Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

E così, dopo che la risposta della Francia agli attentati sul suolo parigino, compiuti da cittadini francesi ed europei istruiti da un’organizzazione criminale con sede in Siria, super-equipaggiata e super-finanziata da soldi di provenienza occidentale ed appoggiata politicamente da alleati delle potenze occidentali, è stata bombardare la Siria, la risposta dei cittadini francesi è stata votare Marine Le Pen. Gli stessi francesi che, mentre degli sconosciuti sparavano sulla folla, accoglievano sconosciuti che non riuscivano a raggiungere un luogo sicuro mettendosi d’accordo su Twitter, domenica hanno dato il loro voto ad un partito politico che vuole chiudere le frontiere, armarsi, combattere ed in generale rispondere ad un fanatismo malato con un altro fanatismo malato. Il tutto mentre uno che vuole candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti dichiara che in nome della sicurezza intende chiudere Internet ed fermare i musulmani alle frontiere.

Verrebbe da dire, per fortuna che tutti continuano a dire che gli attentati terroristici non cambieranno il nostro modo di vivere. Il fatto è che purtroppo è vero: non lo stanno cambiando, lo stanno solo radicalizzando.

Le persone libere che credono nel dialogo, nell’integrazione, quelle che erano al Bataclan o che avrebbero potuto esserci, le persone libere secondo la definizione di libertà data da Giorgio Gaber (“la libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”), ammettono candidamente di avere paura, ma continuano a fare quello che vogliono fare, ad uscire, a divertirsi, a socializzare ed a combattere per un mondo equo, giusto, libero e democratico. Le altre, quelle che tutte queste ostentazioni di indipendenza, di libertà, tutte queste laicità, lotte per i diritti civili e per la vita in generale le hanno, chi più chi meno, sempre viste con sospetto, dichiarano falsamente di non essere spaventati e si rivelano per quello che sono: fondamentalisti. Smettono di fare riferimento alla destra moderata e, più coerentemente, appoggiano quella aggressiva, xenofoba e guerrafondaia: lo stesso tipo di destra di tutti i fondamentalismi, quello che cambia è solo il dio a cui si pretende le persone comuni si immolino, sia esso Allah, Gesù Cristo, la Patria, il Partito o il Denaro.

Sono passati circa 50 anni da quando le persone, in particolare i giovani e gli studenti, decisero di ribellarsi all’integralismo e di andarsi a prendere le libertà che la società non aveva intenzione di concedere. Le occupazioni universitarie, la renitenza alla leva, il pacifismo, le lotte per le libertà civili sono nate nei gruppi, nei collettivi, tra gente che aveva paura delle conseguenze delle proprie azioni e si faceva forza a vicenda perché convinta di essere nel giusto, appoggiata da qualche sporadico intellettuale e dall’unico, vero movimento culturale di massa che ha mai predicato l’uguaglianza ed incoraggiato la rottura: il rock.

Un’intera generazione ha portato sul bavero John Lennon, Janis Joplin, Jim Morrison, Bob Dylan, Joan Baez, i Rolling Stones, i Jefferson Airplane in quanto megafono delle proprie rivendicazioni: artisti liberi e trascinanti che imponevano, con il loro carisma ed il loro appoggio popolare, le libertà civili nel dibattito pubblico. Oggi, mentre la libertà viene via via sacrificata in nome della sicurezza ed erosa centimetro dopo centimetro dalle guerre, dichiarate e non (prima di tutto quelle dei fondamentalismi contro le persone libere, solo dopo quelle in cui i fondamentalismi si scannano tra loro), chi è rimasto a difenderla, ad aggrapparsi ad essa, a gridare al mondo la propria voglia di non essere incatenato, ad insegnare a chi non è capace di esprimere la propria necessità di vivere secondo le proprie regole come farlo? I Muse? I Coldplay? Gli One Direction? Non scherziamo. Persino Daniele Silvestri è trattato come un tizio simpatico e un po’ patetico nel suo anacronismo. O vogliamo parlare dei tromboni classisti ed arroganti tipo Eugenio Scalfari o Michele Serra?

E allora fatemi un piacere: quando sarete riusciti a ristabilire l’ordine che tanto vi è caro, a chiudere questa epoca di libertà, diritti e tentativi di conquistare una vera uguaglianza, chiamatela come merita: l’età del rock. Anche in senso dispregiativo, chiamatela musica di Satana, come vi pare, ma datele l’importanza che merita. Iniziata con giovani cresciuti ascoltando “We shall overcome”, “Imagine”, “Light my fire” e “Volunteers”, proseguita con gli Yes, Patti Smith, i Clash, gli U2, i Nirvana, i Massive Attack e chiusa con giovani che crescono ascoltando cantanti sviluppati in laboratorio, ben confezionati, politicamente corretti ed ermeticamente vuoti.

Che amarezza!

Annunci