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Fatemi capire meglio questa storia: la Turchia fa parte della NATO, dunque è uno stretto alleato degli Stati Uniti, e ha trucidato per anni i Curdi nel Caucaso; in Iraq gli americani oggi stanno coi Curdi, che vengono trucidati dai Sunniti dell’ISIS, e vogliono armarli; In Siria stanno dalla parte dei sunniti dell’ISIS che combattono il governo di Assad, o almeno 4 anni fa rifiutarono una proposta di Damasco di combattere insieme i ribelli, poi pare che li abbiano anche armati – infatti i Curdi in Iraq denunciano che loro sono equipaggiati con armi rubate dagli arsenali di Saddam mentre le milizie dell’ISIS hanno armi americane di ultima generazione. Faccio presente che l’Iraq confina sia con la Siria che con la Turchia, ed è davvero impensabile che in centinaia di chilometri di frontiera su territorio desertico o montagnoso i combattenti delle milizie passino con armi al seguito da un Paese all’altro con scarse possibilità di controllo.

Poi ci chiediamo come mai nella zona non fanno altro che spararsi. Tanto per cominciare, come fa giustamente notare Cecilia Strada, la politica di schierarsi col meno peggio sembra a dir poco scarsamente lungimirante, visto che è stato a forza di armare il meno peggio che l’Occidente ha favorito l’ascesa dei Talebani. In Iraq nel 2003 si è fatta una guerra per eliminare Saddam Hussein, che era stato sostenuto da America ed Europa contro gli ayatollah sciiti iraniani negli anni Ottanta, era laico (in Iraq c’era libertà di culto) ed era filo-sunnita, per poi mettere su una forma di governo salomonica che non sta bene a nessuno, infatti a Baghdad oggi c’è l’esercito per strada; adesso si armano i Curdi contro le milizie jihadiste sunnite, che vengono contemporaneamente non osteggiate in uno stato confinante; tra 5 anni bisognerà armare gli Sciiti perché in tutto questo viavai di armamenti tecnologici rimarranno senza e verranno presto massacrati; tra 10 bisognerà poi armare i Sunniti anche in Iraq (e nel frattempo chissà quale sarà la situazione a Damasco) perché gli Sciiti li staranno distruggendo.

Ora, al di là del fatto che gli Stati Uniti e diversi altri paesi occidentali tra cui l’Italia hanno bisogno di sfoghi per la loro ingente produzione di armi, la teoria più plausibile è quella che la terza guerra mondiale sia già in atto, però a puntate, e non si capisce chi stia con chi o contro chi, tranne Putin, che è dipinto come il cattivo di una pessima, scontata e monotona sceneggiatura di genere, e l’Europa, che obbedisce all’amministrazione statunitense qualunque cosa dica o faccia, anche se si tratta di causare danni enormi alla propria economia, come ad esempio nella faccenda delle sanzioni alla Russia dopo che Obama ha sognato il presidente russo con la mise di Darth Vader a seguito di una cena a base di peperonata.

Non è chiarissimo come gli Stati Uniti pensino di vincerla, questa terza guerra mondiale, visto che quando va bene (a loro) lasciano il Paese in cui hanno ficcato il naso in una situazione peggiore di quella in cui lo avevano trovato, quando va male fanno figuracce al cui confronto la prestazione del Brasile contro la Germania nella semifinale dei mondiali è stata un capolavoro tattico e caratteriale. Ma ho un sospetto, anzi due: il primo è che a loro stia bene che la guerra non finisca, perché finché i vari gruppi si scannano sul proprio territorio ritengono (a ragione o torto, è tutto da vedere) di essere al sicuro – in senso relativo, visto che sono morti più cittadini americani in Iraq ed Afghanistan che l’11 settembre 2001 – e che se la guerra non finisce mai avranno la possibilità di continuare a vendere armi sempre più potenti; il secondo è che loro ritengano di avere un grossissimo vantaggio competitivo grazie ai big data raccolti dalla NSA ed alle loro capacità di analizzarli, fin quando non finiranno come al solito – l’altro ieri coi cannoni, i telegrafi ed i fucili e presi a calci in culo a Little Big Horn da gente con archi e frecce (cit.), ieri con la tecnologia per schermare i radar e rispediti al mittente da guerriglieri che disseminavano la giungla vietnamita di osservatori dotati di binocolo e radio, domani col cloud ed i dati di Google e Facebook ed incapaci di trovare chi si sposta per le montagne e comunica mediante piccioni viaggiatori e pizzini.

Spero tanto di sbagliarmi.

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