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20150513-212803-c2ba6e7749744b447b26ed3c6fb7bef0-680Ieri sera, giovedì 30 luglio, si è ahimé concluso il mio personale festival estivo di concerti romani. In un mese e mezzo ho visto Patti Smith, le CocoRosie, Lauryn Hill, Nneka, Björk e, per ultimi a suggellare la stagione, i romanissimi Fabi, Silvestri e Gazzè. Per l’occasione sono tornato al Roma Rock Festival dopo 8 anni di assenza, principalmente a causa di prezzi fuori controllo: quest’anno, per vedere i Muse in piedi, al caldo, con un’umidità pazzesca, in un posto periferico e mal collegato, chi ha comprato i biglietti in anticipo ha pagato la bellezza di 60 euro più prevendita e commissione, quindi minimo 70 – gli 80 euro per vedere Björk accompagnata da un’orchestra d’archi, comodamente seduto e con un’acustica perfetta, dalla galleria della ventilata cavea del Parco della Musica in proporzione erano meno.

Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè fortunatamente hanno deciso di farsi pagare il giusto: 17,50 euro più prevendita, quindi 21 dal sempre ottimo Orbis. E dico fortunatamente perché sono felicissimo di aver assistito a quella che è a tutti gli effetti stata una celebrazione. Anzi, due: una tributata dal pubblico ai tre artisti, ed una tributata da questi ultimi al pubblico romano, nella serata di (momentanea?) chiusura del loro percorso comune.

Una bellissima festa di due ore e quaranta minuti. Iniziata tardino, attorno alle 22, con la solita noncuranza per chi stamattina avrebbe avuto da fare, e finita all’una meno venti dopo un concerto strepitoso, divertente, intenso e coinvolgente.

Diciamocelo, i tre hanno avuto gioco facile. Hanno potuto attingere da un gran bel disco comune e da tre carriere costellate di inni riconoscibili da tutti o quasi: “Capelli”, “Lasciarsi un giorno a Roma”, “È non è”, “Il negozio di antiquariato” per Fabi, “La favola di Adamo ed Eva”, “Cara Valentina”, “Il timido ubriaco”, “Una musica può fare” per Gazzè, “Testardo”, “Cohiba”, “Il mio nemico”, “Salirò” per Silvestri, e chi più ne ha più ne metta, alternate ad “Alzo le mani”, “Life is sweet”, ma soprattutto “Come mi pare” e “L’avversario”, brano in cui Fabi e Gazzè si producono in un surreale incontro di boxe a colpi di punzecchiature, mentre Silvestri ne fa la cronaca, impreziosito nel finale da una serie di frammenti di vecchi successi modificati per trasformarli in ulteriori frecciate. Eccezionale.

Fin troppo agevole, dunque, per tre artisti navigati, uomini con una gran carriera alle spalle che su un palco ci sanno stare perfettamente, accompagnati da una band di musicisti altrettanto validi, tra cui, defilato, l’ottimo ed acclamatissimo Roberto Angelini, coinvolgere e travolgere il pubblico della loro città, suonando, appassionando, divertendo e prima di tutto divertendosi, fingendo di beccarsi e suonando con un’armonia ed una passione che a volte nemmeno gruppi con un vissuto comune ventennale sono in grado di proporre.

Proprio questo, forse, poteva essere il dubbio: come tre musicisti abituati ad essere al centro dell’attenzione avrebbero potuto dividere il palcoscenico con gli altri, farsi da parte e mettersi al servizio di un altro solista quando necessario. Dubbio spazzato via in pochi secondi: Fabi, Silvestri e Gazzè sempre perfetti, brillanti ed ironici – stima, amicizia, voglia di giocare e divertirsi ed un pubblico estremamente reattivo aiutano parecchio in queste circostanze – ed oltretutto capaci di mantenere un’intensità costante per tutto la durata dello show. I cali di ritmo, questi sconosciuti.

Una notazione simil-tecnica: sul palco c’era una legione di musicisti, con attrezzature sufficienti per una seconda legione. Non sempre hanno suonato tutti, anzi a volte l’intera band se ne andava e lasciava i tre da soli a sbrigarsela – cosa che ovviamente facevano in modo egregio. Tuttavia, alcune canzoni sono state adattate per consentire a tutti di intervenire: sempre in modo elegante, preciso e perfettamente coerente con la struttura del pezzo. Un’ulteriore prova della perizia dei nostri eroi, casomai ce ne fosse bisogno.

Una nota umana: Max Gazzè è il clown del gruppo, non perde occasione per ironizzare o fare semplicemente lo scemo. Tuttavia, personalmente, il più simpatico è Daniele Silvestri. Uno a cui basta aprire la bocca per far ridere.

Due ore e quaranta di ottima musica, di grande spettacolo, di mutua celebrazione e di splendida e divertita comunicazione, dalla passione al cazzeggio senza soluzione di continuità. Bellissima serata.

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