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Cominciamo dall’inizio: per chi se lo fosse perso, giovedì 17 luglio un aereo della Malaysian Airlines, volo MH17, precipita a est di Donetsk, nel territorio dell’Ucraina orientale, attualmente conteso tra il governo centrale ucraino ed i ribelli filorussi – quelli che secondo l’intero mondo occidentale dovrebbero farsi sottomettere da un’amministrazione nazionale di simpatie naziste, che li discrimina, li bombarda e rade al suolo intere città attribuendo poi la responsabilità delle esplosioni a dei condizionatori d’aria. Molto rapidamente si scopre che non si è trattato di un incidente, ma che l’aereo è stato abbattuto. Immediatamente la responsabilità viene appioppata ai ribelli, e per estensione a Vladimir Putin, quello che siccome si preoccupa della sorte della minoranza russa e di vite umane che vengono spezzate da bombardamenti folli e indiscriminati è un despota e deve essere emarginato, mentre Obama che mette bocca nella qualsiasi, e non si preoccupa che nel suo paese ci sono migliaia di famiglie a cui viene deliberatamente tagliata la fornitura dell’acqua, lo fa per esportare democrazia.

Vladimir Putin ed i ribelli filorussi chiedono che si indaghi sulle dinamiche del disastro, mentre i media occidentali sembrano tutti più o meno coincidere sulla versione di comodo: sono stati quelli che il governo americano ed il regime di Kiev stanno tentando di far passare per terroristi. Una tizia del Dipartimento di Stato statunitense durante una conferenza stampa arriva a citare il buon senso e l’analisi dei contenuti sui social media come prove a carico. Nel frattempo, non sono chiarissimi né la disponibilità né il dispiegamento della tecnologia per abbattere un volo a 10000 metri di quota – Obama dice che ai ribelli l’ha fornita Putin senza spiegare come o quando, il Guardian sostiene di aver visto un lanciamissili in grado di farlo nelle loro mani, ora loro stessi ammettono di averla ma non si sa se funziona, mentre nessuno sta davvero approfondendo il dettaglio che detti lanciamissili sono sicuramente in dotazione all’esercito ucraino, ma le voci relative al fatto che siano posizionati nella zona divergono (Kiev asserisce che non servono perché i ribelli filorussi non hanno aerei, il sito rt.com e le autorità russe affermano il contrario). E poi iniziano ad avvenire strane cose.

La prima è che viene fuori che l’aereo è stato di fatto dirottato dal controllo traffico aereo ucraino: a differenza degli ultimi 10 voli sulla medesima rotta, che erano stati fatti transitare in un corridoio più meridionale, il volo MH17 è stato indirizzato – secondo più voci, tra cui quella della medesima Malaysian Airlines, con un ordine apposito – più a nord, esattamente sopra la zona di guerra, oltretutto con l’apparentemente inutile ordine accessorio di ridurre l’altitudine a circa 2000 piedi sotto la finestra nella quale normalmente viaggiano i voli intercontinentali. La seconda è che le registrazioni dei dialoghi tra la torre di controllo e la cabina non sono state rese pubbliche, come avviene da prassi, ad esempio come nel recente caso dell’aereo scomparso nel nulla sopra l’Oceano Indiano qualche mese fa: sono state sequestrate e secretate dall’Ucraina. La terza è che compaiono dei tweet in spagnolo, pubblicati da un account non più esistente, attribuiti ad un tale Carlos che lavorerebbe nella torre di controllo di Kiev, che descrivono una serie di eventi inquietante, culminata con l’irruzione dell’esercito nella torre pochi minuti dopo lo schianto – tizio a cui non è tuttavia possibile assegnare un’identità e che al momento risulterebbe volatilizzato o, più verosimilmente, mai esistito, almeno con le credenziali sbandierate. La quarta è che la Russia inizia a parlare con insistenza di un caccia ucraino che scortava il volo MH17 a 3-5 km di distanza e che, caso strano, può raggiungere per brevi periodi proprio i 33000 piedi ma non i 37000, mentre Kiev smentisce, gli USA sostengono di avere le prove a suffragio di Kiev ma rifiutano di mostrarle, la BBC pubblica e poi ritira un video in cui due testimoni in due città diverse sostengono di averlo visto e Wikileaks segnala un video datato 18 giugno in cui una miliziana filorussa denuncia una situazione pressoché identica ed accusa il governo ucraino di cercare deliberatamente la catastrofe. La quinta è un’opportuna e tempestiva quanto non verificabile intercettazione resa pubblica dai servizi ucraini, in cui due tizi comunicano in russo e parlano dell’aereo civile appena abbattuto, assieme ad un caccia ucraino – quello che secondo Kiev non esiste.

In altre parole, fino a qui, la versione ucraino-americana poggia su autocertificazione, buon senso, social media, prove fumose e sul mantra che Putin è uno stronzo e sicuramente ostacolerà le indagini, quella russa sull’autodifesa e su un puzzle complicato e cervellotico. Poi ci sono parecchi indizi a sostegno del fatto che le cose non siano andate in modo molto lineare, dettaglio che collima meglio con la versione di chi dubita, anche se non necessariamente con i dubbi di Mosca. Ad esempio, se si fosse voluto provocare un disastro mediaticamente molto forte per giustificare bombardamenti sulla popolazione civile, spedire un aereo passeggeri sopra una zona di guerra controllata dai ribelli con una contraerea pesante e sopra la quale solitamente non transitano rotte commerciali, facendolo oltretutto scortare da un caccia, possibilmente da vicino per confondere i radar civili, sarebbe stato davvero un’ottima strategia – folle, ma ottima. Ma queste sono solo ipotesi.

Attendiamo fiduciosi indagini e sviluppi. Come per Ustica.

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