Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Un concetto il cui funzionamento tra gli italiani proprio mi sfugge è quello della presa di coscienza. Si passa di botto dalla negazione della realtà all’amara consapevolezza che le cose stanno in un certo modo e nessuno può farci niente. La faccenda è particolarmente divertente se vista con gli occhi di chi si informa e cerca anche di diffondere consapevolezza, che viene prima trattato come un ossessionato visionario, poi, dalla sera alla mattina, come un monotematico che parla sempre delle stesse cose, oramai scontate e risapute. La fase in cui questo povero tizio ha ragione non esiste.

Prendiamo la faccenda Berlusconi. Per anni, a partire diciamo dal 2001, il suo essere un delinquente abituale, probabilmente legato con la mafia e certamente con ambienti e personaggi lontani da un concetto accettabile di legalità ed onorabilità, è stato raccontato da un certo numero di personaggi, il più noto dei quali è probabilmente Marco Travaglio, ma la lista è davvero lunga – più o meno i tre quarti dell’attuale redazione del Fatto Quotidiano più una serie di altri individui legati all’informazione, se vogliamo limitarci a personaggi pubblici. Dall’altra parte c’era una reazione di rifiuto, a cominciare dai presunti avversari politici, che continuavano a ripetere che si poteva dialogare con lui, che magari non era un sant’uomo ma nemmeno quello che questi spargitori di fango professionisti dicevano, e che comunque non era mai stato condannato in via definitiva. Poi è venuto fuori di tutto, dalle mignotte alla prostituzione minorile, e si è finalmente giunti ad una condanna per frode fiscale. A quel punto la versione è cambiata radicalmente: “eh, ma lo sapevamo chi era”.

Adesso è il turno della cosiddetta trattativa tra stato e mafia dei primi anni novanta. Per anni abbiamo avuto chi l’ha raccontata sulla base di una serie di testimonianze e ricostruzioni, facendo i nomi dei personaggi coinvolti, tra i quali Nicola Mancino, e chi ha negato furiosamente queste ricostruzioni, ovviamente difendendo persone che hanno ricoperto o ricoprono tuttora incarichi istituzionali, dunque immaginare possano esser stati coinvolti in affari così loschi è disturbante, e dando a chi ne parlava dei fissati paranoici. Ingroia era un disturbato mentale, Di Matteo un mitomane (il fatto che Riina lo minacciasse di morte dal carcere veniva opportunamente taciuto), i giornalisti erano i soliti manettari. Poi Napolitano è stato costretto a testimoniare nel processo istituito dai due pazzi alla ricerca di notorietà, ed improvvisamente la trattativa è diventato un qualcosa che sapevano tutti: certo che c’è stata una trattativa, cosa ci aspettavamo?

Sviluppi analoghi, molto più in piccolo, si stanno verificando sul caso ISIS – in cui prima dire che gli americani avevano appoggiato, probabilmente finanziato ed addestrato, lo Stato Islamico era da tarati prevenuti, poi è saltato fuori che gente come McCain se ne vantava in televisione ed eccoci che improvvisamente è sempre stato ovvio che gli americani stavano con i fondamentalisti, d’altra parte avevano finaziato pure i Talebani – e, molto lentamente, con la guerra civile in Ucraina – dove sono sette mesi che chi vuole sa perfettamente che Kiev, appoggiata da Obama, bombarda la popolazione civile nell’est del paese, che Putin non ha mai inviato un solo soldato oltre confine, anzi ha fatto quello che ha potuto per non dare pretesti a Poroschenko cercando nel frattempo di dare una mano agli sfollati, e che il vero problema è il controllo dei gasdotti verso l’Europa, attualmente nelle mani di un governo filoeuropeo ma anche filonazista.

Ora che piano piano si sta incrinando anche il rapporto di Renzi con la popolazione e, soprattutto, con la stampa, qualcuno forse riuscirà a prendere coscienza che il premier è uno squallido arrivista convinto di sapere tutto e di poter fare tutto in prima persona perché, dice, la gente lo ha votato, ha come unica molla l’ambizione personale, e porta avanti una politica economica di liberismo reaganiano anni Ottanta fingendo di essere schierato ideologicamente a sinistra. Attendiamo con pazienza e prepariamoci: quando avverrà, sarà sempre stato evidente a tutti che Renzi è uno stronzo.

Io metto le mani avanti: che lo muovesse solo la carriera l’avevo capito, ma pensavo che fosse interessato a combinare qualcosa, non solo a diventare qualcosa. E credevo fosse più disposto a rinunciare ai leccapiedi.

Annunci