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Chiunque non abbia vissuto con la testa sotto due metri di sabbia nelle ultime settimane deve aver notato che c’è stato uno scandalo che ha coinvolto la Volkswagen, rea di aver messo sul mercato milioni di macchine costruite per falsificare le rilevazioni sulle emissioni. La magagna è stata scoperta negli Stati Uniti e si è anche ventilato che il governo tedesco sapesse del problema, forse a seguito di una segnalazione da parte dell’Unione Europea. Dopo cotanta figura di merda, la Volkswagen è andata in crisi (il titolo è crollato solo nei primi giorni di oltre il 30%, si parla di perdite di oltre un miliardo e mezzo di euro solo nel terzo trimestre 2015), l’amministratore delegato in carica al momento di progettazione e realizzazione della truffa si è dimesso (con una scandalosa liquidazione di 33 milioni di euro quando un licenziamento per giusta causa sarebbe stato probabilmente più consono, ma qui potremmo scoperchiare un vaso di Pandora e lasciamo stare).

Alcune cose sono tuttavia avvolte dalla nebbia: ad esempio i nomi delle persone che hanno materialmente ideato e progettato la truffa, realizzato la strumentazione fisica e virtuale per portarla a termine ed autorizzato e diretto l’installazione di tale strumentazione sulle autovetture. E sono ragionevolmente sicuro che questi nomi resteranno sconosciuti. Perché il truffatore, in questa vicenda, non è un reparto che ha deciso autonomamente di fregare il prossimo: è l’intera Volkswagen, e come tale è giusto che paghi l’azienda, chi la dirige, chi la protegge e chi ne avalla l’attività di lobbismo a Bruxelles.

Ora, io ritengo che una discreta parte dei dipendenti della Volkswagen sapesse che le macchine erano una fregatura, a maggior ragione quelli che la realizzavano, la fregatura: tuttavia tutte queste persone sapevano anche che, in caso fossero stati scoperti, non avrebbero pagato personalmente perché non erano loro ad aver preso le decisioni, quindi sono andate avanti, hanno acconsentito a procedere. In Germania questo tipo di comportamento è considerato un tratto positivo, indica fedeltà e senso di appartenenza, ed è grosso modo lo stesso principio dei gerarchi nazisti che a Norimberga si difesero dicendo che loro avevano eseguito ordini. In Italiano tutto ciò è la componente essenziale di un concetto che si chiama omertà.

Il punto però è un altro: immaginiamo che la stessa cosa succeda alla Fiat. Io non ho nessuna difficoltà ad immaginare che il primo nome a saltar fuori ed a finire esposto alla pubblica gogna sarebbe quello dell’ingegnere che ha progettato il pezzo, con la motivazione che ha agito all’insaputa della dirigenza. A qualunque livello, aziendale come istituzionale, in Italia paga sempre l’esecutore materiale, mai il mandante, che di solito si dichiara sempre all’oscuro di quel che fanno i suoi sottoposti – il bello è che le persone considerano il non sapere cosa succede sotto la propria responsabilità una scusante valida. In altre parole, un’azienda ed un’istituzione italiane chiedono ai propri dipendenti il medesimo comportamento amorale se non illegale, pretendendo cieca obbedienza ed omertà esattamente come la Volkswagen, ma senza offrire un’adeguata compensazione economica né la relativa protezione dall’esterno.

A questo punto, prendiamo un dipendente di una qualsiasi azienda italiana a cui venga chiesto esplicitamente di infrangere la legge. Magari un dipendente motivato, che in passato ha mostrato slancio ed iniziativa, venendo però spesso frustrato perché avere delle idee significa mettere in ombra quelli che non le hanno, soprattutto i dirigenti. Per quale motivo questo dipendente dovrebbe fare quello che gli viene chiesto? Sapendo che, nel caso la faccenda venga fuori, finirebbe per esserne il capro espiatorio, su cosa dovrebbe basarsi il suo senso di appartenenza? Perché dovrebbe essere motivato a lavorare per un’azienda che non lo sta a sentire ma lo obbliga ad esporsi in prima persona per i casini che fanno altri che guadagnano più di lui ma rifiutano le responsabilità?

È così che nascono intere legioni fancazzisti menefreghisti – non che in natura i fannulloni non esistano, ma qui stiamo parlando del fenomeno di massa. L’italiano medio non è biologicamente ed antropologicamente diverso dal resto della razza umana – basta vedere cosa succede quando gli italiani vanno a lavorare in aziende che li pagano, li fanno sentire importanti e li proteggono, nemmeno necessariamente all’estero. Tutto il resto è propaganda populista.

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