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Dieci giorni dopo l’abbattimento dell’MH17 ad opera non si sa bene di chi e con quali dinamiche grazie ad una successione di eventi difficilmente districabile, gli Stati Uniti pubblicano immagini satellitari dalle quali si evincerebbe che la Russia avrebbe lanciato sul territorio ucraino dei missili e vi avrebbe dispiegato truppe di terra. Ora, al di là del fatto che se si ascoltassero entrambe le campane si sarebbe visto un video ufficiosamente messo in giro dal Cremlino che sembrerebbe suggerire come l’establishment russo remi in tutt’altra direzione, vediamo meglio cosa sta succedendo.

Prima di tutto gli statunitensi avevano originariamente dichiarato che un loro satellite in grado di raccogliere informazioni molto dettagliate fosse transitato sopra l’Ucraina orientale proprio durante lo schianto del volo Malaysian Airlines, e che dunque sarebbero stati in grado di dipanare la matassa con precise immagini video. Questa versione era stata confermata dal ministro della difesa russo, che aveva diffuso i dati di transito del satellite. Ad oggi, di queste immagini non si sa niente, mentre quelle sui presunti movimenti di truppe, avvenuti peraltro dopo la sciagura aerea, sono state pubblicate e commentate.

In secondo luogo gli americani sostengono che uno stato sovrano sarebbe stato bombardato ed invaso da truppe di terra da un paese estero senza che quest’ultimo abbia ricevuto una richiesta ufficiale di intervento da nessuna autorità preposta (salvo quella, non riconosciuta ufficialmente, dei separatisti). Lasciando perdere per un momento la faccenda del bue, delle corna e dell’asino, ll numero di volte che questo è stato fatto impunemente dai medesimi Stati Uniti ed il dettaglio che, comunque, in nessun caso gli Stati Uniti si sono trovati coinvolti in conflitti riguardanti minoranze americane discriminate, quella di aver invaso uno stato estero – oltretutto devastato da una guerra civile, quindi di fatto prendendo una delle parti – è un’accusa gravissima, di fronte alla quale altro che sanzioni come il divieto di circolazione e l’embargo commerciale per un totale di 33 soggetti dovrebbero essere adottate.

Se il territorio ucraino fosse veramente stato attaccato dalla Russia, a maggior ragione nel momento in cui Unione Europea e Stati Uniti appoggiano formalmente il governo di Kiev, Kiev dovrebbe come minimo minacciare di dichiarare guerra a Mosca col pieno appoggio degli alleati: la Russia se lo sarebbe cercato. Ma qualcuno se lo immagina cosa succederebbe se l’esercito messicano lanciasse missili nel Texas per difendere le comunità ispaniche?

Nel frattempo, alcuni retroscena suggeriscono di porsi come minimo qualche domanda. La prima è che l’ONU ha finalmente scoperto che Kiev bombarda la popolazione civile (secondo HRW usando bombe al fosforo), ivi comprese zone densamente abitate, e che nell’est dell’Ucraina sono morte come minimo oltre 1100 persone – ricordo che le vittime del volo MH17 sono circa 300, ma si parla solo di quelle. La seconda è che questo numero è curiosamente simile a quello dei morti dalla ripresa delle ostilità in Palestina, ed anche lì c’è uno stato che bombarda la gente, c’è un rapporto di morti fortemente sbilanciato a favore di detto stato, è c’è un premio nobel per la pace, Barack Obama, che prende le parti di quello che spara sulla folla, il tutto mentre il segretario di stato Kerry spalleggia il referendum per l’indipendenza dei curdi in uno stato tranquillo e pacifico come l’Iraq, dimostrando senza mezzi termini che in diplomazia internazionale gli USA ragionano in termini di mero tornaconto. La terza è che la Russia ha invitato gli ispettori OSCE a sorvegliare il confine tra Russia ed Ucraina per cercare le prove del transito di truppe; nel frattempo osservatori internazionali non sono riusciti ad analizzare i rottami del volo MH17 perché l’esercito ucraino ha ripreso l’offensiva all’interno dell’area di sicurezza, mentre una giovane donna russa diffondeva foto in cui utilizzava il mascara di una delle vittime del volo, dimostrando come l’inquinamento delle prove sia più di una remota eventualità. La quarta è che, mentre tutto questo accade, la compagnia Burisma Holdings, appena “liberata” (cioè sottratta al controllo dei filorussi) la città di Slavyansk, vi ha iniziato l’installazione dell’infrastruttura necessaria all’estrazione ed al trasporto di gas naturale, Burisma Holdings che annovera nel CdA Hunter Biden, figlio dell’attuale vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden. La quinta è che gli americani includono tra le accuse alla Russia l’asilo politico (temporaneo) ad Edward Snowden, il tizio che ha svelato al mondo la loro bulimia di sorveglianza e controllo, rivolta non solo verso la popolazione interna, ma a tutto il mondo in spregio ad autodoterminazione, privacy e diritti umani – una vicenda vergognosa che da sola basterebbe squalificare l’amministrazione statunitense per anni. La settima è che, al netto di Iraq, Afghanistan ed Ucraina, lo stato che gli americani presentano come grande successo delle loro opere di intervento, la Libia, è nel caos più completo, tra scontri, morti ed incendi – figuriamoci gli insuccessi.

Non è fantastico tutto ciò?

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