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Adesso Juncker ha deciso che nell’Unione Europea mancano l’Europa e l’unione. Approfittiamone per rendergli giustizia, ricordando alcune tra le sue gesta più memorabili, assieme a quelle di tanti altri statisti di altissimo rango, che hanno combattuto tenacemente a favore di una maggiore integrazione tra i popoli, le persone e le culture in Europa.

Jean-Claude Juncker è stato primo ministro in Lussemburgo e ha trasformato il piccolo stato mitteleuropeo in un paradiso fiscale a tutti gli effetti, in cui buona parte delle società multinazionali, tipo Amazon, piazzano la sede legale per pagare meno tasse e fare dumping nei confronti dell’economia locale di mezza Europa; nel mentre la UE, ligia ad una definizione di concorrenza dogmatica ed idiota, multava le librerie di quartiere parigine che si consorziavano per resistere alle pulsioni monopolistiche del colosso americano, tra l’altro chiacchierato per un atteggiamento vessatorio nei confronti dei dipendenti nel silenzio assordante delle istituzioni europee.

Nel frattempo la Grecia, nazione con un’economia traballante, riceveva prestiti a tassi elevati ed ad altrettanto alto rischio di insolvenza da parte di buona parte delle banche continentali, le quali, quando è diventato evidente che l’insolvenza era molto più di un rischio astratto, sono andate a frignare dalle istituzioni europee, che, invece di porsi il problema di banche che passano il tempo a scommettere per poi piangere miseria quando perdono, o magari quello della popolazione greca che non riusciva a pagare i propri debiti e che, strozzata da rate insostenibili, non poteva tentare di impostare una politica volta alla ripresa economica, salvava il sistema bancario senza chiedere garanzie in cambio, concedendo prestiti che tuttavia erano nominalmente erogati non alle banche in crisi, ma allo stato in default, al quale invece domandava come contropartita tagli da lacrime e sangue.

La BCE, in tutto ciò, a causa di uno statuto ridicolo e profondamente dogmatico, in una situazione di stagnazione accompagnata da deflazione, essendo stata costituita con il fine prioritario di combattere l’ascesa dei prezzi, deprimeva l’economia a forza di misure restrittive, rifiutando categoricamente per anni di trasformarsi nel prestatore di ultima istanza di paesi di cui era tecnicamente la banca centrale, assistendo impassibile ad attacchi speculativi contro titoli di stato di nazioni con politica fiscale spuntata grazie ai vincoli di bilancio di una UE rigida con gli stati e accomodante con i creditori, attacchi che arricchivano grandi gruppi bancari e si trasformavano rapidamente in problemi contabili gravissimi per paesi con milioni di abitanti. Il tutto mentre di una politica monetaria espansiva per dare una smossa ad un sistema bloccato non se ne parlava neanche – eh, no, c’era il rischio puramente teorico del 3% di inflazione, meglio veder crollare il PIL del 25%, peraltro con grosso aumento della diseguaglianza.

Contemporaneamente, in tutti gli Stati periferici, messi in difficoltà da scelte economiche e finanziarie dissennate effettuate a livello centrale dalla Commissione, dal Parlamento europeo e dalla BCE, oltre che dalla Merkel che a volte opera come il padrone di un intero continente, scelte basate su concetti economici orientati ad un liberismo estremo ed ad un totale assoggettamento ai giganti della finanza, del web e dell’industria, venivano messi in discussione diritti fondamentali come la sanità e l’istruzione pubbliche e l’erogazione e distribuzione di beni e servizi primari, tra cui l’acqua, perché costano troppo, lasciando che si iniziasse a suggerire che questi siano in realtà privilegi da discutere, avallando di fatto una guerra tra poveri per l’accesso alle risorse ed ai diritti residui.

Non c’è che dire, Juncker ha ragione. E sono molto contento che abbia preso coscienza del problema: mi piace chi fa autocritica. Quindi immagino che dopo aver annunciato il fallimento della sua spinta unitaria, rassegnerà le sue dimissioni e farà pressioni perché altri facciano lo stesso.

Come sarebbe a dire che non era questo il succo del discorso?

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