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Premetto che alle europee ho votato lista Tsipras, quindi quanto scrivo non è dettato dall’astio cieco di un avversario politico: si tratta di riflessioni di uno che, pur tra tanti motivi di distanza (su tutti, l’atteggiamento su un femminismo di genere assolutista, insopportabile ed a mio avviso pericoloso), ha preferito dare il voto ad una voce critica nei confronti del comportamento dell’Unione Europea soprattutto in termini di politica economica, ma che riconosce l’importanza della stessa come collante sociale ed ideologico e non vuole farla a pezzi. Una voce che rappresenta un movimento trasversale in Europa – vedi gli indignados spagnoli di Podemos – che però in Italia a livello politico di fatto non esiste.

Tanto per cominciare, fa già ridere che non si sia presentata una lista italiana collegata a Syriza. Il PD fa parte del PSE, il cosiddetto centro-destra fa parte del PPE, Grillo era alla prima apparizione sul palcoscenico continentale ed è comunque un catalizzatore di un malcontento specificatamente italiano, la Lega è un partito di estremisti che in teoria al Parlamento Europeo non dovrebbe nemmeno andarci, visto che di fatto non lo riconosce. La sinistra italiana invece si è presentata col nome di un greco perché non è in grado di formare un partito unitario nazionale, con grandi vantaggi in termini di campagna elettorale presso chi non si informa – tutti sanno chi sono Renzi, Berlusconi, Grillo, finanche Alfano, nel Nord Salvini, quante persone hanno idea di chi sia Alexis Tsipras?

Renzi, Berlusconi, Grillo, Alfano e Salvini hanno tutti rilasciato slogan e frasi d’effetto durante la campagna elettorale, immagino lo abbia fatto anche Tsipras, ma in Grecia. Come si suppone che un partito politico che fa riferimento ad un greco possa fare propaganda generalista in Italia? Vendola si è lamentato che la televisione ha di fatto ignorato la lista Tsipras, il che è probabilmente vero, ma se c’era un modo di farsi boicottare da media compiacenti che riportano solo le frasi dei leader analizzando anche le sortite più cretine secondo le convenienze di parte (Canale 5 che istruisce gli italiani su come votare per Berlusconi, Scalfari che su Repubblica, giornale di proprietà di De Benedetti, invita tutti a votare Renzi, la qualsiasi che si straccia le vesti perché Grillo ha detto di essere “oltre Hitler”, omettendo di riportare il resto della frase, ossia “questo l’ho fatto per Rete4, che lo trasmetterà dicendo ecco chi è Grillo”, ma non l’ha fatto solo Rete4, vero?), lui l’ha trovato al primo colpo senza nemmeno cercare.

Adesso l’assurda faccenda della Spinelli. Una che si era candidata promettendo di dimettersi, il che è già assurdo e cialtrone: chi fa opposizione al governo lamenta, giustamente, che anche il nuovo tentativo di legge elettorale non prevede l’espressione di preferenze nominali al momento del voto, poi, quando compila le liste, mette al primo posto un personaggio famoso e riconoscibile dietro promessa che una volta eletto si dimetterà, usandolo quindi come pura civetta. Poi la Spinelli, che i voti li ha presi (e, col sistema delle preferenze, non li ha presi in quanto capolista, ma in quanto Barbara Spinelli), decide di non rinunciare al seggio, e allora ecco che nel partito volano gli stracci.

E volano non solo perché una che aveva promesso di tenere una linea comportamentale poi agisce diversamente, ma per le conseguenze di tutto questo in termini di equilibri politici tra i pochissimi eletti dei vari piccoli movimenti costituenti un partito che, come dice Guzzanti nei panni di Bertinotti, ha come filosofia esistenziale non l’essere uniti nella diversità, ma divisi anche se la pensano tutti più o meno allo stesso modo – che poi è la causa scatenante il caos, ossia il motivo per cui la sinistra italiana deve presentarsi sotto un ombrello dal nome straniero e non è in grado di produrre un leader condiviso.

Che dire? In bocca al lupo alla Spinelli e speriamo che tutto questo almeno insegni qualcosa a certi signori. Ci credo poco.

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