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Per chi se lo fosse perso, ieri, 7 marzo 2016, Maria Sharapova, gigante del tennis femminile degli ultimi 12 anni in senso fisico quanto metaforico, ha tenuto una conferenza stampa per annunciare di esser stata trovata positiva ad un controllo antidoping durante gli ultimi Australian Open. La bella Masha si è assunta la piena responsabilità della faccenda, sostenendo che si è trattato di un suo errore: il principio attivo di un farmaco che lei prende dal 2006 è entrato quest’anno nella lista delle sostanze proibite della WADA, la cosa le era stata comunicata via email nel dicembre scorso, ma lei non l’aveva letta.

Ora, siccome Maria Sharapova è una delle donne più ricche del pianeta, è stata più volte la numero 1 della classifica WTA, ha vinto praticamente tutto compreso il career slam, ed in tutto questo è una statua di 188 centimetri, bellissima ed altezzosa, intelligente e glaciale, io personalmente mi aspetto che nei prossimi giorni si scatenerà la rivalsa degli invidiosi che la seppellirà sotto vagonate di letame.

Ovviamente io non so se la versione da lei fornita corrisponda in qualche modo alla verità. Quello che so è che Maria Sharapova a 28 anni non è fisicamente integra: nel 2009 ha subito un intervento alla spalla, negli ultimi otto mesi ha giocato appena quattro tornei a causa di un infortunio al braccio. Per arrivare dove è arrivata ha chiesto tantissimo al suo fisico, e il fisico prontamente le ha presentato il conto. Pensare che una del genere stia per anni ai vertici di uno sport professionistico massacrante e ad oggi incredibilmente basato sulla potenza senza assumere nessun farmaco è a dir poco fantasioso. Pretendere che un tennista di vertice, così come professionisti di moltissimi altri sport basati sulla resistenza fisica e mentale, rimanga lassù semplicemente allenandosi e facendo massaggi e fisioterapia è come pretendere che un medico di pronto soccorso faccia il turno di notte senza usare caffè o che un broker, che sposta miliardi ogni giorno e se compie una transazione con 30 secondi di ritardo perde soldi, non prenda nessuno stimolante. È semplicemente ridicolo.

Non si diventa numeri uno del mondo, e nemmeno numeri 20, di tennis, ciclismo, calcio, basket, maratona, ginnastica artistica e via dicendo a forza di lavoro in palestra ed alimentazione: per quanto si possa allenare, un ragazzo di 18 anni le prenderà sempre fisicamente da Novak Djokovic, Vincenzo Nibali, Cristiano Ronaldo e Viktoria Komova nel tipo di sforzo richiesto dalle discipline in cui ognuno di questi è tra i leader mondiali (fra l’altro, proprio per questo è probabile che un diciottenne ben allenato finisca una maratona prima della Komova e batta Nibali in una progressione). Non è doping, almeno nella massima parte dei casi, ma il corpo a compiere lo sforzo richiesto dal gesto tecnico ci deve essere portato, mentre dolori, traumi ed affaticamento devono essere tenuti sotto controllo.

In fin dei conti, è di questo che parlò Zdenek Zeman quando nel 1998 disse che il calcio doveva uscire dalle farmacie – non di doping in senso stretto, ma dell’uso di farmaci, quasi tutti leciti, per aumentare e perfezionare le prestazioni. Ed è per questo che la WADA aggiorna continuamente la lista delle sostanze proibite, non solo e non tanto per inseguire le nuove molecole, ma per stabilire dei paletti su cosa si può fare e cosa no con quanto già presente sul mercato.

Indipendentemente dalla veridicità dei dettagli della sua ricostruzione, io dubito fortemente che Maria Sharapova, al top da 12 anni e da 8 mesi quasi ferma per infortunio, un’immagine di donna di ghiaccio ai limiti della perfezione, sia caduta nella tentazione di darsi una mano con sostanze esplicitamente vietate: la scivolata sul limite della liceità nell’assunzione di sostanze per combattere problemi fisici mi pare molto più realistica. Da vera signora quale Masha è sempre stata, l’ha ammessa a testa alta e se n’è assunta la responsabilità. Di fronte a gente che ha farneticato di punture di api, creme vaginali della fidanzata, terremoti, tremende inondazioni e cavallette, si è come sempre dimostrata una spanna sopra gli altri.

È caduto un gigante, viva il gigante! Viva Maria Sharapova!

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