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Tornando a Roma da un fine settimana a Perugia per vedere un paio di amici, mi sono trovato a sottostare alle ridicolaggini del sistema di trasporto su rotaia italiano. Parlo in prima istanza di uno sconvolgente tempo di percorrenza di 4 ore grazie ad un sistema di coincidenze grottesco (circa 90 minuti di attesa alla stazione di Foligno) e ad un sistema infrastrutturale ottocentesco (un treno “regionale veloce” che per fare 170 km con 5 fermate intermedie ci mette più di due ore), ed in seconda di una componentistica umana raccapricciante.

All’andata ho la smisurata fortuna di viaggiare su un treno diretto, peraltro formato da due carrozze di prima classe solo una di seconda: due ore e mezza di percorrenza prevista più un ritardo di circa quindici minuti fanno poco meno di tre ore che rappresentano l’intera durata del viaggio del mezzo, durante le quali nessun controllore si presenta a verificare che i viaggiatori siano provvisti di biglietto.

Al ritorno, prima tratta tra Perugia e Foligno, circa 40 minuti di viaggio e nessun controllo – il treno si ferma a Foligno ma non so da dove sia partito. Poi la cosiddetta coincidenza col treno per Roma, proveniente da Ancona, dove effettivamente qualcosa succede.

Arrivando ad Orte un tizio che si trova due posti davanti a me si prepara per scendere. In stazione prima scende, poi risale e riprende posto. Il treno non riparte, non succede nulla. Dopo qualche minuto salgono due poliziotti che si mettono a discutere con lui, chiedendogli con un atteggiamento deciso di scendere. Il tizio si rifiuta, chiede di parlare col capotreno e di risolvere la questione. Aggiunge che lui ci ha anche già provato, ma il capotreno si è rifiutato. I poliziotti chiedono di vedere i suoi documenti, lui chiede per quale motivo deve mostrarli. I poliziotti gli intimano di scendere aggiungendo che, nel momento in cui il capotreno è, sul mezzo, un pubblico ufficiale come il capitano di un nave, se si rifiuta lo dovranno denunciare per resistenza.

Il passeggero segue i due poliziotti, che rintracciano anche il capotreno. Da dentro il vagone sentiamo delle urla, poi dopo trenta secondi il passeggero risale, si risistema al suo posto ed il treno riparte. Il capotreno passa e, da bravo ras, gli fa una piazzata pubblica accusandolo di aver causato un ritardo. Un passeggero replica che per quello che ha visto si è verificata una situazione che ha comportato un ritardo, ma non può sapere per certo di chi sia la colpa. Il capotreno gli risponde male, aggiungendo che prima di parlare dovrebbe conoscere i fatti, il passeggero risponde che proprio per quel motivo ha aperto bocca, e che comunque non gli si può impedire di esprimere un’opinione ad alta voce. Il capotreno se ne va irritato, mentre il passeggero imputato di ritardo ci fornisce la sua versione.

Salendo sul mezzo a Fabriano ha riferito al capotreno che non ha il biglietto adeguato perché non aveva trovato la biglietteria aperta né un distributore funzionante, ma che era disponibile a pagare la differenza a lui o a scendere alla prima stazione per fare rapidamente il biglietto. Il capotreno gli ha chiesto 10 euro, al che, essendo la cifra sicuramente maggiore della differenza dovuta ed essendo stata calcolata sull’unghia, il passeggero ha chiesto una spiegazione. Il capotreno ha domandato di vedere i suoi documenti, lui ha chiesto perché, il capotreno ha risposto che quelli come lui sicuramente vivono tutti alla Caritas – sì il passeggero è di colore – al che lui è tornato al suo posto. Il capotreno gli ha intimato di scendere ad Orte, per fare non si capisce bene cosa, visto che il passeggero deve raggiungere Roma per prendere un aereo e sono le dieci di sera. È seguita la scena coi poliziotti, che il passeggero ci ha messo circa venti secondi a convincere della sua versione una volta avuti davanti loro ed il capotreno, infatti si sono allontanati quasi subito – sospetto in parte perché il passeggero ha calato l’asso, un documento d’identità americano.

Faccio presente che né il capotreno né un qualunque controllore è passato a controllare i biglietti, né prima né dopo l’incidente – per quello che mi riguarda almeno a partire da Foligno, altri passeggeri assicurano che non è passato nessuno almeno da Falconara in poi. Quindi l’unica colpa del nostro eroe è l’onestà nell’aver fatto presente che aveva un problema: se fosse salito senza biglietto e fosse stato zitto avrebbe viaggiato tranquillo.

Faccio anche presente che il treno è arrivato a Roma Termini spaccando il minuto, nonostante il messaggio diffuso tramite altoparlanti che parlava di sei minuti di ritardo.

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