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Joyce Carol Oates - La ragazza tatuataCiao. Mi chiamo In Bocca Al Lupo Express ed ho un problema con il cliché della damigella in pericolo, o “damsel in distress”, come lo chiamano in terra d’Albione. Ogni volta che mi viene presentata una giovane donna in condizioni di disagio, disturbata o sottomessa, mi sciolgo e cado miseramente. È in questa sorta di perverso feticismo che rientrano alcune delle mie passioni artisticamente più intense, prime tra tutte quella per le cantautrici malinconiche che usano la musica come terapia e per le voci femminili tristi ed eteree che accompagnano una musica scura e dimessa.

Recentemente, mentre cercavo offerte interessanti tra gli Oscar Mondadori scontati del 25%, mi è caduto l’occhio su una copertina in cui campeggia un primo piano di una ragazza coi capelli biondo cenere e l’aria spaurita e sbattuta. Ho preso il libro, “La ragazza tatuata” di Joyce Carol Oates, e ho letto la quarta di copertina: a causa della mia dipendenza da storie di donne problematiche, non ho potuto resistere e ho comprato il libro.

Ora, la mia opinione sull’opera potrebbe essere lievemente influenzata dalla mia malsana passione per certi tipi di storia: quando il personaggio di Alma, appunto la ragazza tatuata, è descritto ed introdotto dall’autrice, il mio libero arbitrio si è preso un periodo di vacanza – alla seconda riga il colpo di fulmine era già partito, alle quinta volevo sposarla. Comunque, per quello che mi riguarda il libro è superbo.

Alma è una donna sconfortante: pressoché priva di istruzione, vive su convinzioni ed opinioni raccogliticce e pregiudizi radicati probabilmente fin dall’infanzia; è arrabbiata col mondo perché ritiene, realisticamente a ragione, di avere un credito inestinguibile con la sorte, e tuttavia si accusa delle sue scelte; non concepisce un tipo di interazione con gli altri che abbia una base diversa dal sesso; si innamora di qualunque uomo le conceda cinque minuti di attenzione (di solito come viatico per portarla a letto), e rimane innamorata di lui qualunque cosa le faccia; accetta maltrattamenti e violenze dalle persone che ha attorno mentre si chiede cosa voglia da lei chi cerca di essere gentile, covando odio e risentimento nei suoi confronti. Una tizia che se le va a cercare con cura, insomma, per la quale tuttavia non si può fare a meno di provare empatia – o almeno, io nel romanzo stavo dalla sua parte anche quando dava di matto.

C’è poi qualche altro bel personaggio, in primo luogo Josh Seigl, uno scrittore che si avvia ai 40 anni e la assume come assistente senza nessuna base logica – a questo proposito, quanto riportato nella presentazione del libro non è del tutto esatto, perché nel corso del romanzo non nasce nessuna complicità tra lui ed Alma, anzi per lo più i due vivono in mondi separati e comunicano a monosillabi perché ognuno dei due non capisce come potrebbe interfacciarsi con l’altro, né sembra troppo interessato. Seguono l’amante di Alma, che la maltratta, la deruba e la cede agli amici tenendola per la maggior parte del tempo sballata, la sorella disturbata e paranoica di Josh, più una breve serie di individui di rilevanza molto limitata, che hanno come unico scopo quello di far sentire Alma sempre fuori luogo, e di farla chiudere sempre più in sé stessa, nel suo odio e nel suo rancore verso il mondo, foraggiati dal suo cosiddetto amante che la usa senza nemmeno provare a nascondersi – lei stessa ne è consapevole ma rinuncia a combattere, preferendo concentrarsi sull’odio verso chi prova a trattarla con rispetto. Il tutto fino ad un finale nemmeno troppo scontato, che suggella e completa un’opera a suo modo maestosa nel descrivere il dramma quotidiano sconvolgente e terribile di una persona invisibile, nel dare corpo e sentimenti tutt’altro che ovvi, evitando il tono paternalistico e la retorica della vittima, a chi non è in grado di esprimerli.

E insomma, la Oates ha scritto un gran bel libro, che di temi ne tocca tanti, dalle difficoltà di comunicazione tra persone differenti all’accettazione della propria mortalità, passando per un intelligente ritratto di una persona sola, emarginata e sostanzialmente sconfitta, e tutti come sfondo ad una storia complessa ed interessante, penso e spero anche per chi è un po’ meno monotematico di me.

Consigliatissimo.

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