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Una volta, parlando con il proprietario dell’allora negozio di dischi ed impianti hi-fi usati (ed oggi associazione culturale che si occupa delle stesse cose, con sede in via della Serenissima, tra il ponte sulla ferrovia e viale della Venezia Giulia) Musica, Parliamone, espressi l’opinione che il miglior negozio di dischi di Roma fosse Elastic Rock, quello sulla Gianicolense, a via dei Quattro Venti, accanto a piazzale Dunant. Sorprendentemente il mio interlocutore, di fatto un concorrente di Elastic Rock, si dichiarò d’accordo con me. D’altra parte, Elastic Rock è l’unico negozio di musica a Roma che il sabato mattina è pieno di clienti, in discreta parte abituali, che discutono, chiedono, frugano, ascoltano, ma soprattutto trovano e comprano.

Sono andato da Elastic Rock sabato scorso e, dopo un’occhiata in giro, ho chiesto lumi su uno degli ultimi lavori di Devin Townsend, quello a firma Casualties Of Cool e da lui stesso efficacemente descritto come “Johnny Cash infestato dai fantasmi”: il titolo non risultava nemmeno presente in catalogo. Ho poi domandato, tanto per chiedere qualcos’altro, informazioni su “Into the electric castle” di Ayreon, opera monstre su due CD meravigliosi e prima collaborazione tra Arjen Lucassen ed Anneke Van Giersbergen: era ordinabile alla cifra di 11 euro. L’ho ordinato: fino a quel momento il prezzo più basso a cui l’avevo visto vendere, incluse le copie usate, era circa 11,50 euro su Ebay.

E non parliamo nemmeno di Amazon: al momento il titolo è in vendita a poco meno di 16 euro più spedizione (che diventa nulla oltre i 19 euro di spesa); va un po’ meglio col Marketplace, dove si acquista con circa 12,40 euro. In negozi come Feltrinelli o IBS il doppio CD costa circa 20 euro e in linea di massima deve essere ordinato. Per la cronaca, Casualties Of Cool sul gigante dell’e-commerce mondiale costa 23,20 euro, circa 14 sul relativo Marketplace, mentre la ricerca va a vuoto sui principali canali di distribuzione italiani.

Piccola considerazione: Feltrinelli ed IBS non sono giganti del web che hanno sede in un paradiso fiscale, fidelizzano i clienti mediante tessere sconto, non attraverso profilazione dettagliata ed intermediari che raccolgono metadati sulla loro navigazione come dei bulimici per personalizzare gli annunci pubblicitari, tra l’altro con un livello di raffinatezza ridicolo, e non svolgono un’aggressiva attività di lobbismo nei confronti dell’Unione Europea, che poi, ligia ad una definizione dogmatica e stupida del concetto di concorrenza, multa le librerie di quartiere perché si riuniscono in consorzi invece del monopolista gigantesco che fa dumping.

Già, vediamolo un po’ meglio il modello di business di Amazon.

Dopo anni di guerre per sfiancare la concorrenza più ramificata sul territorio, ora Amazon è mediamente caro. È raro che, frugando per più di 15 minuti su internet, non si trovino offerte migliori sui medesimi prodotti. Il Marketplace è relativamente conveniente, ma chi intende vendere deve sottostare a condizioni svantaggiose e rendersi contemporaneamente competitivo – tra l’altro, Amazon può giocare sulla propria reputazione per battere i piccoli commercianti, un utente privato, ancorché col bollino Amazon sopra, in generale no. Nel frattempo ricordo che Amazon paga le tasse in un paradiso fiscale, ha costi di magazzino più bassi grazie alla dimensione ed alla diversificazione geografica e, soprattutto, ha un potere contrattuale spropositato nei confronti di chi vuole piazzare qualcosa sul mercato, perché voglio vederlo il successo commerciale di un prodotto che sul più grande sito di e-commerce mondiale non esiste. Ricordo anche che Amazon adotta politiche di sfruttamento dei dipendenti ai limiti dello schiavismo e dei lavori forzati – problemi che, fossero emersi in aziende meno cool, avrebbero visto gente lanciare mattoni contro le vetrine.

In pratica, Amazon persegue il seguente mondo ideale: i piccoli concorrenti si abbattono a forza di dumping, quelli medi si indeboliscono con gli stessi metodi, i partner si vessano dall’alto della propria posizione; le leggi si aggirano con elusione, ricatti ed attività di lobbismo; la massa dei lavoratori si sfrutta con salari bassi e condizioni usuranti, mentre si strapagano professionisti di alto livello per profilare l’universo con la scusa di politiche di marketing di dubbia efficacia e studiare strategie per incrementare la propria potenza in diversi ambiti chiave. Il tutto ponendosi come il futuro tecnologico ed affascinante, non come dei feudatari col delirio di onnipotenza.

Nel frattempo, fortunatamente, un negozio come Elastic Rock gli tiene testa.

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