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Sharon Van Etten - Tour 2014Una volta, il capo della tribù dei Poohawks organizzò una festa per celebrare l’anniversario del suo comando. Avendo affidato la logistica e la vendita dei biglietti al guaritore/stregone, andò a chiedergli come andava la partecipazione: “a meraviglia! 8 quasi certi 6 probabili, 5 quasi venduti e 11 richieste di informazioni. Di questo passo, si può anche pensare di riuscire a venderne almeno uno”.

È più o meno quello che mi è successo mentre negli ultimi giorni ho cercato di metter su una compagnia per andare a vedere il concerto di Sharon Van Etten al Circolo degli Artisti. Alla fine ero quasi convinto che, tra i tanti “non no” ricevuti, almeno una persona sarebbe sopravvissuta. E invece no: zero.

A me Sharon Van Etten non dispiace. Non mi reputo veramente un suo fan, ma la trovo brava ed intrigante, con quel cantato malinconico e un po’ lamentoso, quella musica che nasce come folk ma che al momento ha più toni da indie rock, elegante, scura e dimessa, che anche quando si scioglie resta sofferta e sofferente e quei dischi raffinati, molto ben delineati emotivamente, autunnali e piovosi, morbidi e liquidi. A tratti ricorda vagamente Cat Power, ma a naso senza i problemi personali di Chan Marshall. Ci tenevo ad andarla a vedere per due motivi: primo, perché ultimamente di gente del suo livello a Roma ne è venuta pochina, ed è sempre un piacere incoraggiare e foraggiare certi progetti – a maggior ragione ora che sappiamo ufficialmente che siamo governati dalla mafia; secondo, perché pensavo che gli ingredienti della sua musica, la voce, l’approccio alla creatività, la capacità di creare tappeti musicali e di ambientazione così calibrati, dal vivo potessero contribuire a far venire fuori qualcosa di buono.

Mi sbagliavo. Per difetto e di parecchio. Il concerto è stato sorprendente e Sharon è stata magnifica.

Quando suona le somiglianze musicali ed espressive con Cat Power si accentuano: toni scuri e pessimisti, espressione potente e travolgente, una band solida e mai fuori posto al servizio di una persona, di un’artista intensa e luminosa. La voce è completamente diversa, tuttavia, brillante e per nulla roca, e Sharon la usa con note strascicate e cali di tono a fine verso, su accordi minori, per costruire quell’atmosfera cupa e vagamente claustrofobica, quasi spaventata che la contraddistingue. Anche la fisicità e la presenza scenica sono diverse da quelle di Chan Marshall: Sharon è piccolina, magra magra, capelli neri sul viso, a suo modo molto sensuale; sul palco gioca, scherza, chiacchiera, pur senza mai intaccare o modificare la sua travolgente vena espressiva. Forse ricorda più PJ Harvey da questo punto di vista, che tuttavia magari ha tinte nerastre, ma non assume mai questo colore blu notturno, intenso, caldo e soffice.

Sharon Van Etten è semplicemente bravissima, coinvolgente, profondamente umana ed empatica. Il concerto, incentrato per lo più su suo ultimo lavoro, “Are we there?” (l’apertura con “Afraid of nothing” è stata devastante, meravigliosa, un paradigma di quel che ci aspettava), e con incursioni nel passato prossimo, un paio di pezzi inediti e la cover di “Perfect day”, è stato magnifico, malinconico e bellissimo, con punte davvero accecanti, pur nella loro totale morbidezza e tranquilla sensualità. Per quello che mi riguarda, già a metà del primo brano avevo capito che avrebbe potuto continuare a suonare fino alle quattro e mezza del mattino, coccolandomi con quella musica e con quella voce, tristi e stupende, non mi avrebbe stancato mai. Peccato quindi che il tutto sia durato poco più di un’ora e venti, bis compresi. Fosse durato una quindicina di minuti in più sarebbe stato un concerto da dieci.

Dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di pubblicare un disco dal vivo, Sharon Van Etten, magari anche di un DVD. O almeno di iniziare a far girare video dei suoi concerti in buona qualità su youtube. Perché dal vivo è ammaliante, vivida e davvero singolare. Imparagonabilmente meglio che su disco.

Brava, brava, brava! B-R-A-V-A! Alla faccia di chi non ci è venuto!

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