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MIkael NIemi - La pienaCome ci si comporterebbe davanti al Mostro? Come mi comporterei io davanti al mostro? Come reagirei davanti al nemico implacabile al di là delle mie forze? In che modo me la vedrei con l’emergenza improvvisa, il disastro inevitabile, la necessità di reazione immediata?

Mikael Niemi, scrittore svedese, si deve essere posto questa serie di domande e poi ha deciso di scrivere un libro per provare a rispondere. Rispondere in modo onesto, prendendo in considerazione ipotesi, situazioni, schemi mentali ed emotivi, istinti, provando anche ad immaginare quelli degli altri, e non limitandosi a scrivere l’epopea dell’eroe, con la damigella in pericolo, il buono, il brutto, il cattivo, lo sceriffo e l’antagonista. E ha tirato fuori un grandissimo romanzo.

Il Mostro è in questo caso un’ondata di piena, un enorme e devastante muro d’acqua che invade violentemente una vallata a seguito del cedimento improvviso di una diga, una valanga di portata e dimensioni inimmaginabili, probabilmente anche iperboliche, che prima esplode nella quasi totale solitudine della montagna, e successivamente incalza ed irrompe nella vita di alcune tranquille comunità del Nord della Svezia, in particolare in quella di un certo numero di personaggi su cui l’autore decide di soffermarsi, ognuno impegnato nella sua esistenza quotidiana.

C’è l’uomo frustrato ed incattivito che si lascia travolgere dalla rabbia e poi cerca di utilizzare il disastro per disfarsi delle prove di uno stupro ed un omicidio; c’è l’uomo che si aggrappa al cadavere dell’amico per rimanere a galla e farsi trascinare dalla corrente; c’è il marito tradito e depresso che ha deciso di farla finita schiantandosi col suo elicottero, che prima sfugge all’arrivo dell’onda per puro istinto di sopravvivenza, poi si trova in volo, e come tale unico a poter dare l’allarme e salvare persone dall’annegamento; c’è la tizia in stato di shock e delirio di onnipotenza; c’è la ragazza che si trova imprigionata nel mezzo dei flutti, dentro una casa sradicata da terra; c’è la madre disposta a tutto, ma veramente a tutto, per riuscire ad avvertire la figlia. E ci sono soprattutto quelli che non ci credono, che vedono in chi cerca di avvertirli il vero mostro, l’ovvia diffidenza contro il senso di impotenza di chi non riesce a salvare vite perché non riesce a spiegarsi, a rendersi credibile.

Ci sono, in altre parole, gli esseri umani che vivono una situazione archetipale, in cui istinti, razionalità ed emozioni si mischiano e tratteggiano decisioni ed azioni, reazioni e comportamenti, in cui ogni personaggio è l’uomo in senso assoluto, con cui ogni lettore finisce per identificarsi, per condividerne i pensieri, l’urgenza, la disperazione, la rabbia, e che contemporaneamente avverte come distanti, perché nessuno si trova davvero nella sua stessa condizione, e farsi la domanda “ok, ma cosa farei io?”, farsela davvero, è molto più difficile e destabilizzante che sedersi e cavillare criticamente su quello che legge.

Il romanzo copre un intervallo temporale limitatissimo: inizia delineando i personaggi principali mentre la diga inizia a cedere e si conclude prima che la piena abbia raggiunto la città a valle. Il ritmo è serrato, dettato dall’urgenza, eppure c’è tutto il tempo per riflettere. Si tratta di un libro crudo, cupo e brutale, e Niemi ha il coraggio di non tirarsi mai indietro, che si tratti di descrivere dettagli più sordidi e truculenti o di fare un’introspezione delicata e profonda: un autore che sa scrivere e raccontare l’uomo e la sua natura usando l’iperbole e le reazioni più ancestrali e contemporaneamente l’empatia e la comprensione, e sa trasmettere tutto questo a chi legge mantenendo sempre un ritmo serrato e frenetico.

Un romanzo travolgente, senza pietà e pieno di umanità. Un libro eccezionale.

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