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Sul sito del Fatto Quotidiano ho già letto il primo titolo di una serie che immagino sarà lunga: “Alla fine l’Europa del rigore batte i campioni del default”. A parte il fatto che se gli americani si dessero una calmata l’Argentina non sarebbe a rischio default, e che comunque parecchi problemi si sarebbero evitati smettendo di seguire pedissequamente le assurdità dal FMI, vediamo di fare ordine.

La Germania ha vinto il titolo mondiale 2014 24 anni dopo l’ultimo trionfo, conseguito allo stadio Olimpico di Roma nel 1990. In questo intervallo, un campionato europeo conquistato alla disperata nel 1996, tanti piazzamenti e mai il guizzo, nemmeno in casa nel 2006. Con l’arrivo del nuovo millennio, oltretutto, le squadre tedesche avevano iniziato lentamente a perdere competitività in campo internazionale a vantaggio di Spagna ed Inghilterra e si erano trovate in profonda crisi finanziaria – il Borussia Dortmund era stato vicinissimo al fallimento.

Il governo tedesco aveva dunque deciso di adottare delle politiche molto precise per aiutare il sistema calcio a risollevarsi: imporre a tutti i club di finanziare vivai ed investire, anche a livello di nazionale, sulle squadre giovanili. Risultato: la Germania nel 2009 è stata, anche se per pochi giorni, contemporaneamente campione europea under 17, under 19 ed under 21 e quest’anno ha presentato a Brasile 2014 la rosa di gran lunga più forte e completa, formata in gran parte dai reduci di quelle under (Mueller, Ozil, Khedira, Goetze, Hummels, Kroos, Neuer, per citarne solo alcuni), il tutto mentre l’anno scorso la finale di Champions League si è disputata tra due compagini tedesche.

Capiamoci meglio: con società in default, movimento in crisi, scarsi successi e poco appeal internazionale, la Germania ha attuato interventi statali (legislativi e pratici) in passivo di bilancio (perché creare un vivaio ed investirci non si fanno in regime di austerità, in austerità il Dortmund sarebbe fallito) per rilanciare il movimento. E in meno di 10 anni è tornata sul tetto del mondo. Altro che rigore: mi riesce difficile portare un esempio più completo del successo delle politiche keynesiane.

Dal punto di vista sportivo, la squadra che ieri ha vinto il campionato mondiale di calcio aveva in campo 6 titolari della Germania under 21 del 2009, mentre Khedira era fuori per un infortunio nel riscaldamento; buona parte di questi era al secondo mondiale dopo Sudafrica 2010. La partita è stata risolta da Mario Goetze, classe 1992, che gioca nel Bayern Monaco dopo aver fatto una finale di Champions da faro del Borussia Dortmund nel 2013. In Italia un classe ’92 avrebbe il cartellino in mano a qualche grosso club, che lo starebbe mandando in prestito e comproprietà in attesa che Hermione Granger gli pratichi un incantesimo per farlo esplodere da solo e lo si possa pertanto considerare pronto per fare panchina in un campionato che di fronte alla Bundesliga è di livello qualitativo ridicolo.

La vittoria della Germania di ieri dimostra che la programmazione nel calcio esiste e funziona. Dimostra che si può prendere una generazione di buoni ed ottimi talenti, seguirla, investirci tempo e denaro lasciando perdere, soprattutto quando si è in difficoltà, il dettame di vincere subito, e tirare su una spina dorsale di ottimi giocatori e campioni, dimostra che se inseriti intelligentemente e responsabilizzati i ventenni che fanno la differenza tra i pari età finiscono in discreta parte per fare la differenza anche in senso assoluto. Dimostra per l’ennesima volta che in Italia il concetto è stato capito alla rovescia, perché è facile dire che un ventenne capace di spostare gli equilibri tra i suoi coetanei “non gioca perché non è pronto”, ma la verità è che “non è pronto perché non gioca”, e se si continua così non lo sarà mai. Prova pratica, uno dei pochissimi italiani ad essersi salvato nella spedizione brasiliana: il buon Marco Verratti. Nato nel ’92, dopo l’ottima stagione in B col Pescara era osservato da diversi club italiani, che però volevano lasciarlo un altro anno con Zeman e continuare ad affidare le rispettive mediane ai Pirlo, ai Cambiasso e ai De Rossi, poi per sua fortuna è arrivato un club serio di primissima fascia e lo ha preso per metterlo al centro del progetto da subito.

Aspettiamo che qualcuno ci arrivi. Ma ne dubito.

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