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Ott, Tristano - ScandaleAlice Sara Ott, giovane pianista classica in via di rapida affermazione, è una figura bizzarra: classe 1988, tedesca di madre nipponica, magra, slanciata sebbene non molto alta, mora, bellissima, aria altezzosa, sorriso dolcissimo e contagioso. Come la pressoché coetanea ma al momento molto più conosciuta Yuja Wang ha un approccio fresco e sfrontato alle esibizioni: ostenta la sua avvenenza, la sua giovane età ed il suo considerare la sensualità intimamente e profondamente legata all’espressione musicale dei pezzi che decide di suonare.

Su youtube girano, tra l’altro, una sua interessante interpretazione della stesura originale per piano solo dei “Quadri di un’esposizione” di Mussorgskij ed una sensuale ed elegante versione del concerto in sol di Ravel (in entrambe le occasioni si presenta sul palco scalza) per la direzione nientemeno che di Lorin Maazel, in cui tra l’altro prima dell’inizio e nelle pause tra i movimenti sono presentati degli stralci delle prove, con la Ott a dialogare col direttore ed a prendere accordi con gli orchestrali, indossando jeans, sorriso smagliante ed inseparabile cubo di Rubik, che si tira dietro per tenere in movimento le dita e che è in grado di risolvere in pochi secondi – mente allenata e mani precisissime fanno gran parte del lavoro.

A marzo Alice Sara Ott ha pubblicato uno strano disco con Ólafur Arnalds, intitolato “The Chopin project”, in cui il musicista islandese si è proposto di reinterpretare in chiave libera e slegata da qualunque standard la musica del compositore polacco, arricchendola di arrangiamenti e composizioni proprie, compilando una scaletta fatta più che altro di frammenti o movimenti di opere più compiute, atta a dare un senso al disco che fosse legato alle necessità comunicative dell’interprete, e servendosi della più eccentrica tra le grandi pianiste della sua generazione, una che forse non cercherà invenzioni pirotecniche ma che conosce benissimo il concetto di interpretazione personale – come lo conosce Yuja Wang, anche se in un modo del tutto diverso. Molti non apprezzeranno, tacceranno Arnalds e la Ott di arroganza se non blasfemia, io stesso ancora non ho deciso cosa ne penso, ma il disco vale un ascolto: se l’obiettivo era quello di staccarsi da prassi ingessate e proporre un ascolto diverso, stimolando una riflessione più approfondita basata sulla considerazione che la musica sia qualcosa di vivo e non inscatolato e messo sotto vetro, beh, missione compiuta. D’altra parte, chi non accetta il dialogo si mostra ancora più arrogante dei due musicisti, che certamente aprono il discorso da una posizione insolita, ma non inconsapevole o superficiale, e di sicuro non incompetente.

Il suo picco più alto, dal punto di vista interpretativo, Alice Sara Ott l’ha però pubblicato l’anno scorso, assieme ad un collega pianista che si diletta anche con la composizione, Francesco Tristano. Il cd si chiama “Scandale”, l’ha distribuito la Deutsche Grammophon e contiene un’antologia di musica per due pianoforti, in tutti i casi scritture originali delle opere, non trascrizioni fatte da altri. La scaletta consta di una spettacolare composizione inedita di Tristano, “A soft shell groove”, circa sette minuti rutilanti, travolgenti, poi “La sagra della primavera” di Stravinskij, la “Storia del principe Kalender” dalla Shéhérazade di Rimskij-Korsakov (sì, è il movimento con l’oboe) e “La valse” di Ravel.

Strepitoso, magico ed impetuoso. Un’ora di bombardamento di energia e sensualità – Tristano e la Ott riescono a rendere erotico pure Stravinskij – perché per travolgere ed affascinare non serve fare tanta scena, quanto la composizione giusta ed il piglio suadente, potente e scanzonato di chi non ci sta a farsi ingabbiare in schemi tracciati da altri.

Un cd che prima di tutto, prima ancora di un collage di brani di autori ed epoche diverse, è un disco, che va assaporato e goduto dall’inizio alla fine, come un’opera unitaria o un concept album, in cui la scelta dei brani, la loro interpretazione e la loro esecuzione sono importanti quasi quanto la composizione che sta a monte. Un disco magnifico e imperdibile. In una parola, un capolavoro.

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