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Prima che giustamente lo rimuovano per violazione del copyright (soprattutto essendo facilmente reperibile in commercio l’edizione originale del disco contenente il DVD), consiglio a chiunque passi su queste pagine di dare un’occhiata al concerto integrale di Casualties Of Cool riportato qua sotto.

Casualties Of Cool è un progetto nato dalla mente di Devin Townsend, vulcanico genio del caos, membro di band di metal estremo come gli Strapping Young Lad, signore dei grunts e dei growl che utilizza diffusamente ed in modo quantomeno originale, autore di opere metal-progressive incentrate su uno strano tizio alieno, Ziltoid l’onnisciente, vocalist su “The human equation” di Ayreon nella parte della rabbia per la quale Lucassen gli ha fatto scrivere le partiture ed il testo, animale da palcoscenico fortemente emozionato nel suonare le sue composizioni, fan, come chiunque dotato di orecchie funzionanti, della voce di Anneke Van Giersbergen.

Solo che Casualties Of Cool non è un progetto metal, non è un progetto caotico, grunts e growl non c’entrano quasi niente. Townsend l’ha descritto come “Johnny Cash infestato dai fantasmi”: sarebbe un ottimo motivo per tenersene alla larga, solo che lui è un genio che sa scrivere e soprattutto sa interpretare musica, ed in più c’è una vocalist ospite sostanzialmente sconosciuta, tale Ché Aimee Dorval, che ha una voce da pelle d’oca, calda, elegante, suadente e meravigliosa, è capace di usarla e Townsend è consapevole di quello che vuole da lei.

Su youtube di Casualties Of Cool c’è anche il disco in versione integrale – da tempo, e non è mai stato rimosso. C’è addirittura il secondo disco dell’edizione speciale, che di fatto è un altro album, con le medesime atmosfere. Ma se uno deve investire del tempo a scoprire un progetto davvero molto strano, evocativo, misterioso e terribilmente scuro, tanto vale che se ne veda l’edizione dal vivo. L’album è eseguito sostanzialmente in forma integrale, con qualche avvicendamento e qualche variazione nella scaletta (il che per un concept album è singolare) e, come dicevo, Townsend sul palco ci sa stare e sceglie strumentisti preparatissimi che lo completano senza fargli ombra; inoltre, in questo caso, ha al suo fianco una ninfa meravigliosa, a cui lascia spesso il centro dell’attenzione e che a volte prende letteralmente il volo, come ad esempio sul finale di “Moon” (attorno al quarantesimo minuto), sovrastando tutto quello che ha attorno, davanti, dietro, sopra, sotto e chissà in quale altro posto. Pazzesca, incredibile.

Veramente, il concerto va visto, va ascoltato e va assaporato. Anche se le riprese video sono quello che sono (in effetti bisognerebbe ridurre la luminosità ed aumentare saturazione e contrasto). È davvero necessario ascoltare le atmosfere create da Townsend e sviluppate sul palco da una grande band, lasciarsi trasportare nel suo mondo mai come in quest’opera desolato e malinconico, nella sua musica per una volta suadente, notturna, evocativa, ma soprattutto è necessario innamorarsi perdutamente di Ché Dorval, rimanere imbambolati a chiederle di andare avanti, di non fermarsi mai, di continuare ad entrarci dentro ed a scuotere, rivoltarci l’ anima.

Guardatelo.

 

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