Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Da piccolo seguivo il tennis: Becker, Edberg, Graf, Navratilova. Poi arrivarono le pay-tv, a cui non sono mai stato abbonato, e subentrò una certa difficoltà di accesso alle partite, per cui me ne allontanai. È poi toccato all’era dello streaming ed ho potuto ricominciare a guardare qualche match. Come chiunque, ho subito adorato l’eleganza e la completezza di Roger Federer, pur essendo limitato nel capire dove andassero a finire i suoi colpi: nel frattempo era intervenuto il power tennis, quello che rende, su uno schermo di PC e bitrate non troppo elevati, difficile vedere la pallina.

Per ovviare al problema, sono passato a seguire con maggiore attenzione il tennis femminile. Dopo anni di supponenza sull’argomento, mi sono accorto di una cosa: è impossibile guardare una partita di Sharapova, Ivanovic, Bouchard, Wozniacki e chi più ha gnocche con due metri di gambe più ne metta, e tifare contro di loro. Si può tifare per quella che sta dall’altra parte della rete, ma non contro di loro. Per me sono anche degli esempi: donne che hanno ricevuto in dono dalla genetica quasi tutto, e che tra i 15 ed i 30 anni passano le giornate tra la palestra ed un campo col sole a picco a cercare di colmare la distanza rappresentata da quel “quasi”, a volte riuscendoci, altre no, ma senza smettere mai di fare tutto il possibile per provarci, nemmeno dopo infortuni alla spalla che a 22 anni le avevano spinte fuori dal giro delle migliori quando avevano già vinto l’impossibile.

550cfa59682ccf83b509e62cL’anno scorso mi capitò di vedere Maria Sharapova affrontare la finale del Roland Garros contro una tizia per me allora sconosciuta con la faccia da topo e l’atteggiamento incazzoso che le arrivava poco sopra la spalla e nonostante questo correva come un’ossessa e tirava colpi a volte fenomenali: tale Simona Halep, rumena, appena la 3 del mondo, una che serviva da 30 centimetri più in basso della bella Masha, una con un fisico atletico ma che, se la si vedesse per strada, non attirerebbe certo l’attenzione. Una che, scoprii in seguito, a 18 anni si è sottoposta ad un intervento di riduzione del seno perché le tette enormi le impedivano di giocare come voleva, e la sua priorità era quella. Una che tra gli sguardi degli uomini e il tennis ha scelto di farsi guardare sempre in faccia. Una che per questo ha tutta la mia stima, alla quale aggiungo l’affetto dovuto ad un caratteraccio, in campo si innervosisce e parla da sola, ed all’essere una che non ha bisogno del metro di gambe, dei lineamenti scolpiti, degli occhi di ghiaccio o della quarta di reggiseno per essere sexy – perché bella ed attraente sono concetti diversi, ed io mi rotolerei sulla terra battuta molto prima con lei, con tutte le sue imperfezioni e la sua faccia da criceto imbronciato, che con una pertica altrettanto incazzosa che rasenta la perfezione da sopra.

Daria GavrilovaLa settimana scorsa, poi, mentre seguivo gli Internazionali d’Italia su Supertennis, mi sono imbattuto in una tizia ancora più assurda, tale Darja Gavrilova: allora numero 78 del mondo, russa, bionda, occhi chiari, espressione sprezzante e divertita, completamente sprovvista di tette e alta solo 166 centimetri – la racchetta sembrava quasi troppo grande per lei. Dotata di un’energia esplosiva ed inesauribile, sembra un’adolescente strafatta di cocaina, non si ferma mai, nemmeno nelle pause, correa a balzi per il campo, urla, esulta, sbraita, ride, salta e soprattutto gioca, tira dritto, inarrestabile nella sua voglia di correre, di rimandare di là tutto quello che può, di andare avanti a vedere cosa succede. Contro Ana Ivanovic, ex numero uno del mondo, l’ho vista perdere il primo set sul filo, andare avanti nel secondo per farsi raggiungere in vista del traguardo e nonostante questo dominare il tie-break; andare 4-5 sotto di un break nel terzo, recuperare, farsi servire 3 match point sul 6-5, farseli annullare ed andare imperterrita avanti 6-3 nel tie-break; farsi riprendere di nuovo, andare sul 7-6, buttare anche il settimo match point e infine, dopo una serie di occasioni non sfruttate che avrebbe demolito un’orda di barbari armati fino ai denti, vincere 9-7. E presentarsi il giorno dopo in campo fresca e motivata. La grinta incontenibile, l’energia infinita. Come si fa a non adottarla?

Voglio Halep-Gavrilova in finale al Roland Garros.

Annunci