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Qualche giorno fa ho parlato del concerto romano di The Gentle Storm, progetto di Arjen Anthony Lucassen con la meravigliosa vocalist un tempo regina dei Gathering, Anneke Van Giersbergen. Bene, li ho visti una seconda volta, a Milano. La faccenda è andata così: la data di Milano era stata prevista immediatamente nella tournée ed io, avendo una coppia di cari amici a Milano, M. e F., ed una notevole convergenza musicale con M. almeno in ambito rock, comprendente personaggi come Dave Matthews Band, Ayreon e Devin Townsend, avevo colto l’occasione per una visita nella capitale imbruttita. Dopo aver acquistato i biglietti ho scoperto che The Gentle Storm aveva programmato anche una data romana, al che l’unica risposta possibile alla domanda se andare o meno a sentire i magnifici due quattro giorni prima di rivederli a Milano era: perché no?

È poi successo che la mia amica meneghina è stata estratta per partecipare al “meet and greet” prima dello spettacolo – in pratica, per incontrare Arjen ed Anneje, scambiarci due parole, farci foto, farsi autografare l’impossibile e via dicendo un’oretta prima dello show. F. si è anche offerta di far entrare me e M., essendo noi i veri fan del duo, offerta molto gentile ma impossibile da portare avanti perché il nominativo estratto era il suo. Ad un certo punto è sembrato che M. non ce la facesse per questioni di lavoro, e lui può solo immaginare quanto io possa avergliela tirata. Purtroppo ha fatto in tempo. Quindi tanto odio, tanta invidia, un livello di rincoglionimento imbarazzante che mi ha portato a dimenticare a casa le copertine dei dischi che avrei voluto far firmare (per la cronaca, “Nighttime birds” dei Gathering e “The human equation” di Ayreon), ma sono entrati loro.

Su internet, ed in particolare su Facebook, da mercoledì sera gira una foto in cui un figuro barbuto sembra stia firmando un autografo ad Anneke Van Giersbergen invece del contrario. È andata così. M. aveva studiato la seguente scenetta per presentarsi a lei e ad Arjen: “so che questo può sembrare stalking, ma non lo è: puoi adottarmi? Non per i soldi, sono un medico, i soldi li ho. È per poterti chiamare papà (mamma)”. Anneke, avendo dei problemi di gola, ha dunque chiesto al medico se poteva lasciarle dei contatti in caso necessitasse di una prescrizione o di un consulto al volo sul suolo italiano. Anneke Van Giersbergen, la divina, l’impossibile, l’angelo, la dea della voce Anneke Van Giersbergen ha chiesto al mio amico mail e numero di telefono. Pare che Arjen abbia invece inizialmente reagito con vago sconcerto, salvo poi girarsi quando, mentre tutti lo chiamavano senza successo per nome per la foto di gruppo, M. ha strillato “father!”. Dopodiché durante il concerto, con un pubblico di forse 300 persone, M. ha un paio di volte urlato “father!” e Lucassen dal palco ha prontamente risposto “my son!”.

Con che razza di gente vado in giro.

Tanto per chiarire, Arjen ed Anneke sul panco sono stati di nuovo fantastici. Diverso l’ambiente, come loro stessi hanno constatato, sempre meravigliosi loro. Una considerazione su Anneke, nata dai commenti post-concerto con M.: com’è diversa quando canta, soprattutto da sola, i pezzi dei Gathering. Le sue creature.

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