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Fatemi capire meglio questa storia.

Gli Stati Uniti fecero chiudere Megaupload, che non aveva i server negli Stati Uniti e non era una compagnia statunitense, per il semplice fatto che utilizzava il dominio “.com”, di cui gli americani sarebbero proprietari, ed era un sito di file sharing che veniva spessissimo utilizzato per condividere materiale coperto da diritto d’autore dai suoi utenti, anzi in pratica era stato creato proprio con questo scopo. Senza entrare nel merito della questione, trovo già abbastanza singolare che ci sia un paese che vanti la proprietà di alcuni domini internet a livello internazionale, che questo sia del tutto indipendente dalle sedi legali e fisiche delle aziende e dei server, e che questo porti effettivamente alla chiusura dei medesimi. La stessa cosa successe peraltro con Rojadirecta.org, che, in prossimità di un superbowl di qualche anno fa, fu chiuso dagli statunitensi in maniera coatta pur essendo il sito registrato in Spagna – ma almeno in quel caso rimasero aperti i mirror con estensioni diverse, e tra l’altro nemmeno tutti. Trovo anche curioso che sia stato chiuso il dominio in uno stato estero e non siano stati perseguiti gli utenti interni che avevano praticamente commesso le violazioni.

Adesso salta fuori che il tizio che aveva messo su Megaupload e Megavideo (ripeto, senza nessuna valutazione di merito su quello che ha fatto o sulla sua persona), tale Kim Schmitz in arte Kim Dotcom, negli Stati Uniti è sotto inchiesta per un reato che il codice penale statunitense non contempla – violazione secondaria del diritto d’autore, o qualcosa del genere. Il che è ridicolo, sarebbe come se le autorità italiane mi mettessero in stato d’accusa per aver portato a spasso il cane con la mano sinistra prima di aver stabilito con provvedimento apposito che detto comportamento non è ammesso. Aggiungo che la piattaforma di file sharing fu all’epoca chiusa dalla sera alla mattina, con buona pace di chi ci aveva condiviso o caricato file in modo del tutto legale – secondo quale paese, non è chiaro.

Un altro aspetto abbastanza divertente della faccenda è che Schmitz non è cittadino statunitense, non ha mai messo piede negli Stati Uniti, l’azienda a cui viene fattivamente contestata la violazione di una legge che non esiste non aveva sede né legale né fisica negli Stati Uniti, e lui non ha mai fatto direttamente affari con gli Stati Uniti. Però gli Stati Uniti lo reclamano, hanno richiesto ed ottenuto l’estradizione dalla Nuova Zelanda, il provvedimento è stato impugnato dall’interessato ed ancora non si è giunti ad una decisione definitiva, e di conseguenza gli USA lo hanno bollato come fuggitivo.

Ricapitoliamo: io me ne sto nel mio paese, faccio il mio lavoro (eticamente discutibile, di dubbia legalità, ma non è questo il punto), ad un certo punto arriva uno stato terzo che non è né quello in cui risiedo, né quello in cui dimoro, né quello di cui sono cittadino, né quello in cui hanno sede le mie attività, chiude tutto da remoto, si impossessa di materiale potenzialmente sensibile, sostiene che ho commesso delle violazioni non contemplate dalle sue leggi, chiede che io venga estradato per essere processato e, mentre la procedura per l’estradizione, da me legittimamente contestata, va avanti, mi considera un fuggitivo. La mia domanda, quella che mi aiuterebbe a capire meglio la faccenda, è: se un comportamento del genere fosse tenuto non dagli Stati Uniti, ma da paesi come la Corea del Nord, l’Iran, Cuba o la Russia, magari contro un cittadino o addirittura un’impresa statunitense, quanti morti civili nelle rispettive popolazioni si sarebbero conteggiati finora?

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