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Ricordiamo che oggi, 19 giugno 2014, sono due anni che Julian Assange è chiuso dentro l’ambasciata ecuadoriana a Londra con la polizia di guardia fuori dal palazzo, mentre la Svezia ne richiede la cattura e la successiva consegna secondo la procedura del mandato europeo, senza averlo formalmente messo sotto processo né tanto meno condannato per nessun reato, essendo il procedimento contro di lui in fase di investigazione preliminare dall’agosto 2010 ed essendosi la giustizia svedese rifiutata di andarlo ad interrogare nell’ambasciata dove ha richiesto ed ottenuto asilo politico.

Ricordiamo che la polizia che circonda l’ambasciata ecuadoriana a Londra è pagata dai contribuenti inglesi, non risultando al momento nessun tipo di imputazione contro Julian Assange da parte del governo o della magistratura britannici, e che finora ha gravato sulle tasse dei sudditi di Elisabella II per qualcosa come sei milioni di sterline.

Ricordiamo che la convenzione internazionale del 1951 assicura al rifugiato la possibilità di raggiungere il paese che gli ha garantito asilo, che questo diritto prevarica i mandati di cattura internazionali e che l’asilo politico non può essere revocato. In altre parole, ricordiamo che gli accordi internazionali garantiscono a Julian Assange il diritto di raggiungere l’Ecuador indipendentemente dalle spade di Damocle che gli pendono sopra la testa, e che poi sta alle autorità proprietarie di dette spade, nell’occasione Svezia e Stati Uniti (che, comunque, al contrario ad esempio del Regno Unito, hanno il pur misero merito di averci messo la faccia) trattare con le autorità ecuadoriane.

Ricordiamo che, a tutt’oggi, il caso di Julian Assange, che alla fine dei conti è un problema che riguarda una sola persona, peraltro accusato dalla Svezia, oltretutto con una procedura inusuale e sulla base di accuse vaghe ed incoerenti, di non aver accettato di sottoporsi ad un test per le malattie sessualmente trasmissibili dopo un rapporto sessuale non protetto (comportamento che in Svezia è apparentemente configurabile come “stupro lieve”), ha fatto infinitamente più rumore del contenuto dei cabli pubblicati da WikiLeaks, che riguardano per lo più l’atteggiamento irrispettoso di qualunque controllo e limitazione da parte degli Stati Uniti, ivi comprese attività di spionaggio illegale, cospirazione atta a far cadere governi democraticamente eletti, casini inenarrabili e migliaia di morti in Paesi in cui gli americani non hanno titoli ad intervenire, secondo il noto principio che il problema non è il comportamento illecito, prevaricatore e violento del potente di turno, ma il fatto che certe cose si vengano a sapere. E questo indipendentemente dall’opinione che si possa avere su Assange: chiedere ad Edward Snowden per le referenze.

Ricordiamo infine che i politici italiani ogni tanto inconsapevolmente confessano: era il dicembre 2010 quando l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini, esultando per il fermo in Inghilterra di Assange, si lasciò scappare un “era ora, per fortuna l’accerchiamento internazionale ha avuto successo”, ammettendo di fatto che Assange non era perseguito dalla gustizia di un paese a cui doveva rispondere di un reato minore, ma inseguito da mezzo mondo per motivi che difficilmente hanno a che fare coi casini di uno a cui si è rotto il preservativo mentre scopava.

Free Julian Assange now.

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