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Lady Lamb tourQuando ho scoperto che Lady Lamb si sarebbe esibita ad Amsterdam mentre io mi trovavo lì per tutt’altra ragione, ho scoperto anche che una settimana dopo ci si sarebbe esibita, nello stesso locale, anche Rachael Yamagata – una che seguo da anni, una con una voce roca e graffiante, calda, emozionante, devastante, una il cui secondo album, “Elephants… Teeth sinking into heart”, è tra i più dolorosi della mia discografia. Lì per lì la mia reazione è stata più o meno: palo, porca troia, palo!

È passata una settimana abbondante dal concerto di Lady Lamb, ed oggi la combinazione di eventi che mi ha portato a vedere lei ed a mancare Rachael Yamagata di una settimana la vedo più come la vittoria ad una lotteria. Del primo premio di una lotteria, per la precisione.

Ho visto otto concerti da metà giugno al 21 settembre, compresi Patti Smith, Bjork dopo 22 anni di attesa, le CocoRosie e la rappresentazione di The Human Equation di Ayreon; nel corso dell’ultimo anno ho ascoltato dal vivo la dea della voce Anneke Van Giersbergen, Sharon Van Etten in un’esibizione intima ed intensa e Yuja Wang maltrattare un pianoforte e rendere sensuale persino una sonata di Chopin. Ebbene, per trovare un evento che mi abbia travolto come ha fatto Lady Lamb lunedì scorso, devo tornare indietro di molto più tempo: di circa 8 anni, quando al Jailbreak di Roma vidi transitare sua maestà Emilie Autumn, peraltro con le placche alla gola ed un numero imprecisato di problemi tecnici.

È passata più di una settimana dal concerto, solo da un 3-4 di giorni ho iniziato ad ascoltare qualcosa di diverso da Aly Spaltro e comunque, quando lo faccio, ho la sensazione di star perdendo tempo. Cerco continuamente testimonianze di sue esibizioni live, perché la differenza tra le registrazioni in studio e la sua capacità di esplodere in un cataclisma di passione, emozioni, sentimenti quando esegue i suoi pezzi dal vivo è incommensurabile e difficile da spiegare a chi non l’ha mai vista di persona.

Lady Lamb 1Lady Lamb dal vivo è una bomba. È talmente brava, talmente emozionante da essere sexy. Non conta che sia carina o meno, è attraente per quello che fa, per come lo fa. Starle davanti, come le stavo io al Bitterzoet di Amsterdam assieme a non più di un’altra quarantina di persone che le proprie fortune se le sanno andare a cercare, significa esserne travolti. Dei brani incredibili che seguono il puro umore, la sua pura necessità comunicativa, una tizia di un metro e mezzo che salta, canta, suona, violenta la sua chitarra e le sue corde vocali, e soprattutto trasmette quello che ha dentro con una potenza spaventosa, soverchiante, magnifica, guidata da una necessità fisica di farlo, possibilmente spaccando le orecchie a chi è lì per starla a sentire.

La musica, soprattutto. Pindarica, illogica, non c’è un pezzo che abbia uno sviluppo prevedibile, eppure non c’è un solo momento in cui sembri che miss Spaltro ostenti o dia sfoggio di perizia. Anzi, Lady Lamb prende per mano chi è disposto ad ascoltarla e lo trascina dentro di sé, mettendo tutta sé stessa e tutta la sua creatività al servizio di ciò che vuole dire. Non parlo di testi (almeno non solo, perché basta leggere quelli di “You are the apple” o “Crane your neck” per capire che anche in questo campo siamo su profondità epocali): è il suo modo di scrivere brani, di raccontarsi, di esprimersi, il fatto che sia così magnificamente imprevedibile e travolgente è ciò che la rende una musicista, un’artista unica, fantastica e meravigliosa.

Sul palco era accompagnata da bassista e batterista, due “amici” che vivono a Londra, due musicisti solidi, ma stando ai video che girano su youtube perfettamente sostituibili: ho la sensazione che il suo modus operandi preveda di trovarne di sufficientemente bravi per essere capaci di starle dietro, seviziarli finché non suonano i suoi pezzi come dice lei e poi andare. Come non amarla?

L’unico punto debole del concerto è stato la scarsa durata: un’ora e Lady Lamb ha lasciato il palco: il tempo di riporre la chitarra e inforcare gli occhiali ed è scesa dal palco dal lato ed ha attraversato la sala per andare nel retro a vendere personalmente il suo materiale. Peccato che l’Italia non la sfiori nemmeno. Uno potrebbe replicare che ora l’ho vista quindi, almeno per me, non ce n’è bisogno, ma il fatto è che una così andrebbe vista una volta a settimana. Almeno.

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