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Simona HalepNella foto, la tennista, attuale numero 3 del mondo (all’epoca era la 10), Simona Halep. Si tratta di uno screenshot del video integrale del quarto di finale del torneo del Qatar del febbraio 2014, in cui la Halep ha demolito Sara Errani collezionando un numero di colpi vincenti maggiore del numero totale di punti raccolti dall’italiana. Vorrei che si notasse con attenzione dove gli sponsor hanno scelto di mettere il loro marchio sull’abitino della giocatrice rumena: in pratica le hanno brandizzato le tette.

No, non sono io quello che richiama l’attenzione sul seno della tennista – seno peraltro piuttosto famoso, perché la Halep è nota per essersi fatta ridurre la sua quarta naturale (e, diciamocelo, anche un po’ sproporzionata, sebbene si potrebbe obiettare che esistono delle sproporzioni più gradevoli di altre) alla più consona misura attuale, perché la impediva nei movimenti mentre giocava e le procurava dolori di schiena. Lo fanno gli sponsor, che certo non si cimentano per caso o perché il direttore del marketing è un maniaco sessuale.

Possiamo parlare di aria fritta in eterno, possiamo approfondire allo sfinimento le questioni di diseguaglianza di genere, il sessismo, la sessualizzazione delle donne, il considerarle come degli oggetti ed il fatto che gli uomini devono crescere, non pensare sempre come dei maiali e cambiare certi atteggiamenti e comportamenti. Poi, quando si tratta di vendere, di soldi veri, lo sanno tutti che, di fronte ad una ragazza carina in abito corto, il primo posto dove cadono gli occhi di noi maschietti sta tra i quindici ed i venti centimetri sotto il mento.

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