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Visto che siamo in estate, riporto le foto di sei donne che trovo assolutamente, terribilmente, mostruosamente, oltraggiosamente attraenti.

Alcune di queste sono di una bellezza elegante, affascinante e complessa, altre sono molto più semplici e sanguigne. Alcune sono alte e slanciate, altre meno, alcune hanno un metro di gambe, altre tette e culo. Tutte sono personaggi pubblici, in un certo qual modo star, che hanno la necessità di apparire sempre al meglio e dunque di vestire sempre molto bene, valorizzandosi e, nelle occasioni pubbliche, mettendo abiti di alta moda.

Il problema è che secondo quanto denunciato da Agnes Hedengård, una modella diciannovenne che non riesce a lavorare perché è troppo “grossa”, è l’alta moda che sembra non essere fatta per loro. Apparentemente la modella svedese non viene più chiamata per sfilare, non perché è troppo grassa, come frettolosamente e stupidamente riportato da alcuni media italiani (che riescono sempre a distinguersi per cialtroneria e approssimazione), ma perché ha i fianchi ed il sedere, tra l’altro un gran bel sedere. E questo non va bene: i creativi della moda, che si credono grandi artisti, devono essere liberi di disegnare vestiti per delle pertiche di un metro e ottanta, senza forme e senza massa grassa. Un po’ lo stesso discorso delle archistar, che lavorano per il giorno dell’inaugurazione, poi se l’edificio è inutilizzabile perché qualcuno si è scordato gli ascensori o le scale antincendio sono inadeguate, pazienza, qualcuno interverrà.

Non voglio entrare nella polemica pseudo-sessista sul fatto che la Hedengård sia un oggetto ed il mondo della moda un pessimo esempio per le ragazzine: la Hedengård ha scelto liberamente di lavorare col suo corpo e deve accettarne le conseguenze – comprese quelle ridicole e quelle offensive. Lei non ha scelto di fare questo lavoro per essere un esempio, per nessuno, e, già che ci siamo, lo stesso vale per calciatori e rockstar.

Il punto è un altro: il punto è che chiunque è in grado di vestire una pertica di un metro e ottanta, completamente sprovvista di forme e con un portamento perfetto e ben studiato. Vorrei capire cosa mai potrebbe starle male, una come Miranda Kerr anche indossando un sacco della spazzatura con i buchi per braccia e gambe risulterebbe fighissima ed inappuntabile. Altro discorso è mettere una scollatura sulle tette di Ludivine Sagnier senza farla sembrare una spogliarellista, un abito su una donna minuta come Zhang Ziyi e farla apparire slanciata, un vestito che valorizzi lo statuario fisico di Ana Ivanovic senza farla sembrare un muratore per via delle spalle da tennista.

Ma soprattutto, qui stiamo parlando di gnocche colossali, che hanno fior di consulenti di immagine e possono permettersi, per la sera della prima a Cannes o il party di inaugurazione a Wimbledon, di farsi confezionare l’abito su misura, anche da qualche gigante della moda che sfrutta la visibilità per promuoversi. Una donna normale non ha un team di gente che la trucca e la consiglia e non ha il sarto a disposizione: una donna normale, di quelle che in shorts e maglietta quando girano per strada il sabato mattina fanno fermare e girare i maschietti causando gravi problemi di disarticolazione delle mascelle, per il matrimonio dell’amica, la sera all’opera e la cena di Natale in ufficio, si affida a quello che trova nei negozi. Col risultato che, se ha un fisico normale e molto diverso da quello di Miranda Kerr, rischia di sembrare un sacco di patate.

E quindi arrivo alla domanda: ma se una come Agnes Hedengård, alta, algida, sottile, non può sfilare perché ha l’imperdonabile difetto di avere un (bel) culo, di preciso gli stilisti che sfornano in preda a deliri lisergici cosiddetti abiti che cadono perfettamente su donne completamente prive di forme, a chi si rivolgono? Qual è il mercato che cercano di conquistare? Chi cercano di vestire?

Non capisco.

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