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leghisti-e-presepeIeri, 30 novembre 2015, nel pomeriggio, qualche sciacallo aspirante baciapile ha pensato bene di recarsi a Rozzano, il paese dove il preside di una scuola ha dovuto lasciare l’incarico a seguito di un linciaggio mediatico contro l’eretico scatenato perché aveva impedito ad un paio di beghine di entrare nell’istituto ed insegnare canti religiosi ai bambini, per manifestare la propria solidarietà contro un pericoloso eversore che ritiene la scuola sia laica e si comporta di conseguenza. Abbiamo avuto il piacere di vedere personaggi di altissimo spessore politico, tipo Mariastella Gelmini, quella che tra i banchi dovrebbe tornarci da discente dopo l’incredibile figura di merda sul fantomatico tunnel tra il Gran Sasso ed il CERN, performance in cui si è peraltro prodotta da ministro dell’Istruzione in carica, intonare con un volto grottescamente impegnato nella goffa imitazione di una in preda all’estasi religiosa “Tu scendi dalle stelle”.

Ora, io vorrei chiedere alla Gelmini, ma anche ad altri grandissimi statisti che tutto il mondo ci invidia, come Salvini e la Meloni, se hanno mai compreso il testo del canto natalizio. Infatti, come dicono persone intelligenti quali Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè, “memorizzare le parole e non il senso […] non è talento, anzi è un inganno che lo spazio di un momento avrà”. Vediamo qualche passaggio a caso, fingendo per il momento che non parli del figlio di Dio, ma di una persona qualunque che millanta origini divine, come, ricordo, Gesù fu considerato per tutta la sua vita dalla stragrande maggioranza della popolazione – fu anche crocifisso per questo.

“Tu scendi dalle stelle”. È un immigrato. Ruspa! “Re del cielo”. Blasfemo. Ruspa! “E vieni in una grotta”. La famiglia è senza fissa dimora. Ruspa! “Io ti vedo qui a tremar”. Sta in un campo rom. Ruspa! “Mancano i panni e il fuoco”. Il padre è un nullafacente. Ruspa! “Ti fece amor povero ancora”. È un extracomunitario povero che vuole essere mantenuto dallo stato. Ruspa! Aggiungiamo che il test del DNA mostra pure che il bimbo non è figlio del marito della madre. Una famiglia perversa e promiscua. Ruspa! Magari volevano darlo in affidamento ad una coppia omosessuale. Ruspa!

Una realistica e probabilmente fin troppo ottimista descrizione di quello che succederebbe se Gesù Cristo decidesse veramente di scendere una seconda volta dalle stelle è contenuta in un libro che consiglio davvero a chiunque abbia un quoziente intellettivo non negativo: si tratta di “A volte ritorno” (in originale “The second coming”) di John Niven. Un romanzo di critica sociale e satira di costume feroci, a tratti geniale con delle punte di comicità strepitose.

Figlio di una povera ragazza madre, il giovane Jesus si circonda delle stesse persone di cui è circondato nei vangeli: poveri, disperati, disabili, emarginati. Certo non delle gerarchie ecclesiastiche, di Giuliano Ferrara, di Magdi Allam, di Carlo Giovanardi o di Donald Trump. Predica l’amore, la pace, la libertà, l’accettazione e la tolleranza reciproche, la povertà, il disinteresse per i beni materiali e la necessità di nutrire la mente e lo spirito con la condivisione, la conoscenza e la bellezza: praticamente un hippie. Di conseguenza viene visto come un pericoloso eversore contrario al capitalismo, allo sfruttamento ed alla società di consumi; per di più è blasfemo perché utilizza continuamente a sproposito il nome di Dio.

Ruspa!

La cosa terribile non è tanto che certa gente chiacchieri: ha la bocca e le corde vocali, è difficile impedirlo. È che viene ripresa senza essere sbeffeggiata a morte, fa notizia. A che punto siamo arrivati nella classifica di Transparency International?

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