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Io ho visto Björk dal vivo. Ho visto Björk in concerto. Ieri c’era lei sul palco che cantava ed io ero lì che la guardavo e la ascoltavo. Sto ancora cercando di capacitarmi di questo fatto, scrivere qualcosa di sensato non mi sarà facilissimo. Ma ci proviamo.

All’entrata sullo schermo in fondo al palco c’era riportata una raccomandazione: evitare di fare foto e video per non distrarre l’artista, godersi lo spettacolo facendone parte invece di stare appresso al proprio smartphone. Coi biglietti che erano costati dai 57,50 euro in su, una raccomandazione di buon senso spiccio (bella idea, irritare gli artisti sul palco con i flash…), che evidentemente deve essere specificata a chiare lettere perché le persone da sole non ci arrivano – e non ci sono arrivate comunque. Che tristezza!

Il concerto era previsto per le nove ed è iniziato alle nove e cinque. Questo ha creato qualche minuto di panico perché il pubblico non se lo aspettava e stava ancora finendo (finendo?) di prendere posto. Sul concetto di prendere posto poi ci sarebbe da stendere un saggio polemico – persone che con lo spettacolo iniziato da 10 minuti ancora vagavano alla ricerca di una sistemazione che le soddisfacesse, peraltro senza successo visto che la tribunetta posticcia tra la sala Sinopoli e la Petrassi offriva una visuale piuttosto complicata. Vergognosa e squallida la gente che della volontà di altri di godersi uno spettacolo profumatamente pagato se ne strafrega. Ma il problema con questo tipo di esibizioni è che richiamano un sacco di fighetti che spendono 60-80 euro per poter dire che loro a vedere Björk c’erano, non perché amino lei o la sua musica.

A questo proposito, a fine concerto la persona che era con me ha incontrato un’amica che aveva gli occhi lucidi e la voce incerta, e dava l’idea di non sapere bene cosa le succedesse attorno. Ecco, lei è una che non era lì per pavoneggiarsi: era lì per Björk e se l’è goduta. Tanta stima, e un po’ d’invidia per l’intensità con cui ha vissuto l’ora e trentacinque di mostruosa, inarrivabile, impossibile esibizione.

Björk dal vivo è esattamente come uno se la immagina dopo averla vista su dvd: unica, misteriosa e pazzesca. Vederla in concerto permette di essere sicuri che esiste davvero, ma sul fatto che sia umana restano fortissimi dubbi. È un folletto, sarà un luogo comune ma è vero. Si muove in maniera inconcepibile, una via di mezzo tra uno spirito ed una bambina, e canta esattamente allo stesso modo, con una voce assurda, sublime, perfetta ed intensa da mozzare il fiato. Non fa mai niente di banale: costruisce il concerto attorno ai pezzi del suo ultimo disco e seleziona quelli vecchi sulla base della possibilità di renderli con l’approccio strumentale scelto seguendo un concetto unitario. Ero partito da casa certo che avrei sentito come minimo “Hidden place”, “Joga” e “Declare independence”; dopo aver visto un’orchestra d’archi salire sul palco ho pensato che forse sarei stato fortunato al punto di ascoltare qualcosa tra “Hyperballad”, “Bachelorette”, “An echo a stain”, “Unravel”, “Pagan poetry”, “New world”. Mi sono ritrovato a godere di una versione da segare le gambe di “Pleasure is all mine” con gli archi al posto dell’accompagnamento vocale, e poi “Harm of will”, “All neon like”, una bizzarra “Come to me” ed una “Wanderlust” travolgente ed impetuosa.

Non mi viene in mente una parola per descrivere lo stato di rapimento estatico e concentratissimo con cui ho seguito il concerto più efficace di ipnosi. L’elettronica, le percussioni, gli archi, questa strana tizia col viso velato e l’abito rosso che sembrava una bambola ed attirava l’attenzione su di sé, eppure risultava quasi inconcepibile che fosse la causa e l’origine di tutta la potenza, tutta l’espressione, tutto il tumulto di emozioni che mi attraversavano; i video, soprattutto quelli incentrati sulla natura e quelli che tratteggiavano una surreale rappresentazione visiva della musica e dei suoni che venivano prodotti sul palco; i fuochi artificiali, soprattutto quelli che partivano da dietro l’orchestra; il suono, perfetto, sempre, un bilanciamento tra tutte le fonti sonore inimmaginabile, un livello di dettaglio impressionante, era possibile scindere e percepire i singoli strumenti in qualunque momento. Un’attenzione ed una resa mai sentite, mai.

60 centesimi di euro al minuto (lasciando fuori l’emozione dell’attesa e la gioia rintronata del dopo che chissà quanto durerà), ma il concerto li valeva tutti. Björk li vale tutti. Li varrebbe anche più di una volta, se ci fosse la possibilità.

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