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I Fratelli PheegaUno degli account più interessanti su Twitter è quello dei Fratelli Pheega, la cui tagline è “Perle di saggezza dalla vita in giù dal 1988.” È veramente una fonte di ispirazione costante, oltretutto divertente e politicamente moto poco corretto – d’altra parte, come dice un mio amico, non ho mai conosciuto una persona intelligente che fosse politicamente corretta. Il loro messaggio fondamentale è sostanzialmente: “scopate!” I Fratelli Pheega raccomandano al mondo di fare sesso, sempre, comunque, ovunque, di divertirsi e mettersi a disposizione del partner. Ma soprattutto, di non mentire, non ingannare, non giocare sporco, perché il sesso è un gioco, ma i sentimenti delle persone no.

Uno degli slogan dei Fratelli Pheega è che un uomo che non si mette a disposizione della sua donna, che si fa un sacco di pippe mentali su questioni di lana caprina invece di metterla a novanta gradi, e soprattutto che la tradisce, che la prende in giro e non la considera abbastanza importante, è un uomo di merda, o un maschio di merda.

Francesco Piccolo - La separazione del maschioEcco, stando a queste considerazioni, il titolo del romanzo più noto di Francesco Piccolo – anche se il premio Strega lo ha vinto con “Il desiderio di essere come tutti” – è sbagliato: non avrebbe dovuto essere “La separazione del maschio”, ma “La separazione del maschio di merda”.

Piccolo è un autore che si inserisce splendidamente nell’ambiente degli scrittori italiani nati tra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, che fanno i romanzieri in parte per sbaglio, perché la loro vocazione è quella di produrre libri che utilizzano la forma romanzata per proporre qualcosa di molto simile alla saggistica, soprattutto in ambito sociale, civile ed antropologico. Ce ne sono tantissimi, da Antonio Pascale a Gianrico Carofiglio, da Diego De Silva a Luca Bianchini, come fuori quota si possono citare Chiara Gamberale e Milena Agus. Intellettuali veri, che scrivono romanzi solitamente brevi e di lettura quasi leggera, facile, anche divertente, ma aprono riflessioni su una gran quantità di tematiche, sempre con punti di vista o narrazioni originali e soprattutto molto misurate e ponderate. Spesso l’ambito di analisi è l’uomo contemporaneo, in particolare quello italiano, soprattutto per via dei riferimenti culturali, ma tante cose si potrebbero estendere facilmente all’estero.

In “La separazione del maschio” Francesco Piccolo parla di un uomo di quarant’anni, forse qualcosa in più, con una compagna di cui è innamorato, una figlia che adora e di cui parla con un’intelligenza ed una profondità sopraffine, ed una quantità impossibile di amanti e partner sessuali. Il titolo del libro fa riferimento alla capacità totale del protagonista di scindere ognuno dei sentimenti in un settore della sua vita, che di fatto non interagisce con gli altri, in virtù della quale lui non prova niente che si avvicini nemmeno al concetto di senso di colpa, mentre riesce ad essere assolutamente sincero ritenendo di non essere un fedifrago o un traditore – non secondo la lingua italiana, ovviamente, ma secondo la sua coscienza. Il protagonista è anche una persona che ama incondizionatamente, per quello che mi riguarda nel senso negativo del termine: lui se ama una persona, che si tratti della compagna o di un amico, la ama indipendentemente da tutto, anche da quello che fa. Non ci sono analisi del vissuto comune, non c’è nessuna idea che qualcuno possa fare qualcosa che gli impedisca di amarlo, ci sono solo rapporti per la vita, con una cristallizzazione dei sentimenti quasi inconcepibile. Il protagonista di “La separazione del maschio” è per tanti aspetti un uomo comune, come tanti altri, e come tale simpatico, intelligente, borioso e terribilmente irritante, pieno di difetti e di atteggiamenti di fronte alle quali la maggior parte delle persone fuggirebbe urlando – forse perché quello che irrita davvero negli altri sono i propri difetti ed il protagonista è molto disinvolto nell’accettarli e spiattellarli senza pietà.

Il punto è che il libro è un romanzo godibile e finanche divertente, ma è ancora prima un trattato di antropologia e sociologia contemporanee, profondo e sagace, e a quel punto davvero chi se ne importa che a volte il livello di identificazione con l’io narrante sia scarso perché è troppo stronzo – quella stronzaggine che è anche onestà e se un autore vuole davvero parlare del maschio deve farci i conti dettagliatamente e sinceramente. Un grandissimo libro, molto sopra il livello dell’opera di finzione, da parte di un intellettuale autentico, che, oltretutto, ha capito una verità fondamentale – che le cose importanti si raccontano (anche) ridendo. Strepitoso.

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