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A quanto pare non c’è limite al ridicolo. L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno durante il suo mandato ha aumentato del 50% il costo dei biglietti dell’ATAC dopo aver militarizzato l’azienda ed averle fatto assumere un numero imprecisato di parenti ed amici, gira tutt’ora con scorta ed auto blu, e il problema è Ignazio Marino che ha preso otto multe con la sua Panda. Marino, secondo lo stesso Alemanno che parla con gran sprezzo del ridicolo, si deve dimettere perché ha preso delle multe.

Berlusconi ha frodato al fisco centinaia di milioni, di cui solo meno di una decina sono sopravvissuti alla prescrizione, e tratta con Renzi sul futuro del Paese. Renzi ha di fatto truffato l’INPS con l’assunzione presso l’azienda di famiglia e si pone come il nuovo che avanza. Marino invece gira con una Panda senza gravare sulla collettività e, da sindaco di Roma, non ha un permesso per il centro storico. Viene multato, che è come dire che una macchina della polizia viene multata per eccesso di velocità, e deve pagare. Fa presente il ridicolo della faccenda, e si deve dimettere.

Ma le persone si rendono conto di quello che dicono?

Il governo commissiona uno studio sui costi del TAV Torino-Lione e salta fuori che sono lievitati di due miliardi e mezzo. Viene scoperto un giro di mazzette e corruzione che triplica i costi del MOSE a Venezia, vanno in galera politici ed amministratori di ogni schieramento, uniti e coesi nell’ideologia del furto ai danni dello Stato. C’è un autunno piovoso ed esondano fiumi, canali e torrenti dappertutto, terreni smottano, muore gente, la popolazione si ritrova a dover spalare da sola il fango dalle strade. A Roma la polizia pesta i manifestanti senza una ragione che fosse una e il Ministro dell’Interno offre una ricostruzione giustificativa più fantasiosa di Cenerentola. Quello che se ne deve andare è Marino perché non vuole pagare otto multe, che se usasse l’auto blu a spese dei cittadini come fa chi ne invoca le dimissioni non avrebbe nemmeno preso.

C’è una campagna di denigrazione nei confronti di Ignazio Marino che, se fosse stata condotta contro Berlusconi all’epoca dei processi per corruzione giudiziaria o contro D’Alema ai tempi della bicamerale e del riuscitissimo tentativo di resuscitare un avversario politico in coma profondo, ce li saremmo tolti di torno da anni. A volte sembra di assistere ai due minuti d’odio orwelliani: a Marino viene addebitato di tutto, da tutti, c’è una specie di trance collettiva, lui è l’incarnazione dell’incompetenza, dell’inefficienza, della cialtroneria, lui è il Male, il Peggio, il Pessimo da estirpare, rimosso lui ecco che magicamente tutto tornerà alla normalità.

Il che probabilmente è vero: si insedierà sul Campidoglio un sindaco bene inserito nel sistema di potere che governa fattivamente l’Italia e la sua Capitale, che distribuisce favori ed appalti con sistemi clientelari, che piazza amici e parenti in giro per le aziende pubbliche che succhia i soldi delle tasse e li distribuisce tra amici e sodali e che gode del placet della stampa, delle banche e della Roma bene. O quantomeno uno che vi si lascerà felicemente guidare, perché per ogni milione che passa c’è sempre qualche spicciolo per chi gira la testa dall’altra parte. Uno che girerà con la scorta e non prenderà mai multe, uno che se dovesse finire sotto l’attenzione della magistratura sarà senza dubbio l’ennesima vittima innocente della brama di potere delle toghe eversive.

“A me non mi piace prostituzione intellettuale. Non mi piace: mi piace onestà intellettuale […] Mi sembra che in questo momento, negli ultimi giorni… Grandissima manipolazione intellettuale, ma grandissima; grandissima. Grandissima manipolazione intellettuale, grandissimo lavoro organizzato di cambiare, di manipolare l’opinione pubblica”, José Mourinho.

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