ogni volta che qualcuno si presenta all’incasso, in particolare le donne disinvolte, Charlie Sheen non ha ceduto al tentativo di estorsione ed è andato in tribunale. A questo siamo ridotti: a paragonare (sfavorevolmente) il principale uomo politico italiano degli ultimi 20 anni con un attore cocainomane e malato di sesso, che al momento non è peraltro pregiudicato per frode fiscale. Poi ci lamentiamo dell’antipolitica e della scarsa considerazione di cui godono in Italia le istituzioni e gli uomini che le occupano.

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