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Maple Bee - HomeIn passato credo di aver espresso un apprezzamento ai limiti della decenza nei confronti di KatieJane Garside, ex vulcanica leader dei Queen Adreena e prolifica protagonista di altri progetti interessanti e molto, molto indipendenti.

KatieJane Garside ha una sorella, Melanie. Anche lei ha dedicato la vita alla musica, ed anche lei lo ha fatto a modo suo e con le sue regole. Negli ultimi 20 anni è stata attiva in una serie di progetti diversissimi tra loro, tra il punk di Thabita Zu e Vertigo Angels, la musica cantautorale dei lavori a suo nome, l’elettronica da scena indie londinese degli Huski. Da una decina di anni Melanie firma i suoi lavori solisti come Maple Bee. Maple Bee è in assoluto il suo progetto più intimo e personale: non tanto per la firma unica, quanto perché si tratta di un qualcosa in forte evoluzione, con più sfaccettature, diverse tra loro, che portano a definire una personalità musicale complessa ed affascinante.

Di fatto Maple Bee segue tre approcci distinti alla musica, con tutte le contaminazioni del caso. Il primo è acustico e minimale, basato su voce, chitarra acustica e qualche aggiunta, che costruiscono un suono liquido e malinconico ed un clima triste e dimesso. Il secondo è elettrico ed urgente, in cui suoni più aggressivi, accompagnati da una batteria incalzante e da un sound pieno, fanno da contorno ad una voce netta eppure esitante, stentorea eppure tenera, che canta melodie lascive e pezzi drammatici, forti. Il terzo è elettronico ed ossessivo, con suoni sintetici che edificano atmosfere scure su ritmi lenti, per fare da contorno ad un cantato dal gusto mélo, spesso sussurrato, con tinte fosche, claustrofobiche ed erotiche.

Ci vogliono tempo, riflessione, misura ed intelligenza per compilare un disco che contenga tutte queste anime. Il rischio, oltre a quello di trascurare degli aspetti di sé, è volerci infilare tutto quanto, quando è chiaro che una persona come Melanie Garside non può entrare per intero in 50 minuti di musica. Al momento gli album di Maple Bee sono 3: il primo, “Chasing Eva”, è doppio; il terzo, “These four words”, è fortemente orientato verso l’approccio acustico, con una spiccata tendenza a considerare gli aspetti elettrici marginali – quindi in pratica è più soft. Un nuovo lavoro, “Little victories” è in pubblicazione da mesi.

“Home”, pubblicato nel 2008, consta di 49 minuti accecanti e meravigliosi. La prima cosa che vale la pena notare è la copertina: un primo piano di Melanie in bianco e nero, con contrasto molto forte, in cui lei appare bellissima, triste eppure volitiva. Nel booklet si succedono fotografie espressivamente analoghe, che dipingono l’atmosfera di un disco autunnale, impetuoso e piovoso.

Il cd ha una forte alternanza emotiva. Si inizia col botto, un botto fragoroso, dilaniante: “While you were sleeping” è un cazzotto nello stomaco con la rincorsa. Una strumentazione potente ed una voce apparentemente malferma, quasi piangente, ma al contempo nitida spogliano di qualunque libero arbitrio, resta solo da godersi questi minuti, assaporare ogni goccia di uno squarcio aggressivo, doloroso e turbolento: da fare fisicamente fatica a respirare. È quasi difficile sorbire ogni istante della sua struggente e sensuale malinconia senza esservi stati prima in qualche modo preparati: peccato sia il pezzo d’apertura.

Il disco prosegue su montagne russe emotive. C’è davvero di tutto, ulteriori pezzi sontuosi e trascinanti – come “Quiet the silent world” ed il meraviglioso e struggente finale, “This face this place” – e brani cupi e quasi sussurrati – come “I want it all” (una sensualità lenta, ossessiva, basata sulla ripetizione del titolo, con un “all” lungo in cui non si capisce se il brano si trasformi in un sussurro implorante o pre-orgasmico, forse in un miscuglio dei due) e “Somebody take me home” (una supplica struggente e cupa, un singolo tema in cui l’urgenza di essere portati a casa viene replicata all’infinito, claustrofobica ed urgente) – e pezzi semplici, diretti e scuri con strumentazione minimale a brani acustici, con un suono più articolato che, ancorché intrisi di malinconia, quasi consentono di prendere fiato.

Melanie Garside ha uno strano modo di usare la voce. La sua vocalità sembra sempre la stessa, apparentemente incerta e volutamente nasale, tuttavia risulta sempre assolutamente adeguata a quello che le gira attorno, ed ogni brano diventa una perla unica e preziosissima, prima di tutto con un cantato intenso e potente. È lei che fa sembrare tutto facile.

Se KatieJane è il genio di famiglia, Melanie è quella brava. Considerato quanto ami la prima, Maple Bee… beh, che altro dire?

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