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Venerdì notte, mentre Parigi cercava di iniziare a raccogliere i cocci di una delle giornate peggiori della sua storia recente, su Twitter, Facebook ed Instagram hanno cominciato ad apparire messaggi firmati da persone con nome arabeggiante che, dichiarandosi musulmani, professavano il loro dispiacere e la loro condanna per quanto era avvenuto nella capitale francese, aggiungendo che il medesimo dispiacere e la medesima condanna erano condivisi da circa un miliardo e mezzo di altri musulmani in giro per il mondo.

Non ho replicato a nessuno di questi messaggi. Alcuni li ho condivisi, perché il punto non è quello che ne penso io, ma il fatto che questi interventi devono girare. Da sempre, ogni volta che un fanatico che si dichiara islamico si rende responsabile di un atto violento, assistiamo a schiere di razzisti che si propongono come equilibrati e chiedono ai musulmani “moderati” di prendere le distanze da chi semina violenza in nome di Allah. Pertanto l’unica cosa che contava era che questi messaggi circolassero.

Per quanto io capisca e, politicamente parlando, trovi anche intelligente ciò che queste persone hanno fatto, non posso impedirmi di pensare che sia complessivamente umiliante. Se domani un italiano sparasse sulla folla su un autobus in Germania o un gruppo di tifosi interisti assaltasse alcune famiglie dirette allo stadio, non mi preoccuperei di dover prendere le distanze in quanto italiano o interista “moderato”: mi limiterei ad esprimere le mie opinioni sull’argomento, che tra l’altro sarebbero molto più incisive di una diplomatica e generica posizione di condanna.

Poi mi chiedo, ma tutti quelli che, ogni volta che qualche terrorista che dice di ispirarsi al Corano causa una strage (in Occidente, finché lo fa a Beirut va tutto bene), pretendono che l’islam moderato ne condanni il comportamento, hanno mai fatto lo stesso? In quanto italiani, hanno mai dichiarato pubblicamente la loro indignazione per la strage di Duisburg? In quando (sedicenti) cristiani, hanno mai solennemente giurato che loro non hanno nulla a che vedere con Anders Behring Breivik ed i suoi deliri? In quanto (sedicenti) cattolici, hanno mai espresso disagio di fronte agli abusi commessi da preti pedofili? In quanto membri dell’Unione Europea, hanno mai esternato sdegno per il comportamento del governo ungherese che tratta i profughi mediorientali come deportati? In quanto membri della NATO, hanno mai criticato gli Stati Uniti per (prendo un paio di episodi a caso) aver bombardato un ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz o torturato esseri umani ad Abu Grahib e Guantanamo?

Chiariamo una cosa: io non ho mai formalmente preso le distanze dai fatti di Duisburg, perché ritengo che le persone siano sufficientemente intelligenti da sapere che gli italiani non sono intrinsecamente assassini né mafiosi, e se qualcuno non lo vuole capire non saranno tre righe di circostanza a fargli vedere la luce. Per lo stesso motivo non ho bisogno di dichiarazioni ufficiali per sapere perfettamente che i musulmani non sono terroristi, e se qualcuno di essi è convinto che i fatti di Parigi, o magari l’abbattimento dell’aereo russo sul Sinai, siano comprensibili o giustificabili, ha tutto il diritto di avere le sue opinioni – anzi, mi piacerebbe sapere perché lo pensa, partendo sempre dal presupposto che se uno ha perso parenti in un bombardamento a tappeto in Iraq può comprensibilmente avere un’idea diversa dalla mia sul causare vittime civili.

Quelli che chiedono sempre agli altri di prendere le distanze, invece? Non solo non lo hanno mai fatto in prima persona, ma quanti, pur vedendosi come persone ragionevoli, sono intimamente convinti di non doverlo fare prima di tutto perché pensano che gli americani fanno fondamentalmente bene a torturare i fondamentalisti? Quanti credono che, mentre un musulmano non può ritenere che una ritorsione violenta sia comprensibile, sia da persone equilibrate bombardare mezza Siria, chiudere i confini a chi scappa da tagliagole e bombe e sbrodolano che un gruppo che scrive brani come “Kiss the devil” in fondo fa parte del problema, così come usare un inno all’ateismo come “Imagine” di John Lennon come bandiera?

Il bello è che poi si incazzano se uno lo chiama razzisti o fondamentalisti e li paragona all’ISIS. Ma non perché non siano razzisti, non fraintendiamo, sono consapevoli di esserlo e in privato se ne vantano: perché non vogliono che si dica pubblicamente. In italiano si chiama vigliaccheria.

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