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Yes Symphonic liveQualche giorno fa, tanto per continuare in questo bellissimo 2016 iniziato con la scomparsa di David Bowie, è morto Keith Emerson, tra l’altro apparentemente suicidandosi perché un danno neurologico lo aveva privato della possibilità di suonare. Per ricordarlo mi sono messo ad ascoltare alcuni dei pezzi degli ELP a cui sono più legato – in particolare “Tarkus”, “Abaddon’s bolero” e “Lucky man”, nella versione dal vivo alla Royal Albert Hall del 1992. In piena immersione nel progressive, ho deciso di rispolverare un concerto spettacolare, “Symphonic live” degli Yes: oltre due ore e quaranta di esibizione dei giganti del prog accompagnati da una giovane orchestra sinfonica ad organico completo.

Per quello che mi riguarda, è un live sensazionale, soprattutto per il ruolo dell’orchestra, anche con un tastierista supplente (sul disco precedente la tournée l’orchestra sostituiva le tastiere, che di fatto non c’erano, a volte anche in modo molto originale, ad esempio su “Dreamtime”) che ha comunque una parte molto definita, non sta lì solo a fare i rumori – gli assoli di hammond e di organo a canne su “Close to the edge” li fa, ed anche bene. L’orchestra è decisamente la star del concerto, nelle canzoni specificatamente scritte per averla e, ancora di più, nelle suite storiche della band, che hanno una struttura da musica sinfonica nella quali archi, ottoni, legni e via dicendo sono stati inseriti con una scrittura delle partiture complessa, teatrale ed originale – praticamente perfetta. Dopotutto, non si capisce per quale motivo geni come Jon Anderson, Chris Squire e Steve Howe avrebbero dovuto avere a disposizione un’intera orchestra sinfonica e farsi accompagnare come una pop band qualsiasi.

È uno dei primi DVD che ho comprato, oltre una dozzina di anni fa, ci sono dei brani che ho letteralmente consumato, in particolare “Close to the edge”, “Magnification”, “And you and I”, ma soprattutto la mostruosa esecuzione di “The gates of delirium”, suite da circa 23 minuti che sembra essere stata scritta apposta per avere un’orchestra con cui fraseggiare.

L'oboistaDell’aspetto visivo del concerto, che non vedevo da anni, ricordavo perfettamente tre cose: la prima, il contrasto tra Howe e Squire, tra l’intellettuale hippie concentrato ed impeccabile e il truzzo coi leggins impegnato a fare casino non solo col suo strumento; la seconda, la singolare presenza scenica del giovane tastierista che accompagnava la band, tale Tom Brislin, tecnicamente ineccepibile, grande coinvolgimento emotivo, ed atteggiamento scattoso e teatrale; la terza, alcuni elementi orchestrali, in particolare due bellissime percussioniste e due tizie impegnate coi legni, una clarinettista ed un’oboista, chiaramente entusiaste di quel che suonavano, coinvolte molto oltre la professionalità o un generico apprezzamento, che ballavano sulle rispettive sedie e canticchiavano i brani quando non erano impegnate a suonare. In particolare l’oboista, mora, capello corto, minuta, molto carina.

Visto che stavo guardando il DVD sul computer, mentre ascoltavo (anche perché, diciamocelo, oboista a parte non è uno di quei concerti in cui la parte visiva fa la differenza) sono stato colto dalla curiosità di sapere cosa ne pensassero i fan storici del progressive rock e sono andato a cercare informazioni, opinioni, pareri sulla tournée da cui è tratto. Navigando tra qualche forum e qualche recensione non professionale ho fatto due scoperte.

La prima, che le due tizie in piena esaltazione le avevano notate tutti – e questo è abbastanza ovvio. La seconda, che dell’oboista si erano innamorati tutti. Tutti. C’era anche chi faceva notare che il primo della lista è probabilmente il regista delle riprese, visto lo spropositato numero di primi piani che le aveva dedicato, cosa che io personalmente imputo soprattutto all’entusiasmo suo e della clarinettista – che, molto meno attraente, gode a sua volta di un gran numero di inquadrature.

Non credevo ci sarebbe stata la fila anche per l’oboista del “Symphonic live”. Adesso che lo so, in effetti, mi chiedo per quale motivo non avrebbe dovuto esserci: musicista di professione (anche lo strumento che suona, che ha un timbro che trovo magnifico, per quel che mi riguarda ci mette del suo), carina, atteggiamento simpatico, fan degli Yes. C’è qualcosa di meglio?

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