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Non conoscevo Unplugged in Monti fino ad un mesetto fa. Ci ha pensato un’amica ad introdurmi nel magnifico mondo dei private concert nel primo rione della capitale, segnalandomi per il 2 febbraio Kristin McClement, questa artista british creativa e malinconica dalla voce bassa e i toni scuri.

Al Black Market, in via Panisperna. Non c’ero mai stato. La sala, oltre il pub, è piccolissima, contiene una sessantina di persone sedute, su pouff nelle prime file, su sedie stipate da metà in poi. Si sta un po’ stretti, ma la sensazione di intimità è fortissima. I volumi sono contenuti e l’idea è proprio che si stiano facendo quattro chiacchiere con chi sta sul palco. C’era anche gente in piedi.

Ha aperto la serata un tizio che al Black Market si era esibito lunedì, tale Luke Winslow-King. Un po’ country, un po’ blues, era sul palco con una chitarra acustica e un partner che lo accompagnava con una seconda acustica, spesso suonata con tecnica slide, davvero bravo. Simpatici, anche nel tentativo di coinvolgere il pubblico, ma proprio non è il mio genere. Per quello che mi riguarda, può andare bene per un quarto d’ora quando quello che suona sa quello che fa, non di più. Winslow-King è rimasto sul palco per circa 50 minuti, poi ha salutato, lasciando la sala a Kristin McClement. Lei è arrivata dopo pochi minuti, con le sue chitarre, una acustica ed una elettrica (ma come, non era “Unplugged”?) ed un batterista che suonava anche la tromba ed una tastiera. D’altra parte, il suo finora unico album, “The wild grips”, di suoni ne ha davvero parecchi, sarebbe stato un peccato troncare tutto limitandosi a voce, acustica e percussioni.

Incredibilmente, nonostante la McClement fosse il clou della serata, la sala ha perso pubblico – e veramente non me ne capacito. Lei ha iniziato in sordina, nel senso che per qualche secondo proprio non si è capito che il concerto stava effettivamente iniziando, il profilo dell’attacco è stato talmente basso (con anche una cassa momentaneamente fuori uso) che sembrava lei ed il factotum al seguito stessero accordando gli strumenti.

Il concerto, un’ora abbondamente in cui Kristin ha suonato praticamente tutto “The wild grips” e la title track dall’EP “Pursue the blues”, è stato la quintessenza dell’intimità. Un po’ come il disco, per dire la verità, e non è per niente scontato che un musicista sappia ricreare dal vivo quello che costruisce in studio, con più gente oltre che con più tempo. Nel pub la gente beveva e chiacchierava, noi eravamo riuniti ad ascoltare una donna che cantava, parlava di sé e si raccontava con calma ed eleganza, quasi sottovoce. Fuori c’erano quelli che si divertivano, dentro noi, attorno ad un focolare, a raccontarci ed a lasciarci coinvolgere da una tizia che ha tanto, tanto da dire.

Un concerto scuro e personale, dei brani intensi e toccanti. Kristin McClement ricorda vagamente una versione cupa e dimessa, soffice e malinconica di Julia Holter. Scrive brani raffinati e complessi, utilizzando tempi insoliti e sincopati e variazioni ritmiche, melodiche e sonore; nella sua musica c’è molto di più che semplici “canzoni”, non c’è la ripetizione di strofe e ritornello, ma soprattutto c’è un faro imprescindibile, quello di raccontarsi, di comunicare, di esprimersi e di coinvolgere chi è disposto ad ascoltare. Kristin McClement non è una che cerca di mostrarsi originale perché originale lo è veramente, e non è una che strilla e sgomita per farsi ascoltare, perché vuole raggiungere chi vuole sentirla e lasciarsi cullare pacificamente dalla sua musica, dai suoi testi e dalla sua bellezza.

Serata superba, impreziosita da una coda in cui Kristin ha venduto e firmato qualche copia del suo materiale (CD ed EP, niente vinile mannaggia!) e scambiato impressioni con chi voleva parlare con lei della sua musica. Gentilissima, sorridente, disponibile, interessata e sinceramente colpita dalle parole di apprezzamento che riceveva.

Che dire? Grazie a Teresa per avermela fatta conoscere, grazie al Black Market, ad Unplugged In Monti e soprattutto grazie a Kristin McClement per un concerto morbido, elegante e malinconico. Bellissimo.

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