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Come ho già detto in passato, la radio indipendente di Seattle KEXP (fortemente orientata a promuovere la musica indie in tutte le sue sfaccettature, con mezzi molto efficaci ed interessanti come dei mini-live negli studi della stessa) è una delle mie fonti principali di accesso a musicisti che altrimenti avrei poche possibilità di scoprire. Il problema è che l’account Twitter di KEXP, tra “song of the day” e live in studio, ha un ritmo di segnalazioni spropositato, che oltretutto, a causa del limite di 140 caratteri, sono prive di filtri che possano suggerire a chi lo segue cosa vale la pena provare ad ascoltare, quindi di solito io rimango indietro e poi cerco di recuperare con un surf furioso su youtube.

Recentemente le mie peregrinazioni tra i “live on KEXP – full performance” mi hanno portato a farmi ripetutamente consigliare, come primo video da vedere dopo quello che stavo guardando, il mini concerto di tale Lady Lamb. Vista l’insistenza, ad un certo punto l’ho aperto. Lady Lamb ha inizialmente conquistato la mia perplessità con un riff veloce per chitarra elettrica, accompagnata da un batterista ed un bassista – non esattamente una sequenza di indizi favorevoli ai miei gusti. Poi, l’inquadratura si è spostata sul suo viso, che, ricordando vagamente quello di Camila Giorgi, mi ha immediatamente suggerito di fermarmi un attimo a vedere cosa succedeva.

Beh, in poco più di venti minuti di musica più cinque di intervista, di cose ne succedono effettivamente parecchie. Cominciamo col dire che in studio a suonare non c’era altra gente a parte quelli che si vedevano nei primi secondi, ed io ho passato qualche minuto a capire dove si nascondesse il resto della band: Lady Lamb, che è anche nota come Lady Lamb The Beekeeper e in realtà si chiama Aly Spaltro, fa un tale casino che sembra accompagnata da un’orchestra. E il casino lo crea principalmente lei: anche il batterista si dà parecchio da fare, ma non si arriva a pensare che ce ne sia un altro da qualche parte. Inoltre, sia quando suona che quando parla con la dj, ha un atteggiamento molto forte, sicuro di sé è trascinante.

Ma soprattutto, la musica. La definizione più appropriata, per l’incasellamento all’interno di un contesto culturale, è indie rock, ma in realtà Lady Lamb fa tecnicamente quello che cazzo le pare con un’orchestrazione rock minimale – la sua voce, la sua chitarra, un bassista ed un batterista. I brani (non uso il termine “canzoni” perché quelle di Aly Spaltro non possono essere chiamate così) sono creatività pura: quando ne inizia uno, si ascolta come comincia e non si ha la più pallida idea di dove andrà a parare. Cambi di ritmo, di tonalità, di registro, di sonorità, di temi portanti, di qualunque cosa; sono convinto che se miss Spaltro potesse cambiare gli strumentisti a metà pezzo lo farebbe. L’aspetto più singolare è tuttavia il fatto che tutto quello che fa è perfettamente naturale. Non c’è da perdersi, non c’è niente di illogico, non c’è da fermarsi perplessi a chiedersi cosa diavolo stia capitando. C’è da ascoltare e farsi guidare da una che sa cosa vuole suonare ed esprimere, come suonarlo ed esprimerlo, come farsi ascoltare e come far sembrare qualunque cosa, inclusi i suoi voli pindarici musicali, normale, facile, comprensibile. Un genio.

Ad oggi, Lady Lamb ha pubblicato un numero imprecisato di singoli, EP ed altro materiale autoprodotto – il che suggerisce un livello di indipendenza, e potenzialmente anche di turbolenza, piuttosto elevato – e due dischi da una dozzina di brani e un’oretta di musica l’uno. Il primo, “Ripley pine”, è bello, il secondo, “After”, è sensazionale: non c’è un pezzo debole e ce ne sono tanti strepitosi, in tutte le loro parti ed il loro peregrinare.

La prossima settimana Lady Lamb si esibirà al Bitterzoet di Amsterdam, in una sera in cui anch’io mi troverò nella capitale olandese, lunedì 21 settembre per la precisione. Sperando che il locale non sia esaurito, visto che in Italia non ci viene nemmeno per sbaglio… Che culo!

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