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Per chi se lo fosse perso, il Barcellona è finito sotto le lenti della magistratura spagnola per frode fiscale nella faccenda dell’acquisto di Neymar, ingaggiato ad un cifra iscritta a bilancio di 57 milioni di euro e pagato, secondo l’accusa, 83 milioni inclusa la parte in nero, per un evaso di circa 26 milioni di euro. Evidentemente all’ottimo e soprattutto umile club che si pone come quinta colonna dell’indipendenza catalana (salvo che poi Iniesta, Xavi, Puyol, Pedro, Busquets, Piquè e via elencando hanno alzato la Coppa del Mondo vinta dalle Furie Rosse nel 2010 e celebrato in strada a Madrid) non è sufficiente il regime fiscale agevolato praticato dalla Spagna per l’ingaggio di professionisti esteri, di cui Galliani si lamenta in continuazione, ma che vale per tutte le aziende e nessuno ha pensato di scrivere nella legge che lo introduceva che una decina di club sportivi miliardari non dovrebbero poter utilizzare.

Il giornale “El Mundo Deportivo” ha poi ipotizzato che il procuratore José Perals, sostenente le accuse contro il club catalano, chiederà l’estromissione dello stesso dal campionato spagnolo. Ora, io non sono un esperto di diritto e non ho idea di come dovrebbero funzionare le cose, tanto meno in Spagna. A rigor di logica, la responsabilità penale è individuale, dunque se ci saranno dei condannati per l’evasione fiscale si tratterà delle persone che hanno materialmente commesso il reato, non di una società. In sede civile la società potrebbe invece essere condannata, ma bisognerebbe poi vedere un’eventuale condanna l’effetto che avrà sulla giurisdizione sportiva. La federcalcio spagnola è né più e né meno che un club, e come tale va verificato cosa recita lo statuto nel caso in cui uno dei suoi affiliati venga condannato in sede civile, od alcuni suoi membri vengano condannati in sede penale.

In Italia invece, come al solito, ci sono tre tipi di reazioni alla notizia: c’è chi se ne frega, chi si schiera pro o contro il club catalano sulla base di tifo senza nessuna conoscenza o approfondimento dei fatti, e chi, solitamente di area berlusconiana o cripto-berlusconiana (ad esempio chi va dietro a Renzi), sottolinea come José Perals, con le sue sparate e con la sua persecuzione verso un club che fa sognare milioni di tifosi invece di preoccuparsi dei rom, cerca attenzioni per fini personali.

Ora, la frode e l’evasione fiscali sono reati odiosi perché si tratta a tutti gli effetti di sottrazione di soldi pubblici, della comunità. Reati che nel mondo sono generalmente considerati gravi, mentre chi li commette è degno di disprezzo. Sono anche reati difficili da scoprire, che dovrebbero essere prima di tutto scoraggiati: è facilissimo asserire, come a volte capita in Italia, che i fondi per qualche opera pubblica, o per rendere il bilancio dello stato meno disastroso, dovrebbero provenire dal rientro dell’evasione, il problema è che ogni singolo reato fiscale va perseguito e portato a sentenza, e non è nemmeno detto che, anche stanando il furbo, si riesca a recuperare tutto quello che si è intascato.

Per queste ragioni, altro che cercare attenzioni: tentare di fare a pezzi il Barcellona in un affare del genere è fondamentale per due ragioni. La prima è che con un singolo caso si potrebbe rientrare di parecchi milioni – in ambito fiscale, non succede spesso, gran parte degli evasori sono perseguiti per cifre molto più piccole. La seconda è che, se, una volta provata la frode si riesce, applicando adeguatamente leggi e regolamenti, a danneggiare seriamente una delle società più importanti ed influenti di Spagna, con milioni di tifosi ed una cassa di risonanza enorme, l’indotto in termini di deterrenza sarà spaventoso. Ogni singolo individuo, quando si tratterà di aggiustare una fattura da poche migliaia di euro per risparmiarne alcune centinaia di tasse, avrà stampato davanti a sé un esempio e non potrà fare a meno di pensare: “ma se sono riusciti a beccare e a condannare il Barcellona, il Barcellona per la miseria, cosa potranno mai fare a me, barista dell’Alfalfa, se mi scoprono?”.

Che poi è più o meno il motivo per cui in Italia non si riesce a fare niente, contro l’evasione fiscale.

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