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Spesso ho la sensazione che quando si parla di economia politica e politica economica, quelli che se ne occupano a livello professionale non abbiano le basi. Poi guardo meglio e mi rendo conto che non è una sensazione: è proprio così.

A volte non è ignoranza, è semplicemente un costante far finta di niente per interessi di parte, come nel caso dei cosiddetti tecnici del fu governo Monti, che conoscevano i principi della macroeconomia, ma sceglievano consapevolmente di fregarsene perché i loro mandanti – la BCE, la Merkel, la City di Londra, qualche lobby e via dicendo – dettavano loro l’agenda, un’agenda che prevede di fare macelleria sociale per riportare i lavoratori dove erano nel Medio Evo: in un posto dove il loro potere decisionale è zero. Altre volte invece direi che l’incompetenza regna sovrana.

Prendiamo la querelle degli ultimi giorni tra Renzi ed i sindacati. C’è stato un incontro tra questi ultimi ed alcuni rappresentanti del Governo, i quali, secondo i segretari di CGIL, CISL e UIL, non avevano mandato a negoziare, dunque si è trattato di un’esposizione ridicola e priva di qualunque utilità pratica. Renzi ha risposto, con apparentemente corretto senso istituzionale, che in Italia le leggi le fa il Parlamento, aggiungendo che i rappresentanti dei lavoratori, le cosiddette parti sociali, devono appunto rappresentare i lavoratori, non la popolazione italiana, e che per rappresentare la popolazione italiana dovrebbero farsi eleggere.

Tutto molto bello, tutto concretamente sbagliato.

Al di là dell’ipocrisia del segretario di un partito che si è impossessato del Governo senza passare per un vaglio elettorale del suo programma in modo da ottenere la fiducia da Camere che fossero state elette sulla base di quello che lui ed i suoi avversari promettevano di fare e non sulla base delle ricette di Bersani e del PdL, un tizio che di conseguenza governa con una sorta di mandato personale, sulla base di una generica fiducia accordatagli dagli italiani che, dice lui, gli permette di fare quello che vuole senza sottostare a nessun tipo di controllo o anche solo di contraddittorio, vediamo meglio come stanno le cose.

È verissimo che in Italia il Parlamento detiene il potere legislativo, solo che il governo Renzi fa un uso spropositato di decreti legge, di disegni di legge di iniziativa ministeriale e di ricorso alla fiducia, quindi le Camere legiferano solo sulla carta, in realtà decide tutto l’Esecutivo, mentre in Parlamento non è nemmeno permesso discutere. È altrettanto vero che i sindacati dovrebbero rappresentare i lavoratori nelle diatribe contrattuali e dunque dovrebbero trattare per lo più con gli imprenditori, ma se il Governo intende cambiare la legislazione sul lavoro, peraltro senza aver mai chiesto agli elettori se sarebbero d’accordo, con chi altro dovrebbe discuterne? Invece Renzi preferisce parlare con Marchionne, che, da buon residente svizzero che ha portato un’azienda italiana oltre confine per non pagare le tasse in Italia, ha notoriamente una vastissima legittimazione a chiacchierare.

Tutto questo proprio nei giorni in cui esce un rapporto dell’Unicef che mostra come le politiche aggressive ed atte a legittimare lo spostamento dei rapporti di forza verso le lobby hanno portato ad un fortissimo incremento della povertà, e pochi mesi dopo che un altro rapporto mostrava come a 30 anni dalle politiche di distruzione dei sindacati e del potere contrattuale dei lavoratori da parte della Tatcher, mai contrastate dai governi successivi, nemmeno da quelli dei laburisti, la Gran Bretagna è il paese europeo con il più alto livello di polarizzazione dei redditi.

Renzi ripete come un mantra che tutto questo è inevitabile perché il posto fisso non c’è più e bisogna adeguarsi, il che probabilmente è vero, ma ricordo che lui sta al Governo, non è un opinionista che spiega la situazione. Il Governo, in quanto uno dei tre poteri dello Stato italiano, dovrebbe tutelare i cittadini in situazioni di difficoltà facendo valere i loro diritti, mettendo paletti e contrastando i comportamenti dannosi per la collettività, non certificare che c’è un problema ed avallarne le conseguenze.

Altrimenti, se la gente domani iniziasse a sparare per strada, tra due anni cosa potrebbe dire Renzi? Che la vita umana non è più un valore e le persone devono rassegnarsi a farsi ammazzare?

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