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Qualche tempo fa, il Milan perse malissimo una partita. Sul sito della Gazzetta dello Sport comparve il giorno dopo un sondaggio che chiedeva ai lettori che voto volessero dare alla prestazione della squadra rossonera, con le opzioni che se ben ricordo andavano da 3 a 7. Ovviamente dopo un paio d’ore i giudizi più votati erano quelli più negativi. Ad un certo punto, su un sito di tifosi interisti orientato all’ironia ed al cazzeggio, interistiorg, una persona commentò che non capiva la ragione di tanti voti bassi visto che per lui, da tifoso nerazzurro, riteneva la prestazione del Milan come minimo da 7, e chiedeva aiuto per correggere i risultati del sondaggio.

Dopo venti minuti il 7 iniziò a scalare la classifica, dopo un’oretta aveva sopravanzato i voti intermedi, poi qualcuno suggerì una procedura che consentiva di votare più volte dallo stesso computer ed iniziò la rimonta seria. A fine giornata il 7 era di gran lunga l’opzione più votata.

Di divertente ci furono le reazioni, soprattutto del giornale, che si lanciarono in fantasiose interpretazioni come la solidarietà ai giocatori del Milan espressa dai suoi tifosi, un esercizio di free climbing sui vetri di livello elevatissimo, a maggior ragione perché è assai poco verosimile che all’interno del principale quotidiano sportivo italiano non ci sia nessuno, dicasi nessuno, che tiene d’occhio – fosse anche per divertimento e tifo – interistiorg.

Tutto ciò non mi pare molto diverso da quello che è successo con il sondaggio del Fatto Quotidiano sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica in cui è risultato vincitore Giancarlo Magalli, sia per la dinamica che, soprattutto, per le reazioni ed il livello di prostituzione o insipienza di chi commenta – a cominciare dalla pletora di tromboni e giornalisti che, riferisce lo stesso Magalli, lo hanno contattato mentre il sondaggio era ancora aperto.

I più divertenti, di gran lunga, sono quelli che hanno preso sul serio i risultati, come se i votanti volessero veramente Giancarlo Magalli al Quirinale, come se questo fosse veramente uno specchio del loro spessore politico e culturale, e soprattutto come se tutto ciò fosse un indicatore dello spessore culturale e politico dell’Italia – ossia come se i votanti del sondaggio fossero un campione rappresentativo della popolazione. O magari come se un sondaggio messo sul sito di un quotidiano senza nessun tipo di precauzione o di richiesta di autenticazione (in cui quindi bastava adottare procedure informatiche molto semplici per votare un numero imprecisato di volte) potesse per estensione denunciare delle falle in procedure informatiche di altro tipo – senza arrivare al vero obiettivo dei camerieri, ossia le tecniche di voto on line sul blog di Grillo, basta pensare all’autenticazione su Twitter, Facebook, ma anche Ebay, qualunque banca o qualunque fornitore di posta elettronica – mettendo implicitamente in discussione, una volta di più, quello che l’establishment italiano continua a chiamare in modo quasi sprezzante “popolo della rete”. Neanche si trattasse di un’entità astratta, invisibile e fuori controllo, e non delle persone comuni, che tra indicare seriamente un nome in un ventaglio di tromboni e trollare un sondaggio ridicolo per farsi due risate, magari tentando anche di far passare il messaggio che di certa gente non se ne può più, preferiscono senza dubbio questa seconda ipotesi.

Tutte cose che l’unico che sembra aver capito bene è proprio Giancarlo Magalli, stando almeno a quello che ha scritto sulla sua pagina Facebook – cosa che, ricordo, rende anche lui un membro dell’inafferrabile ed incomprensibile “popolo della rete”. Che tristezza.

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