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Adesso Obama ha tuonato contro Putin che non rispetta i patti, che non può imporre le condizioni di pacificazione puntando i fucili contro l’Europa, gli Stati Uniti sono pronti a fornire armi all’Ucraina, cosa che chiunque abbia seguito la faccenda con un’attenzione superiore a “fase REM” considerava praticamente certa da mesi. Persino la Merkel, attuale galoppino delle posizioni statunitensi sul conflitto nell’ex repubblica sovietica, si è allarmata, perché, con la sua mente aperta ed elastica, tipica di una che prima del crollo della DDR stava facendo carriera nel Partito Comunista e ora rappresenta la quinta colonna dell’ultra-liberismo selvaggio, ha capito che una escalation a Kiev potrebbe essere non precisamente l’ideale per i paesi europei, Germania in primis.

Siamo tutti ancora in attesa che il Presidente di un Paese che ha una città in cui viene tagliata la fornitura di acqua e si permette di dare lezioni sulla democrazia al mondo produca anche delle prove di quello che dice sulla Russia. Attendiamo con molta pazienza sin da quando gli americani dissero che avevano delle registrazioni satellitari relative all’abbattimento del volo MH17 nel luglio scorso, salvo poi sostenere che la sciagura era stata causata dai ribelli del Donbass sulla base di buon senso ed analisi dei social media. Sono passati sette mesi e non ci siamo mossi di un millimetro: evidentemente truccare le immagini satellitari in modo che la modifica non sia rintracciabile non dev’essere facile come si vede nei telefilm. Ricordiamo che è sulla base di prove di questo calibro che alla Russia (ed alla Crimea, ma questa storia meriterebbe un approfondimento a parte) sono state comminate sanzioni economiche devastanti, mentre nessuno ha dovuto affrontare ritorsioni dopo aver combinato un pasticcio di dimensioni galattiche in Libia.

Nel frattempo sono avvenute alcune cose. Ad esempio, dopo la grottesca faccenda del convoglio di aiuti alla popolazione dell’Ucraina orientale inviato dalla Russia e bloccato alla frontiera per giorni, poi ispezionato e riconosciuto, poi considerato una forza d’invasione senza spiegare bene come mai e ricacciato indietro, ha iniziato a girare un video che mostra come l’esercito ucraino usi le ambulanze per trasportare armi, il tutto mentre in barba alle pagliacciate tipo “je suis Charlie” Kiev mette sotto processo un giornalista per aver invitato i giovani alla diserzione. Elle in Francia ha pubblicato l’intervista ad una giovane combattente dell’esercito ucraino, salvo poi doversi scusare perché è venuto fuori che la ragazza che parlava della femminilità in uniforme è una nazista, dettaglio che sarebbe stato facilmente verificabile visitando il suo profilo su Facebook. Uno potrebbe pensare che la rivista sia stata molto sfortunata, oltre che molto disattenta, o magari potrebbe fare una ricerca e scoprire che le svastiche sugli elmetti o addirittura tatuate sui corpi dei combattenti ucraini sono tutt’altro che una rarità.

In Italia abbiamo avuto un paio di reportage di Vauro Senesi apparsi sul Fatto Quotidiano, il primo dei quali era più che altro una lunga e didascalica filippica contro la guerra, nel dettaglio molto confusa, in cui si sosteneva che i separatisti avevano colpito un ospedale nella regione russa usando armi dell’esercito ucraino, mentre nel secondo si parlava finalmente di svastiche, di bombe a grappolo usate sulla popolazione filorussa e si iniziava, pur controvoglia, a dare l’idea che ci fossero un invasore ed un invaso.

Adesso Kiev tira fuori per l’ennesima volta la carta dei soldati russi che hanno varcato la frontiera. Cosa che nessuno ha mai negato, men che meno i combattenti del Donbass: si è tuttavia specificato che si è sempre e solo trattato alcune centinaia di volontari partiti di propria iniziativa dalla Russia, non di truppe regolari del Cremlino (d’altra parte di volontari ce ne sono anche di italiani, da entrambe le parti). Sono sempre gli stessi, non ce ne sono di nuovi ogni volta, come peraltro hanno sottolineato svariati osservatori internazionali, tra cui l’OSCE: non c’è nessuna prova, non c’è mai stata nessuna prova che delle truppe russe abbiano sconfinato nel territorio ucraino. Ci sono invece prove che Kiev lancia missili sulla popolazione.

Però le uniche persone credibili sulla situazione nell’est dell’Ucraina sono Barack Obama, anche quando dice di avere le prove di quel che sostiene senza mostrarle mai, e Petro Porošenko, ossia un golpista di simpatie naziste. Ah, beh, allora.

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