Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Una persona che modifica i suoi principi sulla base delle convenienze del momento è quello che Mourinho nel 2009 definì una prostituta intellettuale. Ma nemmeno il Vate di Setubal ebbe l’ardire di definire cosa sia un’intera nazione che fa lo stesso.

Prendiamo Mario Balotelli. Fino al 2010 giocava nell’Inter, un’Inter che causò numerose e gravissime epatopatie tra addetti ai lavori intellettualmente integerrimi, perché dimostrava come, se nessuno le avesse tenuto la testa sott’acqua con un sistema di potere illecito e fraudolento (sistema che si avvia alla terza stella di sentenze sfavorevoli in qualunque grado di giudizio, nonostante secondo i camerieri non sia mai esistito), la squadra di Moratti, Zanetti e magari anche Recoba e Simoni sarebbe stata in grado di vincere. Allora c’era la gara a chi riusciva ad esprimere in modo più convincente l’opinione che gli ululati razzisti e cori come “non esistono negri italiani”, che risuonavano contro il diciannovenne Balotelli ovunque in Italia (la Juventus riuscì a beccarsi un esposto perché i suoi tifosi intonarono il coro durante una partita di Europa League in Francia), non era razzismo. Adesso Balotelli gioca nella squadra del padrone dei mezzi di comunicazione e, secondo le stesse menti illuminate molto ben descritte da José Mourinho, è un campione dell’antirazzismo.

Prendiamo Julian Assange. Assange è il direttore di un sito che dal 2010 pubblica informazioni riservate e di pubblico interesse sul comportamento della diplomazia USA, e non solo, in giro per il mondo, e che dallo stesso anno vive recluso perché la giustizia svedese lo richiede, senza peraltro averlo mai formalmente messo sotto accusa, per un presunto illecito non meglio identificato nella sfera sessuale (la ricostruzione più credibile è il non essersi sottoposto ad un test per malattie sessualmente trasmissibili dopo un rapporto non protetto), rifiutandosi al contempo di dargli pubbliche garanzie che se si dovesse costituire non lo consegnerà alle autorità statunitensi che vogliono processarlo per spionaggio. Ricordando che una persona arguta ebbe a dire che il giornalismo è diffondere qualcosa che qualcuno non vuole si sappia, tutti bravi ad osannare Bernstein e Woodward nel caso Watergate – che scrissero cose certamente non gradite a Nixon, e che secondo buona parte della stampa italiana odierna sarebbero state inopportune perché non c’era sentenza passata in giudicato e per violazione della privacy – o la povera Anna Politkovskaia, quando poi si finisce nel gorgo il giornalista coraggioso che rivela notizie scomode diventa un terrorista.

Barack Obama ha persino il coraggio di tentare  in tutti i modi di far arrestare il whistleblower più famoso al mondo, Edward Snowden, inserendo la sua protezione tra i tanti supposti crimini commessi da Putin contro gli Stati Uniti, quando un tempo asseriva che i wistleblowers sono una risorsa importante e devono essere protetti.

Adesso tocca ad Alessandro Di Battista. Il quale è unanimemente considerato un cretino che funge da punto di riferimento per un 20% dell’elettorato composto da cretini – ricordo che quelli che invece votano Berlusconi perché credono che sia un povero perseguitato sono una forza che legittima il suo peso politico. Nei giorni passati Di Battista si è speso con la solita mezza catalanata che in Italia risulta eversiva: secondo lui, dopo decenni di ingerenze, continuare a sparare contro le organizzazioni terroristiche che si formano in Medio Oriente – in gran parte foraggiate dai paesi occidentali – è inutile, bisognerebbe interloquirci per cercare di capire cosa vogliano. Io spero che non intendesse che bisogna sedersi ad un tavolo con i delinquenti che muovono i fili di Hamas e dell’ISIS, che per lo più cercano soldi e l’annientamento di chi non la pensa come loro, quanto con chi appoggia o si arruola in dette organizzazioni per disperazione e mancanza di altri referenti che ne portino avanti le ragioni: ma anche qualora intendesse proprio questo ci sarebbe da parlarne, spiegare che ha ragione nel discorso generale e torto nel merito. Invece no: siccome Di Battista è un idiota, anche il principio deve essere squalificato.

Il problema è che farà anche comodo e sarà anche liberatorio chiamare parti rilevanti della minoranza filorussa dell’Ucraina o della popolazione palestinese terroristi, e sarà altrettanto semplice rifiutarsi di trattare con loro e bombardarli, ma una volta c’era una parte politica che esponeva l’immagine di Che Guevara, perché tra chi lanciava missili sulla popolazione e chi reagiva con atti di guerriglia stava dalla parte di questi ultimi. Lecito passare dall’altra parte, lecito anche esserci sempre stati, meno farlo per dare a uno del coglione.

E allora lode al Manifesto, non a caso giornale di parte ma non di partito, che, tra i giusti distinguo su dettagli del post del deputato pentastellato e sulla sua persona, riconosce la validità della sua posizione, ed ammette chiaramente ed amaramente come la sua sia al momento l’unica voce istituzionale con cui, in parte e su un solo argomento specifico, schierarsi. Si chiama coerenza. Uno può anche non averla, ma possiamo chiedere a Josè Mourinho come si chiama chi vende persino i suoi principi per convenienza politica momentanea.

Annunci