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Nell’Inter di Mancini stanno emergendo alcuni chiarissimi equivoci tattici che portano la squadra ad essere sterile in attacco nonostante un discreto possesso palla ed una buona organizzazione di gioco, tanto in fase di possesso che di non possesso, come evidentemente emerso in parte contro l’Empoli e certamente contro Sampdoria e Torino.

Il primo è Icardi, che ad oggi non è una punta unica. È sicuramente un’ottima prima punta, uno che vede la porta, che fa tagli alla ricerca del gol ottimi, talvolta eccezionali, ma che non ha, almeno per ora, le caratteristiche di movimento in funzione della squadra che consentano ai compagni di impostare un’azione basata su inserimenti che portino uno qualunque dei giocatori offensivi davanti al portiere. Questo si trasforma puntualmente in una squadra che arriva sulla trequarti, si blocca, inizia a girare in tondo e finisce per tentare il cross, spesso nemmeno dal fondo.

Il secondo è Kovacic, che in quella posizione è soffocato. Le sue migliori caratteristiche sono la progressione palla al piede e la verticalizzazione fulminea, per ora non ha un gran tiro e nello stretto è un po’ impacciato: contro squadre chiuse si ritrova imbottigliato e serve a poco. Come trequartista può funzionare in campo aperto, altrimenti andrebbe arretrato in mediana.

Il terzo è che una delle armi per mandare in difficoltà squadre chiuse e ben piazzate è il tiro da fuori, sia perché può risolvere la partita, sia perché costringe le linee avversarie a spostarsi quando proprio non a rompersi se qualcuno teme che una conclusione dalla distanza possa fare danni ed esce per contrastarla, il che a sua volta rende possibile penetrarle. Nessuno dei giocatori attualmente impegnati dalla mediana in su ha un gran tiro, infatti la soluzione viene tentata di rado: l’unico che ci prova è Guarin, con ottimi risultati nel depauperamento della popolazione dei piccioni sopra lo stadio.

Il quarto è che la squadra è lenta a ripartire. In uscita dalla difesa, a meno che la palla arrivi subito a Kovacic e ci sia una distensione che gli consenta di verticalizzare velocemente, l’impostazione dell’azione è compassata e prevedibile. Il gioco di Mancini si è sempre contraddistinto per una certa rapidità nel cambio di fase, e la situazione potrebbe essere dovuta ai carichi di lavoro per recuperare una preparazione estiva completamente sballata. Speriamo, perché così non si va lontani.

Il quinto è che, nonostante l’indiscutibile impegno, per ora Palacio e Podolski sono pressoché nulli, imballati e poco funzionali. Il primo, a 32 anni, è dall’inizio della stagione che non combina un granché; il secondo magari ha problemi di ritmo partita visto che quest’anno è stato impiegato pochissimo. Resta che quando ci si avvicina all’area il loro contributo è scarsino.

Il sesto è la questione terzini: tolto D’Ambrosio, per ora titolare inamovibile con prestazioni discrete, ci sono Dodò, che tende a farsi male e del quale Mancini palesemente non si fida al punto che ieri ha preferito schierare Obi fuori ruolo, Nagatomo, impiegato pochissimo già prima della coppa d’Asia, e Jonathan, scomparso in infermeria, che comunque è discreto in fase offensiva e piuttosto pericoloso in quella difensiva. D’altra parte il mercato estivo è stato fatto per uno che considerava la difesa a 4 un’alternativa (a parole, in pratica non la considerava proprio), non la base di partenza.

Il settimo è Ranocchia, promessa della difesa quattro anni fa ed oggi evidentemente più scarso di Andreolli, uno che giocava nel Chievo e che quando viene chiamato in causa fa il suo. L’ultimo problema, dopo un carattere non fortissimo e ad un certo livello di distrazione che lo colpisce con regolarità, è l’uscita estemporanea dalla linea arretrata per tentare l’anticipo, oltretutto con una tempistica approssimativa ed una velocità non irresistibile, con grandi vantaggi per l’organizzazione difensiva nel suo complesso. Nemmeno avere accanto uno come Vidic sembra migliorarlo o disciplinarlo.

Mancini è un ottimo tecnico: aspettiamo di vedere come intende tirarsi fuori da dei pasticci al momento soverchianti.

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