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Una volta, quando ero giovane, andavo ai concerti. Una volta, l’organizzazione di un concerto coinvolgeva fondamentalmente 3 entità. L’artista che si esibiva; il luogo dell’esibizione, che doveva essere affittato costo che veniva incluso nel prezzo dei biglietti; l’organizzatore del concerto, solitamente un intermediario tra l’entourage dell’artista e le strutture locali. Una volta, nessuna di queste entità faceva prevendita, non disponendo dei canali e dei luoghi atti all’uopo; quindi, così come stavano le cose, l’unico modo di comprare i biglietti era al botteghino prima dell’ingresso. Di conseguenza, subentrava una quarta entità, che offriva all’utenza il servizio di garantire l’ingresso, senza dover fare la fila prima dell’apertura dei cancelli, col rischio di trovare i posti esauriti, dietro il pagamento di una commissione che non poteva per legge superare il 10% del prezzo del biglietto. Quindi, una volta, per andare a vedere Sting al Palaeur si compravano i biglietti da Orbis a piazzale Esquilino, pagandoli 40.000 lire di prezzo nominale più 4.000 di prevendita.

Queste 4.000 lire erano il ricavo dell’intermediario: l’organizzatore non vedeva una lira, l’incasso del concerto era di 40.000 lire a biglietto e basta. Uno potrebbe argomentare che l’organizzatore avrebbe dovuto scontare i biglietti venduti in prevendita perché gli acquirenti garantivano l’incasso con anticipo talvolta cospicuo, ma d’altra a lui non importava dove o quando avvenisse la vendita, all’utenza sì e gli intermediari dovevano pur campare.

È passato del tempo, io vado ancora ai concerti, però alcune cose sono cambiate. Il primo dettaglio che si può osservare è che, siccome il mondo va avanti e le nuove tecnologie rendono meno gravoso il servizio di intermediazione, la commissione per la prevendita è passata dal 10% al 15% del prezzo del biglietto. Abbiamo poi introdotto il servizio di prevendita addebitato all’utenza da parte della struttura che ospita materialmente il concerto, come ad esempio l’Auditorium Parco della Musica, le cui biglietterie si fanno pagare 57,50 euro i biglietti della tribunetta alta del concerto di Bjork del 29 luglio a fronte di un prezzo nominale di 50 euro, tra l’altro secondo meccanismi oscuri, visto che per i concerti nelle sale organizzati dalla Fondazione Musica per Roma le medesime biglietterie non addebitano costi di prevendita. E poi ci sono le commissioni degli intermediari, siano essi siti internet o negozi, che non applicano più una maggiorazione percentuale del prezzo, ma un sovrapprezzo fisso. È divertente il fatto che l’organizzazione si affidi a questi intermediari come unico canale di vendita dei biglietti – comprarli direttamente dall’organizzatore, senza sovrapprezzi, solitamente non è possibile. Ancora più divertente è il fatto che alcune di queste agenzie si facciano pagare costi di commissione diversi a seconda del metodo di pagamento scelto – in dettaglio, PayPal costa di più della carta di credito.

La conseguenza è che un biglietto del concerto di Patti Smith ad Eutropia del 14 giugno, nell’agenzia di via Viterbo, ha un prezzo che è il risultato delle seguenti componenti: 25 euro di prezzo nominale; 3,75 euro (il 15% di 25) di prevendita; 3 euro di commissione dell’agenzia (altrove sono 2 o 1,5, quella di via Viterbo è particolarmente esosa) a biglietto emesso. Totale, 31,75 euro, pari al 27% più del prezzo nominale. Vent’anni fa la stessa agenzia non avrebbe potuto far pagare il biglietto più di 27,50 euro e l’organizzazione non avrebbe potuto alzarlo da 25 a 28,75. Il tutto, ricordiamolo, senza dimenticare che dal punto di vista dell’organizzazione un biglietto venduto in anticipo è una garanzia di guadagno, non un costo.

Ah, per fortuna che c’è il progresso. E per fortuna che c’è gente che lo sa gestire così bene.

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