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Ieri è stata la giornata più bassa, infima, squallida e sconfortante nella storia della politica italiana. Il sindaco di Roma è stato costretto a dimettersi per 915 euro di note spese contestati – non dichiaratamente o dimostratisi fasulli, no, semplicemente contestati. Fossimo in Inghilterra, Germania, Olanda, o in qualunque altro paese civile, sarebbe stato non dico normale, ma comprensibile. Ma non siamo in un paese civile, anzi, da ieri sera lo siamo anche un po’ meno di prima.

Ignazio Marino ha dovuto subire oltre due anni di linciaggio mediatico e campagne di delegittimazione ai livelli dei due minuti d’odio di “1984”: 27 mesi in cui è stato additato come responsabile unico di tutto quello che non funzionava a Roma, da giornali e partiti che, dopo aver lasciato che la città andasse in malora, con un sindaco attaccabile ne scoprivano improvvisamente le magagne. Dopo l’emersione dello scandalo di Mafia Capitale, in relazione al quale Marino si è subito messo a disposizione degli inquirenti, e di foto di elementi di spicco dell’ex maggioranza, tra cui l’ex sindaco, e dell’attuale governo impegnati in cene con tangentari, intrallazzisti e maneggioni, nessuno, e dico nessuno, ha avuto la decenza di stare zitto. Persino Gianni Alemanno ed il suo partito hanno avuto la faccia tosta di parlare. Alemanno, quello fotografato con Buzzi e Casamonica, quello che aveva militarizzato l’ATAC parcheggiandoci parenti ed amici e portandola sull’orlo della bancarotta.

In oltre due anni di campagne stampa denigratorie e diffamatorie, abbiamo visto emergere i tre grandi scandali della gestione Marino: la Panda rossa multata per accesso non autorizzato nella ZTL del centro storico – la macchina privata del sindaco che non può entrare nel centro cittadino, nemmeno Kafka ci avrebbe pensato; la gaffe con Bergoglio, che a domanda precisa ha detto di non aver invitato Marino negli Stati Uniti – una bufala palese, visto che Marino aveva dichiarato prima di partire che era stato invitato dal sindaco di Philadelphia e che avrebbe sfruttato il viaggio per incontrare possibili investitori; 20.000 euro di note spese, con articoli di pura prostituzione che sono arrivati a contestare l’acquisto di una corona di fiori da 100 euro per Charlie Hebdo – il totale contestato, per ora al livello del parola contro parola, è di 915 euro.

Un politico italiano messo per due anni e mezzo sotto una lente grossa quanto quella del telescopio Hubble, del quale tutto quello che si scopre sono queste tre stupidaggini (un’inezia e due bufale), può essere classificato sotto la voce gentiluomo, gentiluomo vero. Il tutto mentre il partito che ha sfiduciato Marino ha un segretario che si fionda con un volo di stato a New York per vedere la finale di un torneo privato di tennis, cosa che sicuramente sarà costata agli italiani molto meno di 915 euro, e poi postare una foto celebrativa su Facebook con la bandiera italiana a rovescio; mentre detto partito si appresta a modificare la Costituzione italiana con l’appoggio di un tizio che ha cinque procedimenti giudiziari aperti, sostiene la fiducia ad un governo che ha 4 sottosegretari indagati ed appoggia incondizionatamente il governatore della Campania che ha una condanna in primo grado e parla come un boss mafioso.

Però Marino deve essere scaricato: Marino fa gaffes, Marino trascrive nel registro delle unioni civili i matrimoni omosessuali contratti all’estero, Marino partecipa al gay pride con la fascia tricolore – tutte cose sgradite oltre Tevere, in quell’istituzione che manda in televisione un sacerdote a spiegare che inculare o farsi spompinare da un bambino di 8 anni è un peccato tutto sommato comprensibile in cui la vittima ha una parte di colpa, fare più o meno le stesse cose con un adulto consenziente è una malattia che non merita nessun tipo di comprensione. Marino offre la colazione ad un reduce di Auschwitz con la carta di credito del comune. Ma soprattutto Marino cerca di stoppare gli appalti truccati, i giri di mazzette, gli affari tra corrotti in cui c’è sempre qualche spicciolo per chi gira la testa dall’altra parte. È per questo che se ne deve andare, soprattutto prima di un giubileo, è per questo che il PD e SEL lo devono togliere di mezzo, mentre fuori dal Campidoglio M5S, NCD, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Casa Pound e chissà quali clan di malavitosi festeggiano.

Mi fate schifo.

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