Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Domani, martedì 30 giugno, alle 21:30 (con tutte le cautele del caso sull’orario), a Roma, presso il laghetto di villa Ada, due anni dopo l’ultima, abbagliante esibizione, senza avere una nuova pubblicazione discografica da promuovere, visto che l’uscita del nuovo lavoro è prevista per l’autunno, tornano le sorelle Sierra e Bianca Casady, più o meno note al mondo come CocoRosie.

Sarebbe facile consigliare a tutti di andare a vedere il concerto: non è così. Non sarà una serata particolarmente usuale, e certo non sarà adatta per chiunque. Non ci saranno canzoni semplici, immediate ed orecchiabili, motivi e linee melodiche di impatto diretto, capaci di colpire qualsiasi ascoltatore e di trascinarlo, non ci sarà nessuna attenzione all’estetica, né brani radiofonici, commerciali o sonoramente gradevoli e coinvolgenti. Ci saranno due donne, una alle prese con qualche sampler ed il flauto, intenta a cantare con una voce tremolante da bambina impaurita, una con arpa, tastiera e pianoforte che proporrà una vocalità ferma, a volte con un approccio lirico. E saranno accompagnate da qualche bizzarro elemento atto a produrre suoni spesso stridenti ed acidi, tra cui molto probabilmente un beatboxer mostruoso, l’altra volta ci ho messo mezzo concerto a capire la quantità di suoni e rumori che produceva.

Sarà una serata interamente incentrata sulla necessità di comunicare delle due sorelle Casady, sul loro dischiudere lentamente il loro piccolo universo privato a chiunque sia disposto ad ascoltarle e ad aprirsi abbastanza per farle entrare e germogliare, a chiunque voglia farsi scrutare dentro e carezzare da una musica intima, malinconica, tenera, eppure al contempo fortissima e stentorea nella sua potenza espressiva. Un concerto destabilizzante e memorabile, da cui chi si lascerà travolgere uscirà esausto ed emotivamente svuotato.

Andare a vedere ed ascoltare le CocoRosie senza essersi fatti prima un’idea di cosa aspettarsi è probabilmente controproducente, si rischia di trovarsi spaesati e di trovarle finanche irritanti, per via di una serie di scelte artistiche e musicali, per non parlare dell’atteggiamento, che possono facilmente risultare incomprensibili, inutili, grottesche. Per fortuna su internet si trova qualcosa che consenta di orientarsi: personalmente, consiglio di provare ad ascoltare le esecuzioni dal vivo di “Fairy paradise” e “Child bride”, cercando se possibile di non tralasciare il singolare e bislacco aspetto visivo ed i testi surreali, poetici e talvolta disperanti.

Ecco, se un tipo di comunicazione del genere – si noti, di comunicazione, perché è di questo che si tratta davvero, non di canzoni – può interessare, allora è davvero necessario armarsi di 13 euro ed andare a godersi uno spettacolo emotivamente accecante. Dal vivo l’impatto delle sorelle Casady è potentissimo e travolge chi si trova sotto il palco con una forza soverchiante, con una passione intensa e dilaniante. Se l’esperienza conta qualcosa e le CocoRosie non sono cambiate radicalmente negli ultimi due anni, sarà un concerto meraviglioso, ma solo per chi sarà disposto ad accogliere Sierra e Bianca e farsi travolgere. Decisamente non rivolto a tutti.

Annunci