Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Credo finalmente di aver capito cosa mi ricorda questo governo.

Analizziamo bene la situazione. Il governo è un soggetto politicamente accentratissimo che fa continuo riferimento al capo. È il titolare della Presidenza del Consiglio a decidere la linea politica e la direzione di qualunque iniziativa governativa. L’autonomia decisionale dei suoi “dirigenti”, comprendendo tra questi ministri, sottosegretari e collaboratori vari, è limitata e complessivamente scoraggiata.

Il capo detta l’agenda politica tramite una comunicazione labirintica. Nella massima parte dei casi, si tratta di esternazioni estemporanee basate solo sull’umore o sulla contingenza, espresse tramite interviste, incontri improvvisi con la stampa, e talvolta anche con tweet, spesso maldestri ed aggressivi. Le uscite del Presidente del Consiglio appaiono per lo più istintive, sovente in risposta a stimoli esterni come attacchi da parte di qualcuno o notizie che escono sui giornali. Certo non sono concordate col resto dell’esecutivo, che dunque si trova letteralmente a rincorrere una linea politica inesistente che cambia di volta in volta sulla base del momento in cui il leader è stato intervistato e di quello a cui la sua personalissima dialettica lo ha portato nell’occasione.

Nel frattempo, considerate l’arroganza e l’ingenuità istituzionali del Premier, spesso i sottoposti di grado più alto si ritrovano a dover tamponare le smargiassate del capo cercando da un lato di mettere pezze e toppe dove sono stati fatti danni, dall’altro di accontentarlo per quanto possibile con provvedimenti ed azioni mirate, che sfociano in trovate quando va bene raccogliticce ed improvvisate, quando va male assurde, cervellotiche e spesso deleterie. Il risultato è un numero considerevole di figure ridicole che lasciano nella memoria collettiva l’idea di ministri aggressivi ed incompetenti a fronte di un Presidente volitivo, pindarico ed un bel po’ approssimativo.

Quando poi alcuni dei dirigenti decidono di assumere delle iniziative per conto proprio, mostrano a loro volta capacità politiche e comunicative limitate, ma soprattutto una discreta abilità di fare danni, sia dal punto di vista politico con delle uscite suicide per la strategia almeno elettorale (infatti abbiamo visto 63 emiliani su 100 rifiutarsi di andare a votare per gente del genere), sia dal punto di vista pratico per la salute socioeconomica dell’Italia, e devono a loro volta spesso fiondarsi ai ripari, fare inversione di freno a mano, ritirarsi in attesa che qualcuno tappi le enormi falle che aprono. Il tutto mentre il governo non combina quasi niente e, dopo un inizio roboante fatto di annunci e promesse, si sta sempre più accartocciando su sé stesso, dietro grandi proclami a cui la gente inizia a credere pochino e grottesche lamentazioni perché non è capace di fare quello che sostiene di voler fare.

A questo punto è subentrata l’illuminazione: il governo Renzi somiglia sempre di più all’Inter di Massimo Moratti. Quella delle interviste dal marciapiede sotto la Saras in cui l’azionista di maggioranza esternava a casaccio e sulla base dell’umore gettando l’intera dirigenza (quella che, comunque, quando prendeva iniziative metteva fuori rosa Sneijder per venderlo meglio, non dimentichiamo) e la guida tecnica nel panico. In particolar modo somiglia all’Inter del post-triplete, in cui non c’erano nemmeno più i soldi per rimediare con i grandi acquisti ai casini combinati dalla società, né il paravento della Juventus e del Milan di Moggi e Galliani (sostenuti dal medesimo Moratti, è bene ricordarlo) che si spartivano con sistemi illeciti le vittorie, ed infatti abbiamo visto dove siamo andati a finire.

Al che la domanda: a chi la sbologna l’Italia, Renzi, prima della bancarotta?

Annunci