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Audur Ava Olafsdottir - L'eccezioneCome avvengono veramente le interazioni tra le persone? Come parla la gente? Cosa pensa una persona mentre chiacchiera con un amico?

Woody Allen ebbe a dire che l’arte del cinema si ispira alla vita, mentre la vita si ispira alla televisione. Al di là del fatto che, in epoca di web 2.0, social media e smartphone a cui le persone prestano più attenzione che al mondo circostante, la seconda parte della frase dovrebbe essere riformulata, il concetto di fondo – la gente ha riferimenti culturali poco elevati ed è fortemente influenzabile – resta validissimo.

Per approfondire meglio il discorso bisognerebbe cominciare ad analizzare cosa esattamente sia l’arte, il che avrebbe delle conseguenze gigantesche e catastrofiche, quindi in questa sede meglio soprassedere. Sottolineo tuttavia come non ci sia nessuna forma artistica in discreta parte di ciò che è oggi considerato arte: letteratura, musica, cinema ed altre forme di raccontare storie mainstream spesso non seguono la necessità espressiva di uno o più autori, ma il desiderio di guadagno di un committente, e sono pertanto realizzate sulla base di quello che il pubblico potenziale vuole sentirsi raccontare. Come tali, vengono create secondo precisi standard che coccolano il fruitore e gli permettono di goderne senza scossoni veri – può venire in mente la scrittura creativa, ma chi vuole approfondire la questione relativamente al mondo cinematografico e televisivo può farsi un giro sul sito tvtropes.org e farsi un’idea.

Restano gli autori indipendenti, ad esempio i cineasti o i musicisti autoprodotti, ma stiamo ovviamente parlando di gente che ha un pubblico solitamente più limitato e selezionato, che vuole ascoltare davvero quello che qualcun altro ha da dire, non solo essere intrattenuto da prodotti magnificamente confezionati ma narrativamente elementari.

Per cui, per rispondere alle domande con cui abbiamo iniziato il discorso, è inutile rivolgersi ad un film hollywoodiano, a un libro di Stephen King o ad una puntata di un telefilm. Però magari si può provare con Auður Ava Ólafsdóttir, una piccola scrittrice islandese che in Italia ha pubblicato tre romanzi, l’ultimo inititolato “L’eccezione”. Un libro che racconta di una giovane donna, moglie e madre di due gemelli, che la notte di capodanno viene lasciata dal marito per un altro uomo. Una tematica che avrebbe potuto essere sviluppata in decine di modi diversi, a partire dall’accettazione di sé o dalla questione dei cripto-gay. Ma no: “L’eccezione” parla di altro, parla di come la donna reagisca a quello che le succede, di come avesse vissuto la situazione prima che le esplodesse in mano e descrive le sue interazioni sociali in modo cristallino.

Alcuni aspetti, tanto per capirsi: la protagonista parla della sua relazione con il marito fuggiasco al presente, mai al passato; dopo poche pagine si scopre che il marito non ha scoperto di botto di avere tendenze omosessuali, lo sapeva già da prima di conoscere la futura moglie e aveva continuato a coltivarle anche durante il suo matrimonio, peraltro con un comportamento che una persona meno focalizzata su sé stessa e sulla perfezione della sua famiglia (cioè diversa da quella descritta dall’autrice) avrebbe notato; le relazioni interpersonali della donna sono per lo più accidentali e non funzionali, sia da un punto di vista della sua vita che del semplice sviluppo narrativo (ad un certo punto conosce un tizio gentile che si preoccupa per lei e non ci va a letto, né dà l’idea di poterci andare in futuro); in ogni conversazione a due ognuno dei partecipanti, e la cosa è particolarmente evidente con uno dei personaggi, tende a spostare l’argomento verso quello che vuole dire e vive quello che ascolta come un appiglio a cui appoggiarsi per intraprendere il discorso che vuole fare.

È così che la gente interagisce davvero, certo non come negli action movie stereotipati. “L’eccezione” è una relazione sui rapporti interpersonali più compendiosa di un trattato sociologico, con in più un livello elevato di immedesimazione ed una brillantezza narrativa degne di un bel romanzo. Verrebbe da dire che vale la pena leggerlo anche solo per questo, ma sarebbe inesatto: sottintenderebbe che è anomalo consigliare la lettura di un romanzo per qualcosa che non è la trama. Il che magari è pure vero, ma certo non è giusto: un libro non è solo la storia che racconta. Quella che si sviluppa su “L’eccezione” è certamente carina, ma ciò che lo rende un romanzo bellissimo, un’opera che fa riflettere e che va letta, è altro.

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